Sì del Polo al
coordinamento proposto da Prodi ROMA «Non hanno argomenti. Dopo tre Bicamerali fallite hanno ancora il coraggio di dire che il Parlamento deve fare la legge». A poco meno di 20 giorni dal referendum, si acuisce lo scontro tra i sostenitori del sì e quelli del no. È stato Mario Segni, ieri, ad alzare i toni della polemica. Sferrando il suo attacco ai sostenitori della via parlamentare alla riforma della legge elettorale. E ribadendo le ragioni del sì: «Solo attraverso il referendum antiproporzionale ha spiegato si arriverà a coalizioni finalmente serie, omogenee, non rissose. Si dovrà votare, infatti, solo per un candidato di una parte o di unaltra». Pronta la replica del vicesegretario dei popolari, Dario Franceschini: «Anche i referendari ha osservato dicono che una legge va fatta comunque. Che senso ha, allora, spendere 800 miliardi per andare a votare? Facciamo subito la riforma in Parlamento». Per Franceschini, poi, il quesito referendario non è chiaro: «Cento righe di interventi ha affermato sono difficilmente comprensibili anche per un giurista con molto tempo a disposizione». Polo e pattisti, intanto, hanno aderito «con pieno consenso» alla proposta fatta da Romano Prodi, di un incontro tra tutti i leader del sì, da Walter Veltroni a Silvio Berlusconi, per coordinare la campagna referendaria. Ieri, presso la sede del Patto Segni, si sono incontrati il leader del Ccd, Pier Ferdinando Casini, il presidente di An, Gianfranco Fini, e Mario Segni. Al termine i tre hanno detto di accettare linvito di Prodi: «Prendiamo atto con soddisfazione del suo appello ha osservato Fini siamo disponibili ad andare subito a un incontro collegiale». Sul referendum, ha aggiunto il leader di An, «ben vengano tutte le iniziative, anche le più trasversali, per dire agli italiani di andare a votare». E a nome del comitato referendario, Segni e Luigi Abete hanno inviato una lettera a Prodi, dando la propria adesione e precisando: «Segni, Occhetto, Martino, Di Pietro, Basini e io saremmo lieti che lincontro da te proposto, per il quale confermiamo la nostra disponibilità, avvenga presso la nostra sede». Una data per lincontro? «Quanto prima ha auspicato Segni ma ormai dopo Pasqua». Nella sede del Patto, intanto, i leader del sì stanno mettendo a punto la strategia per queste ultime settimane di campagna referendaria. «Ci siamo trovati perfettamente daccordo ha commentato Segni al termine dellincontro sullopportunità di intensificare la promozione del referendum. Guerra o non guerra questa consultazione resta cruciale per la nostra democrazia». Anzi, proprio le spaccature che in questi giorni si stanno verificando allinterno della maggioranza, evidenziano ancor meglio, secondo il leader pattista, «la necessità di una semplificazione e razionalizzazione del sistema politico». Prima iniziativa concreta per il rilancio della campagna referendaria, listituzione di mille tavoli in tutta Italia prevista per il 10 e l11 marzo. «Serviranno a spiegare ai cittadini le ragioni dellabolizione della quota proporzionale ha spiegato Segni . Parteciperanno tutti i leader referendari. E proveremo a rompere il silenzio che sta avvolgendo la consultazione». Intanto, mentre tre senatori del gruppo misto hanno chiesto il rinvio del referendum a causa della guerra, a tenere alto il livello della polemica contribuisce anche Maurizio Gasparri. Non è piaciuto allesponente di An il documento messo a punto dalla maggioranza mercoledì scorso per rilanciare il progetto di riforma Amato-Villone. «Il tentativo del Centro-sinistra ha osservato di procedere comunque a una riforma elettorale a doppio turno, nonostante limminenza del referendum, costituisce una vergognosa truffa nei confronti della democrazia». La maggioranza, secondo Gasparri, avrebbe «messo in atto un colpo di Stato che dovrà essere bloccato in ogni modo, soprattutto con una massiccia partecipazione dei cittadini al referendum». F.For. |