la Repubblica

Giovedì, 14 gennaio 1999


«Impossibile bocciare il referendum»
"Memoria difensiva" del comitato promotore.
Amato contesta Fini e incassa il sì del Ppi sulla legge elettorale
di SILVIO BUZZANCA


ROMA - "Siamo qui con la sicurezza di chi si sente in una botta di ferro". Tocca ad Achille Occhetto sintetizzare con una battuta lo stato d'animo dei referendari a pochi giorni dall'inizio della Camera di consiglio, lunedì prossimo, in cui la Corte costituzionale deciderà la sorte del quesito Segni sulla legge elettorale. L'ex segretario del Pds si spinge verbalmente un po' oltre rispetto ai compagni di avventura del comitato, ma nella sostanza l'impressione è che il comitato si sente inattaccabile dal punto di vista giuridico. Una posizione che è stata ribadita ieri a Montecitorio in una conferenza stampa che è servita a presentare la memoria difensiva scritta dai costituzionalisti Paolo Barile, Federico Sorrentino, Giovanni Motzo e Beniamino Caravita.

Tocca ad Augusto Barbera riassumere i pilastri su cui poggiano le tesi dell'ammissibilità. Il quesito, spiega il professore bolognese, è omogeneo perchè gli articoli che si vogliono cancellare appartengono tutti alla stessa "matrice unitaria", la legge elettorale. E oltre ad essere omogeneo, il quesito risponde anche ai criteri della chiarezza e dell' univocità. L'elettore, secondo Barbera, infatti non avrà dubbi su cosa deve cancellare o salvare: la scheda per la scelta dei candidati della quota proporzionale.

Ancora: il quesito è autoapplicativo, nel senso che in caso di vittoria si potrebbe andare alle elezioni il giorno dopo, in quanto resta in piedi una legge elettorale funzionante. Infine il quesito è manipolativo, ma sicuramente meno di quello ammesso nel 1993. E comunque è la Corte stessa, per garantire l'autoapplicazione e non lasciare vuoti normativi, che richiede da molti anni sulle leggi elettorali quesiti manipolativi.

Oltre che dell'ammissibilità i referendari sono convinti anche della bontà del sistema che uscirebbe da una vittoria del sì. Sarebbe infatti più maggioritario e bipolarizzante, e sicuramente più chiara e leggibile dell'attuale "Mattarellum". Convincimento spiegato con tanta dovizia di particolari da Peppino Calderisi da strappare ad Occhetto un'altra battuta: "Siamo ormai convinti che questo referendum è buono per ogni cosa, ad eccezione dei calli". Secondo Calderisi, sostenuto e integrato da Claudio Petruccioli e Natale D'Amico, infatti, il meccanismo del recupero dei migliori perdenti nei collegi a livello di circoscrizione garantisce matematicamente l'esistenza di una maggioranza. E poi avrebbe l'effetto di innescare una gara per un buon secondo posto dagli esiti benefici per la partecipazione al voto. Infine garantirebbe anche maggiore democrazia, perché darebbe rappresentanza agli sconfitti anche nelle regioni monocolore, sia di destra che di sinistra.

Barbera, oltre ai motivi giuridici e tecnici, individua anche un altro argomento che dovrebbe indurre lo schieramento indicato come avverso al referendum, e in particolare il ministro per le Riforme Giuliano Amato, a sperare nell'ammissibilità. "La proposta di legge elettorale Amato è assai criticabile - spiega il professore bolognese - , non è una buona legge. Ma su questa proposta i partiti hanno fatto passi avanti, i popolari, e passi indietro, i Ds, notevoli. Ma il ministro deve sapere che se la corte dirà no al referendum tutta la sua costruzione si scioglierà come neve al sole e tutti torneranno alle posizioni di partenza". Amato ascolterà con interesse, lo stesse interesse che ha riservato a Gianfranco Fini e alle sue critiche alla sua proposta. "Tutto mi si può dire meno che sia poco chiara, che sia frutto di bizantinismo". Ieri il ministro ha però incassato il sì con riserva di Enrico Franceschini. Replicando a Veltroni, che aveva detto che su "cifre e quorum poi si vedrà", Franceschini ha ribadito: "Abbiamo ritenuto una mediazione possibile l'idea di un doppio turno nei soli collegi in cui nessuno abbia superato il 40% dei voti". "Oltre questo non possiamo in nessun modo andare", ha concluso il vicesegretario del Ppi.

 

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