La Stampa

Mercoledì, 20 gennaio 1999


Decisione lampo: referendum ammissibile
La Corte Costituzionale decide in 24 ore, si andrà alle urne tra il 18 aprile e il 13 giugno. Notte di festa al comitato: puntiamo al 90 per cento
di Aldo Cazzullo

ROMA. Sono bastate ventiquattr'ore alla Corte Costituzionale per dire sì. E per far sussultare i palazzi della politica. Previsioni rispettate nella sostanza, non nei tempi: la decisione era attesa tra qualche giorno. Invece la tesi del relatore Riccardo Chieppa - e le argomentazioni degli avvocati referendari Beniamino Caravita, Giovanni Motzo, Paolo Barile e Federico Sorrentino - hanno convinto rapidamente i giudici costituzionali: il referendum che modifica il criterio di ripartizione del 25 per cento dei seggi alla Camera, ed elimina l'elemento proporzionale dal sistema elettorale italiano, è ammissibile. Se vincerà il sì, alle prossime elezioni non ci sarà più la doppia scheda, ma solo quella per il maggioritario: i 155 seggi non saranno più assegnati ai componenti delle liste proporzionali compilate dai partiti, ma ai "migliori perdenti", cioè ai candidati battuti all'uninominale che hanno avuto il quoziente più alto. Naturalmente il Parlamento potrà ancora modificare la legge elettorale, ma - sempre in caso di vittoria del sì - non potrà violare il principio fondamentale del referendum: il sistema passerebbe dal maggioritario corretto al maggioritario puro. La parola agli elettori. Oscar Luigi Scalfaro deciderà quando consultarli: la data sarà compresa tra il 18 aprile e il 13 giugno. Molto prima, tra una decina di giorni, conosceremo le motivazioni del sì della Corte.

L'annuncio, arrivato ieri sera alle 20, ha messo sottosopra la politica italiana. "E ora puntiamo al 90 per cento", hanno esultato nella sede del Comitato referendario.

"Ora nulla è come mezz'ora fa", chiosa il referendario Willer Bordon, e non è enfatico. Brindando con il coordinatore del comitato Maurizio Chiocchetti e i collaboratori, Mario Segni riceve le telefonate di congratulazione di Romano Prodi, Gianfranco Fini, Walter Veltroni, Antonio Di Pietro: "C'è la speranza che il referendum possa farci uscire dal caos", commenta Segni. Poi i felici, gli scontenti e coloro che fanno buon viso a cattivo gioco si esprimono. La sentenza della Corte "rafforza il maggioritario e il bipolarismo", spiega il segretario Ds Walter Veltroni. "In ogni caso - aggiunge - noi non rinunceremo a sostenere nel prossimo dibattito politico l'ipotesi del doppio turno di collegio, alla francese". Per Silvio Berlusconi il sì della Consulta "è un ulteriore stimolo al Parlamento affinché assuma finalmente la responsabilità di una nuova legge elettorale che rafforzi il bipolarismo, garantisca stabilità ai governi, impedisca i brogli elettorali e il tradimento del voto degli elettori". "Credo che questo referendum goda di un fortissimo favore popolare", è la reazione di Romano Prodi. Soddisfatto anche il leader Ccd Pierferdinando Casini. E Francesco Cossiga commenta: "La Consulta ha preso una decisione coraggiosa".

Si delinea subito anche il fronte del no. Ribadiscono la loro ostilità i Verdi ("è un referendum sbagliato che non otterrà ciò che dichiara di voler perseguire", sostiene Luigi Manconi) e i Comunisti italiani ("Penso ancora sia inammissibile", spiega Cossutta). La Lega annuncia la creazione di comitati per il no; sulla stessa linea il leader dei Socialisti democratici italiani Enrico Boselli. "Non mi strappo i capelli - commenta il segretario dei popolari Franco Marini, mentre i giovani del suo partito annunciano l'apertura di una casella di posta elettronica su Internet per raccogliere appelli antireferendari -. In questi giorni ci sono state molto oggettive pressioni sulla Corte; non da noi, però. Affronteremo il voto a viso aperto, cercando di far capire ai cittadini perché siamo contrari" alla scomparsa del proporzionale. "In ogni caso", precisa Marini, la legge elettorale che uscirà dalle urne, se il quesito referendario sarà approvato, "sarebbe contraddittoria e pericolosa, e lascerebbe il Paese in braghe di tela". Ma Bordon, vicino a Di Pietro, gli replica indirettamente: "Le leggi elettorali si fanno prima, ora si devono ascoltare gli elettori... dopo la legge si può sempre fare, ma solo ''sotto dettatura'' del popolo. Qualsiasi pasticcio sarebbe inaccettabile". Da Palazzo Chigi arriva una nota asciutta: "Il governo rispetta la decisione presa dalla Consulta sul quesito referendario". E Pannella: "E' andata come avevo previsto. Ora abroghiamo la Corte Costituzionale".


