La Stampa

Domenica, 10 gennaio 1999


"La Consulta chiarisca i dubbi"
Segni: vergognosa campagna anti-referendum
ROMA - DALLA REDAZIONE

"La Corte costituzionale decida alla luce del sole" chiede Mario Segni, sempre più allarmato per le voci che circolano circa le pressioni politiche sui giudici costituzionali per non dare il via libera al referendum elettorale. "La preoccupazione del Parlamento è quella di non far svolgere il referendum - sostiene Segni -. Ne hanno una paura matta". E per questo il ministro Amato "mette in campo una riformetta elettorale da poco che sarebbe una ulteriore truffa per i cittadini", secondo Segni.

Era voluto rimanere finora defilato il presentatore del referendum che modifica la quota proporzionale, ostentando sempre ottimismo sulla sperata sentenza della Corte. Ma ora le certezze di Segni vacillano di fronte a quella che lui definisce "una campagna vergognosa" e così cambia anche la tattica. Se il referendum venisse respinto, dice Segni, sarebbe "minata la credibilità della Corte costituzionale e diventerebbe necessario riformarla". Un ammonimento chiaro ai giudici. Almeno a quelli che sarebbero sensibili alle pressioni delle aree politiche e istituzionali che li han fatti eleggere.

Intanto, il giudice Francesco Guizzi, che secondo Il Messaggero di venerdì avrebbe detto che il referendum sarebe stato bocciato, ha smentito le dichiarazioni attribuitegli. La dichiarazione "addirittura virgolettata, non è stata da me mai pronunciata" afferma Guizzi. Il quale dice di non conoscere giornalisti del Messaggero e di non aver parlato con nessun né ora né in precedenza a proposito della presunta incostituzionalità del quesito. Il quotidiano romano ha replicato spiegando di avere riportato il parere espresso da Guizzi ad un politico suo amico "degno di fede".

Il "caso Guizzi", a questo punto, si sgonfia anche se i sospetti dei referendari rimangono. Ai loro occhi, infatti, l'attivismo del ministro Amato, il quale ha presentato un progetto di riforma elettorale, è altamente sospetto. Secondo i referendari quel testo serve solo a tenere momentaneamente uniti tutti i nemici della consultazione popolare. Per sfarinarsi il giorno dopo la decisione della Corte costituzionale, che arriverà il 18 gennaio.

Così i referendari si sono messi ad analizzare al microscopio la proposta di Amato, per smontarla e dimostrarne la presunta inconsistenza. Giuseppe Calderisi, superesperto di Forza Italia e cresciuto alla scuola di Pannella, si è messo a fare simulazioni di voto sulla base dei risultati del 1996, per concludere che in tutta Italia i candidati verrebbero eletti con un solo turno, salvo che al Nord, dove c'è la Lega.

La vittoria finale, sostiene Calderisi, dipenderebbe dai ballottaggi nei colleggi del Nord dove sarebbe favorito l'Ulivo. "E allora mi spiegate per quale ragione il Polo dovrebbe discutere il proprio harakiri?".

Calderisi, in realtà, si rivolge più ai suoi colleghi di partito (e a Berlusconi) che a Giuliano Amato. Perché Forza Italia non fa salti di gioia per il referendum che, invece, piace tanto a Gianfranco Fini e, tutto sommatto, anche a Pierferdinando Casini. Ai due partiti del Polo, cioè, che vorrebbero tenere vincolato Berlusconi alla alleanza con loro.

E anche Casini, che è segretario del Ccd, storce il naso davanti alla proposta di Amato che definisce "molto confusa".

Preoccupatissimi, i popolari (che non vogliono il referendum e apprezzano la proposta di Amato), replicano a Calderisi per confutare, almeno in parte, i suoi argomenti. Che sono "critiche affrettate" secondo Dario Franceschini, vicesegretario del Ppi.

"La proposta non è preconfezionata ed è tutta da discutere sia se il referendum passa, sia se verrà bocciato". "Può darsi che Calderisi abbia ragione sui ballottagi al Nord - ammette Franceschini - ma mi sembra che si spinga troppo avanti nel prevedere la vittoria dell'Ulivo".

 

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