Frattura nel Polo: Forza Italia
presenta la sua riforma elettorale, ROMA Aspettando che il Governo provveda a fissare la data del referendum anti-proporzionale, si infittisce il dialogo sulla riforma del sistema di voto. Il presidente del Consiglio, Massimo DAlema, sembra deciso a "sponsorizzare" lipotesi definita per il Centro-sinistra da Giuliano Amato e Massimo Villone, mentre Silvio Berlusconi provvede a rilanciare, con una sua «proposta costruttiva» che punta a mantenere aperto il dialogo con la maggioranza e a "rallentare" limpatto e la presa della consultazione referendaria. Turno unico col 75% di maggioritario e il 25% come premio alla coalizione vincente e proporzionale di "tribuna": queste le linee dellipotesi forzista che apre, però, una grossa frattura allinterno del Centro-destra. Perché Gianfranco Fini, assai contrariato, fa sapere con ostentata sufficienza che ai due testi appena annunciati darà, al più, una letta; e solo per «cultura personale». An non cambia idea: per ora va dritta alla consultazione e progetta più stretti rapporti coi referendari di Mario Segni. Chè a riformare la legge di voto cè tempo. A voler andare dritto e spedito sulle riforme è intanto il presidente DAlema, che avrebbe in mente anche una legge costituzionale per ridurre il numero dei deputati: per stamattina, in ora insolitamente "antelucana", ha convocato un vertice di maggioranza che appare destinato principalmente a stringere i tempi sulla nuova legge elettorale. Dei risultati del summit si parlerà subito dopo nel consiglio dei Ministri, a conferma della parte attiva che il Governo intende svolgere sulla riforma. A dispetto delle irate proteste di Rifondazione comunista, che giudica un «atto gravissimo» la presenza del capo dellEsecutivo alla riunione collegiale dei segretari della maggioranza. Resta la circostanza che leventuale "adozione" da parte del Governo della legge elettorale Amato-Villone manifesta la volontà di procedere con decisione verso lobbiettivo della revisione. In questo processo di riesame delle regole elettorali non rinuncia a tentare di inserirsi il leader di Forza Italia, anche al prezzo di mettere a rischio la compattezza dellalleanza di Centro-destra; e di creare nuove "proteste" allinterno stesso del movimento berlusconiano, dove la minoranza radical-liberale denuncia le «incongruenze» dellipotesi di riforma elettorale. Che, elaborata in una notte febbrile in un summit forzista, è stata ieri pomeriggio presentata ufficialmente da Enrico La Loggia a Giuliano Amato. E il ministro, a detta del capogruppo dei senatori forzisti, «non ha chiuso la porta». Così, alla fine di questintensa giornata riformistica, il Polo allinea due diverse proposte di legge elettorale e due diverse strategie verso il referendum; che Berlusconi vede soltanto come uno «stimolo», perché finirebbe per produrre «un sistema forse peggiore di quello in vigore». E Fini vuole a tutti i costi. Comunque ieri, sia pure a cose già decise, Berlusconi ha fatto cenno del suo progetto a Gianfranco Fini. Che sè limitato a promettere di «rifletterci sopra». Nulla di più, ha concesso il presidente di An, mentre Alfredo Mantovano osserva che la proposta di riforma avanzata in extremis dal leader del Polo appare «molto macchinosa e altrettanto confusa». A cominciare dalla circostanza che non chiarisce il sistema attraverso il quale verrebbe garantito il premio di governabilità alla maggioranza. Il coordinatore di An, preoccupato per le troppe tentazioni di ritorno al proporzionale, insiste sul referendum perchè, spiega, è necessario verificare la percentuale dei sì proprio per procedere poi a graduare un sistema di voto che corrisponda agli orientamenti dellelettorato. A questi si riferisce il Comitato per il referendum che fa capo a Mario Segni; giorno dopo giorno gli organizzatori intensificano la pressione perchè il Governo superi le incertezze e i temporeggiamenti e si decida a stabilire la data della consultazione popolare. La sola, ricordano, che possa consentire di metter mano alla revisione del sistema elettorale nazionale. |