"E ora tocca al presidenzialismo"
IL LEADER DEL COMITATO
Segni: questa è la vittoria dei cittadini
di Ugo Magri

ROMA

PROFESSOR Segni, quando ha saputo del "sì" della Corte?
"Un attimo fa, da un suo collega giornalista".

Se l'aspettava?
"Le confesso: stavo per andarmene al cinema, ormai non credevo più che il verdetto sarebbe arrivato così presto".

Felicemente sorpreso?
"Io ho sempre dichiarato fiducia nella decisione della Corte, i fatti mi hanno dato ragione".

Marco Pannella propone: adesso abroghiamo la Corte Costituzionale...
"No, non sono d'accordo. Uno Stato di diritto ha bisogno di un organo che faccia rispettare la Costituzione. Certo, si può intervenire per metterlo ancor più al riparo dalle pressioni esterne, ma abolirlo mi sembrerebbe sbagliato".

A proposito di pressioni, ora ce lo può dire liberamente: Scalfaro ne ha fatte, oppure no?
"Senta, io non ho mai creduto a tutte le dietrologie su suoi presunti interventi, e tantomeno ci credo adesso".

Qualcuno dirà ora che le vere pressioni politiche sulla Corte le avete esercitate voi referendari...
"Io vedo le cose più semplici. C'era un'opinione unanime dei maggiori costituzionalisti italiani, tutti senza eccezioni favorevoli all'ammissibilità del nostro quesito. E quest'opinione era perfettamente in linea con le precedenti decisioni della Consulta. Mi sembra una spiegazione più che sufficiente per capire com'è andata davvero".

A chi appartiene questo referendum: a Segni, a Prodi, a Di Pietro?
"E' dei 700 mila cittadini che l'hanno promosso con la loro firma. E spero che diventi il referendum di milioni e milioni di italiani, quando finalmente saranno chiamati alle urne".

Il fronte del "sì", sulla carta, è vastissimo. Vi sentite già vincitori?
"No, assolutamente no. Ci prepariamo a questa battaglia con grande rispetto per i cittadini, consapevoli che le resistenze saranno forti, alcune visibili, altre nascoste".

Quali insidie vede, Professore?
"Che ci siano tentativi di spingere verso un astensionismo di massa. Che qualcuno suggerisca agli italiani, per esempio, di ''andarsene al mare''".

Per iniziativa di Rifondazione comunista e Lega stanno già nascendo i comitati del "no"...
"La loro è un'opposizione perfettamente legittima, fatta a viso aperto: quella che preferisco".

Adesso che cosa cambia, sulla scena della politica?
"Semplice: che da domani la parola torna ai cittadini. Dopo mesi di politica confusa e pasticciata, condita di ribaltoni e ribaltini, gli italiani potranno finalmente dire la loro".

Il ministro per le Riforme istituzionali, Giuliano Amato, ha già in cantiere una proposta di riforma elettorale che potrebbe rendere inutile il referendum.
"Voglio essere molto chiaro, e dunque ripeto: la parola adesso è ai cittadini".

Quindi, prima il referendum e poi - semmai - la legge di riforma. E' così?
"E' così. Nessuna riforma elettorale prima che gli italiani si siano pronunciati".

Ma se il Parlamento volesse cambiare la legge, lei non potrebbe certo impedirlo...
"Questo è un Parlamento che, in materia elettorale, dorme da cinque anni. Perché dovrebbe svegliarsi proprio adesso?".

Le riforme della Costituzione trarranno dal referendum nuovo impulso?
"Il referendum è uno strumento per riaprire il capitolo della riforma dello Stato".

Per puntare al presidenzialismo?
"E' naturale, anche al presidenzialismo".

Andrete fino in fondo?
"Certo. Non dovremo commettere l'errore nel '93 quando, vinto il referendum, non puntammo a riformare la Costituzione e lasciammo il lavoro a metà. Fu un errore di cui io per primo faccio ammenda".

Chi esce sconfitto dalla decisione della Corte?
"Senta, in questo momento sono così felice che non glielo voglio neanche dire...".

 

Torna alla Rassegna stampa

Hosted by www.Geocities.ws

1