Il Sole 24 Ore Online

Martedì, 13 aprile 1999


Veltroni: «Sì per il doppio turno di collegio»
Taradash: «Spudorata strumentalizzazione del 18 aprile»
I Ds aprono il fronte del dopo-referendum
Marini: consultazione inutile e confusa - Per Mattarella legittimo anche non votare
di Franco Colasanti

ROMA — A cinque giorni dal primo appuntamento elettorale dell’anno — il referendum per l’abolizione della quota proporzionale — si inasprisce la battaglia per il quorum. Fra accuse e polemiche che si fanno più serrate man mano che s’avvicina la domenica del voto, gli esponenti del "sì" sono impegnati per tentare di superare una congiuntura che non è certo la più adatta a propiziare l’affluenza degli elettori ai seggi. Mentre i sostenitori del "no" puntano con decisione sull’astensionismo. Intanto lo scontro non contrappone più soltanto i favorevoli ai contrari, ma torna a dividere anche lo stesso fronte dei referendari. Che, a prescindere dai risultati della consultazione, già provvedono a dividersi sul "dopo".

È in questa restante manciata di giorni che maggioritari e proporzionalisti si giocano la validità della prova; sempre in bilico sulla soglia del cinquanta per cento dei partecipanti. Perchè appare ormai abbastanza chiaro che se il "sì" riuscirà a passare, come segnalano i sondaggi, sarà sul filo di pochi punti percentuali. Un’accorta operazione d’oscuramento della consultazione e la drammaticità della crisi balcanica hanno infatti avuto buon gioco ad accentuare una tendenza che già prospettava una non eccessiva partecipazione al referendum. Ma, anche se la disaffezione e la stanchezza dell’elettorato erano state messe nel conto, era difficile prevedere il rischio della bocciatura del referendum soltanto per "desistenza".

In questa situazione, il fronte del "sì" s’affida agli appelli e moltiplica le sue argomentazioni a favore del quesito referendario ma, proprio mentre si trova a combattere una battaglia assai difficile, dà prova di scarsa convinzione cedendo alle sue interne divisioni. A cominciare da quella che contrappone i referendari del doppio turno di collegio, concentrati soprattutto nella maggioranza di Governo, a quelli del doppio turno di coalizione, più presenti nelle file del Centro-destra. Il compito elettorale è al contrario assai più facile per gli esponenti dello schieramento del "no", che sono in grado di vincere solo per omissione. O, al più, limitandosi a tentare gli elettori con la prospettiva d’una gita al mare.

Significativa a questo proposito è la laconica dichiarazione del vicepresidente del Consiglio, Sergio Mattarella, che, insistendo sul ruolo di neutralità cui deve attenersi il Governo, ha ricordato che «ogni elettore può scegliere di votare come di non votare». Così dicendo, e trincerandosi dietro un apparente distacco, l’esponente popolare ha in realtà contribuito a legittimare la scelta dell’astensione e soprattutto ha dato un’indicazione che va in un senso opposto a quello segnalato dallo stesso capo del Governo sabato scorso. Quando Massimo D’Alema ha dichiarato che il referendum, anche se non è di per sé la soluzione, rappresenta uno stimolo alle riforme.

Quello che Mattarella lascia implicitamente capire, il segretario dei popolari, Franco Marini, lo dice con grande chiarezza: il voto per l’abolizione del proporzionale è inutile, confuso e sostanzialmente demagogico. Attraverso la consultazione, poi, i partiti si sottraggono ai loro compiti. E sul referendum ieri è intervenuto anche il presidente della Rcs, Cesare Romiti, definendolo «pasticciato e insufficiente», ma utile «come inizio delle riforme».

Le polemiche sono comunque assai più aspre fra gli stessi promotori del "sì", fra i quali Walter Veltroni va intensificando la campagna diessina a favore del doppio turno di collegio. «Sì al referendum per i due turni di collegio»: questo è infatti l’appello che oggi intende rilanciare il segretario delle Botteghe Oscure. Ma i referendari di Forza Italia non sono affatto d’accordo. E replicano che l’operazione tentata da Veltroni rappresenta «una spudorata strumentalizzazione del voto di domenica». Il Parlamento non è stato in grado di decidere proprio perchè era diviso su questo punto; forzare ora il significato della consultazione verso una delle soluzioni in campo, dice Marco Taradash, è «un messaggio cinicamente o ingenuamente antireferendario». Insomma: il voto di domenica, non ha nulla a che vedere col doppio turno di collegio.

 

Torna alla Rassegna stampa

Hosted by www.Geocities.ws

1