Il Sole 24 Ore Online

Venerdì, 5 febbraio 1999


Dal referendum un ottimo sistema di voto

di Peppino Calderisi *


Dal referendum elettorale scaturisce un ottimo sistema elettorale, coerente e razionale, immediatamente applicabile, come ha sancito la Corte costituzionale. L’accusa che la coalizione vincente nei collegi potrebbe perdere le elezioni è del tutto infondata e viene agitata strumentalmente: si accusa e si delegittima il referendum perché produrrebbe un pasticcio allo scopo di avere le mani libere per fare una legge pasticciata che aggiri ed eluda le questioni poste dal quesito referendario. Occorre pertanto fare molta chiarezza su alcuni punti fondamentali.
Come precisa il titolo stabilito dalla Corte di cassazione, il referendum ha un obiettivo molto chiaro e preciso: «L’abolizione del voto di lista per l’attribuzione con metodo proporzionale del 25% dei seggi». Insomma, esso intende cancellare quella seconda scheda e quel secondo voto che è oggi fonte di grave contraddizione perché costringe i partiti che si alleano e si coalizzano nei collegi uninominali — presentando un unico programma e un unico candidato-premier — a farsi una concorrenza spietata per la cattura del voto proporzionale, con la conseguente esasperata ricerca di "visibilità" che mina alla radice la coesione e la stabilità delle maggioranze durante tutto l’arco della legislatura.
Il sistema che scaturisce dal referendum lascia spazio solo alle coalizioni e ai forti partiti non coalizzati. Il referendum implica una riforma del sistema politico nella direzione di un sistema in cui le coalizioni acquistino una forte soggettività politica, fino a lambire i confini del bipartitismo. Il confronto deve svilupparsi in modo aperto su questi nodi cruciali. Molti avversari del referendum vogliono invece eludere questo confronto confondendo le acque sui presunti difetti della normativa di risulta.
A seguito dell’abrogazione referendaria, la quota aggiuntiva di seggi verrebbe attribuita, circoscrizione per circoscrizione, ai candidati con i maggiori consensi (dell’ordine almeno del 35-40%, una percentuale che non si ottiene certamente "per caso"). Si tratta di un meccanismo fortemente bipolare (come emerge dalle simulazioni realizzate sulla base dei risultati elettorali del ’96). Occorre inoltre sottolineare che il criterio delle cifre individuali più elevate è un criterio anch’esso di tipo maggioritario.
Dovendo mantenere un meccanismo di temperamento del sistema uninominale maggioritario, quello che scaturisce dal referendum è proprio il più omogeneo e coerente con l’impianto maggioritario. L’obiettivo del temperamento è infatti raggiunto senza ridurre il rendimento dell’uninominale maggioritario: nelle circoscrizioni politicamente equilibrate si avrà una distribuzione dei seggi del 25% tendenzialmente omogenea con la distribuzione dei seggi uninominali; nelle circoscrizioni politicamente monocolori, il recupero dei candidati con una migliore cifra elettorale condurrà a una rappresentanza della minoranza, il che costituisce un pregio del sistema. Nel complesso, la coalizione che vince con un certo margine nei collegi uninominali otterrà, tendenzialmente con la stessa percentuale, anche la maggioranza dei 155 seggi aggiuntivi. Per precise ragioni matematiche e statistiche, non potrà mai accadere che l’attribuzione dei 155 seggi aggiuntivi conduca a un rovesciamento del risultato conseguito nei collegi uninominali. Lo si può verificare con qualsiasi simulazione che si basi su dati reali.
Il rischio che la coalizione vincente nei collegi uninominali sia rovesciata a seguito dell’attribuzione dei 155 seggi aggiuntivi è invece proprio del sistema vigente, costruito scientificamente da Sergio Mattarella per rendere molto difficile la formazione di una maggioranza. Con il Mattarellum, grazie alla quota proporzionale e allo scorporo, la coalizione che vince nei collegi ottiene solo una esigua minoranza dei seggi aggiuntivi, non più di 55-60 su 155, mentre circa cento seggi vanno a coloro che hanno ottenuto la minoranza dei seggi uninominali.
Dopo la campagna referendaria, se i cittadini avranno fatto prevalere i Sì all’abrogazione, il Parlamento non è affatto obbligato a modificare il sistema di risulta. Potrà certamente migliorarlo, ma solo rispettando il voto popolare, cioè comunque cancellando il voto per le liste di partito e il connesso riparto proporzionale del 25% dei seggi. Pertanto o rimarrà la normativa che scaturisce dal voto popolare o si cancellerà del tutto la quota proporzionale (riducendo i deputati a 475 o portando i collegi a 630). Altre modifiche della legge elettorale (doppio turno alla francese) saranno proponibili solo se dopo il referendum si riaprirà il processo di revisione costituzionale con l’elezione diretta del vertice dell’Esecutivo, in particolare del presidente della Repubblica con funzioni di Governo.


* Deputato di Fi ed esponentedel Comitato promotore del referendum

 

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