Dal referendum un ottimo
sistema di voto
di Peppino
Calderisi *
Dal referendum elettorale scaturisce un ottimo sistema
elettorale, coerente e razionale, immediatamente
applicabile, come ha sancito la Corte costituzionale.
Laccusa che la coalizione vincente nei collegi
potrebbe perdere le elezioni è del tutto infondata e
viene agitata strumentalmente: si accusa e si delegittima
il referendum perché produrrebbe un pasticcio allo scopo
di avere le mani libere per fare una legge pasticciata
che aggiri ed eluda le questioni poste dal quesito
referendario. Occorre pertanto fare molta chiarezza su
alcuni punti fondamentali.
Come precisa il titolo stabilito dalla Corte di
cassazione, il referendum ha un obiettivo molto chiaro e
preciso: «Labolizione del voto di lista per
lattribuzione con metodo proporzionale del 25% dei
seggi». Insomma, esso intende cancellare quella seconda
scheda e quel secondo voto che è oggi fonte di grave
contraddizione perché costringe i partiti che si alleano
e si coalizzano nei collegi uninominali
presentando un unico programma e un unico
candidato-premier a farsi una concorrenza spietata
per la cattura del voto proporzionale, con la conseguente
esasperata ricerca di "visibilità" che mina
alla radice la coesione e la stabilità delle maggioranze
durante tutto larco della legislatura.
Il sistema che scaturisce dal referendum lascia spazio
solo alle coalizioni e ai forti partiti non coalizzati.
Il referendum implica una riforma del sistema politico
nella direzione di un sistema in cui le coalizioni
acquistino una forte soggettività politica, fino a
lambire i confini del bipartitismo. Il confronto deve
svilupparsi in modo aperto su questi nodi cruciali. Molti
avversari del referendum vogliono invece eludere questo
confronto confondendo le acque sui presunti difetti della
normativa di risulta.
A seguito dellabrogazione referendaria, la quota
aggiuntiva di seggi verrebbe attribuita, circoscrizione
per circoscrizione, ai candidati con i maggiori consensi
(dellordine almeno del 35-40%, una percentuale che
non si ottiene certamente "per caso"). Si
tratta di un meccanismo fortemente bipolare (come emerge
dalle simulazioni realizzate sulla base dei risultati
elettorali del 96). Occorre inoltre sottolineare
che il criterio delle cifre individuali più elevate è
un criterio anchesso di tipo maggioritario.
Dovendo mantenere un meccanismo di temperamento del
sistema uninominale maggioritario, quello che scaturisce
dal referendum è proprio il più omogeneo e coerente con
limpianto maggioritario. Lobiettivo del
temperamento è infatti raggiunto senza ridurre il
rendimento delluninominale maggioritario: nelle
circoscrizioni politicamente equilibrate si avrà una
distribuzione dei seggi del 25% tendenzialmente omogenea
con la distribuzione dei seggi uninominali; nelle
circoscrizioni politicamente monocolori, il recupero dei
candidati con una migliore cifra elettorale condurrà a
una rappresentanza della minoranza, il che costituisce un
pregio del sistema. Nel complesso, la coalizione che
vince con un certo margine nei collegi uninominali
otterrà, tendenzialmente con la stessa percentuale,
anche la maggioranza dei 155 seggi aggiuntivi. Per
precise ragioni matematiche e statistiche, non potrà mai
accadere che lattribuzione dei 155 seggi aggiuntivi
conduca a un rovesciamento del risultato conseguito nei
collegi uninominali. Lo si può verificare con qualsiasi
simulazione che si basi su dati reali.
Il rischio che la coalizione vincente nei collegi
uninominali sia rovesciata a seguito
dellattribuzione dei 155 seggi aggiuntivi è invece
proprio del sistema vigente, costruito scientificamente
da Sergio Mattarella per rendere molto difficile la
formazione di una maggioranza. Con il Mattarellum, grazie
alla quota proporzionale e allo scorporo, la coalizione
che vince nei collegi ottiene solo una esigua minoranza
dei seggi aggiuntivi, non più di 55-60 su 155, mentre
circa cento seggi vanno a coloro che hanno ottenuto la
minoranza dei seggi uninominali.
Dopo la campagna referendaria, se i cittadini avranno
fatto prevalere i Sì allabrogazione, il Parlamento
non è affatto obbligato a modificare il sistema di
risulta. Potrà certamente migliorarlo, ma solo
rispettando il voto popolare, cioè comunque cancellando
il voto per le liste di partito e il connesso riparto
proporzionale del 25% dei seggi. Pertanto o rimarrà la
normativa che scaturisce dal voto popolare o si
cancellerà del tutto la quota proporzionale (riducendo i
deputati a 475 o portando i collegi a 630). Altre
modifiche della legge elettorale (doppio turno alla
francese) saranno proponibili solo se dopo il referendum
si riaprirà il processo di revisione costituzionale con
lelezione diretta del vertice dellEsecutivo,
in particolare del presidente della Repubblica con
funzioni di Governo.
* Deputato di Fi ed esponentedel Comitato promotore
del referendum
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