La Stampa

Lunedì, 11 gennaio 1999


"Basta veleni sulla Consulta"
Mentre prosegue il dibattito sulla proposta Amato: no di Bertinotti e Bossi
In campo Granata, ma i referendari insistono
ROMA - DALLA REDAZIONE

"Sospetti e veleni si infittiscono" insiste a dire Mario Segni a proposito della imminente decisione della Corte costituzionale sull'ammissibilità del referendum elettorale. Si infittiscono al punto che il presidente della Corte, Renato Granata, ha ritenuto opportuno scendere direttamente in campo per tentare di ricreare un clima di maggiore fiducia.

Granata se la prende, in particolare, col quotidiano Il Messaggero che ha messo in bocca al giudice Guizzi parole di sfiducia sull'ammissibilità del referendum. Guizzi ha smentito ma, osserva il presidente della Corte, il giornale si è limitato a pubblicare un breve trafiletto che riporta solo una piccola parte del testo ricevuto, riconfermando, puramente e semplicemente, quanto scritto in precedenza. Ora Il Messaggero deve dire da chi ha raccolto le presunte dichiarazioni di Guizzi, perché "non c'è dovere di riservatezza che tenga. E' scorretto questo modo di lanciare il sasso, e che sasso!, nascondendo la mano".

Ma i referendari non si sono tranquillizzati per nulla e avvisano che "non si può permettere che il giudizio della Corte avvenga in questo clima di sospetti". La richiesta pressante è che la Corte Costituzionale emetta un giudizio trasparente, rendendo noti il voto e le motivazioni di ciascun giudice "per fugare il sospetto che la scelta finale sia il frutto di vincoli politici" dice Segni. "Una decisione alla luce del sole" sarebbe, oltretutto, un bene per il prestigio della Corte.

Se la ride Marco Pannella delle preoccupazioni di coloro che hanno organizzato questo referendum (lui non è della partita). E se la prende con "la saga dell'ipocrisia" dei referendari e degli antireferendari nel difendere l'"indipendenza" della Consulta. Per Pannella (che in passato tante volte ha dovuto subire le bocciature dei suoi referendum), la Corte va semplicemente abolita "nella sua caratterizzazione attuale".

Pannella non sta nascondendo il suo disinteresse per il referendum di Segni e qualche dubbio lo ha manifestato. Risponde, quindi, anche a lui l'ex radicale (ora di Forza Italia), Giuseppe Calderisi, quando dice che "se il referendum sarà bocciato dalla Consulta sarà non perché è poco chiaro, ma perché è troppo chiaro".

Calderisi riconosce che la domanda posta agli elettori è di difficile lettura e comprensione (dicono che occupi sei pagine), ma solo perché la legge impone di riportare anche tutte le parti che vengono cancellate. Ma, una volta depurato "dalla spazzatura del Mattarellum", rimangono quattro articoli fondamentali, comprensibili a chiunque. Il quesito non crea norme, ma espande quella esistente che permette di eleggere con il proporzionale i non eletti nei collegi".

Il referendario Calderisi risponde, così, alle obbiezioni più insidiose che potrebbero rendere dubbia l'ammissibilità del referendum. In attesa della decisione della Corte, i partiti discutono della riforma elettorale proposta dal ministro Giuliano Amato. Mentre la referendaria An mostra un qualche interesse ("va compresa meglio. Cercheremo di fare una riforma che consenta di governare a quelli che vincono"), Lega e Rifondazione comunista mostrano crescente avversione.

La novità è Umberto Bossi che, fattisi i suoi conti, respinge la proposta di Amato e dice che, a questo punto, preferisce che si tenga il referendum anche se i leghisti voteranno no. Ma sembra un modo per contrattare modifiche più favorevoli alla Lega.

Quello che vede veramente nero è Fausto Bertinotti che è certamente penalizzato dalla riforma proposta e grida che si tratta di "una legge truffa che punta a cancellare tutte le opposizioni che non siano interne all'alternanza".

 

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