Il Sole 24 Ore Online

Venerdì, 2 aprile 1999


Sì del Polo al coordinamento proposto da Prodi
È scontro duro sul referendum

ROMA — «Non hanno argomenti. Dopo tre Bicamerali fallite hanno ancora il coraggio di dire che il Parlamento deve fare la legge». A poco meno di 20 giorni dal referendum, si acuisce lo scontro tra i sostenitori del sì e quelli del no. È stato Mario Segni, ieri, ad alzare i toni della polemica. Sferrando il suo attacco ai sostenitori della via parlamentare alla riforma della legge elettorale. E ribadendo le ragioni del sì: «Solo attraverso il referendum antiproporzionale — ha spiegato — si arriverà a coalizioni finalmente serie, omogenee, non rissose. Si dovrà votare, infatti, solo per un candidato di una parte o di un’altra».

Pronta la replica del vicesegretario dei popolari, Dario Franceschini: «Anche i referendari — ha osservato — dicono che una legge va fatta comunque. Che senso ha, allora, spendere 800 miliardi per andare a votare? Facciamo subito la riforma in Parlamento». Per Franceschini, poi, il quesito referendario non è chiaro: «Cento righe di interventi — ha affermato — sono difficilmente comprensibili anche per un giurista con molto tempo a disposizione».

Polo e pattisti, intanto, hanno aderito «con pieno consenso» alla proposta fatta da Romano Prodi, di un incontro tra tutti i leader del sì, da Walter Veltroni a Silvio Berlusconi, per coordinare la campagna referendaria. Ieri, presso la sede del Patto Segni, si sono incontrati il leader del Ccd, Pier Ferdinando Casini, il presidente di An, Gianfranco Fini, e Mario Segni.

Al termine i tre hanno detto di accettare l’invito di Prodi: «Prendiamo atto con soddisfazione del suo appello — ha osservato Fini — siamo disponibili ad andare subito a un incontro collegiale». Sul referendum, ha aggiunto il leader di An, «ben vengano tutte le iniziative, anche le più trasversali, per dire agli italiani di andare a votare».

E a nome del comitato referendario, Segni e Luigi Abete hanno inviato una lettera a Prodi, dando la propria adesione e precisando: «Segni, Occhetto, Martino, Di Pietro, Basini e io saremmo lieti che l’incontro da te proposto, per il quale confermiamo la nostra disponibilità, avvenga presso la nostra sede». Una data per l’incontro? «Quanto prima — ha auspicato Segni — ma ormai dopo Pasqua».

Nella sede del Patto, intanto, i leader del sì stanno mettendo a punto la strategia per queste ultime settimane di campagna referendaria. «Ci siamo trovati perfettamente d’accordo — ha commentato Segni al termine dell’incontro — sull’opportunità di intensificare la promozione del referendum. Guerra o non guerra questa consultazione resta cruciale per la nostra democrazia». Anzi, proprio le spaccature che in questi giorni si stanno verificando all’interno della maggioranza, evidenziano ancor meglio, secondo il leader pattista, «la necessità di una semplificazione e razionalizzazione del sistema politico».

Prima iniziativa concreta per il rilancio della campagna referendaria, l’istituzione di mille tavoli in tutta Italia prevista per il 10 e l’11 marzo. «Serviranno a spiegare ai cittadini le ragioni dell’abolizione della quota proporzionale — ha spiegato Segni —. Parteciperanno tutti i leader referendari. E proveremo a rompere il silenzio che sta avvolgendo la consultazione».

Intanto, mentre tre senatori del gruppo misto hanno chiesto il rinvio del referendum a causa della guerra, a tenere alto il livello della polemica contribuisce anche Maurizio Gasparri. Non è piaciuto all’esponente di An il documento messo a punto dalla maggioranza mercoledì scorso per rilanciare il progetto di riforma Amato-Villone.

«Il tentativo del Centro-sinistra — ha osservato — di procedere comunque a una riforma elettorale a doppio turno, nonostante l’imminenza del referendum, costituisce una vergognosa truffa nei confronti della democrazia». La maggioranza, secondo Gasparri, avrebbe «messo in atto un colpo di Stato che dovrà essere bloccato in ogni modo, soprattutto con una massiccia partecipazione dei cittadini al referendum».

F.For.

 

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