Segni: «È
solo un pasticcio per bloccare il referendum» ROMA - Professor
Segni, l'ultima proposta di Giuliano Amato trova molti
consensi... Perché questa
proposta non dovrebbe avere futuro? Sembra fatta apposta
per mettere d'accordo tutti. Una bocciatura
totale? Quale sarebbe
questo fatto? Le indiscrezioni
sul voto dei giudici la preoccupano molto? Si sussurra
anche che il comitato sappia già dell'orientamento
negativo della maggioranza e per questo gridi al lupo al
lupo... Tutti sarebbero
contro il referendum. Lei pensa sempre che il presidente
della Repubblica sia estraneo alle pressioni sui giudici?
Molti di coloro indicati come propensi alla bocciatura li
ha nominati Scalfaro o sono di area popolare. Fra chi opererebbe
pressioni ci sarebbe anche D'Alema... |
Riforme,
via libera ad Amato ROMA - Giuliano Amato ha convinto la maggioranza sull'efficacia della sua proposta di legge elettorale e ha ricevuto un mandato per aprire un confronto "aperto" con il Polo. Un dialogo che però appare difficile, visti i commenti a caldo del centrodestra alla proposta di "doppio turno eventuale". "È un beverone, un super ibrido, è stato i commento di Beppe Pisanu. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera non chiude le porte al dialogo, ma pone come condizione "la creazione di condizioni politiche minime: non si possono fare contemporaneamente i ribaltoni, le leggi antiribaltoni e le riforme". Un confronto, quindi, difficile, su cui pesano anche le polemiche sul referendum, sulle presunte "interferenze" e pressioni di ministri, del governo e del Quirinale sulla Corte costituzionale. Che a sua volta viene descritta come già orientata a bocciare il quesito. Un clima pesante che alla fine ha costretto Palazzo Chigi a fare sentire la sua voce per ribadire che "non c'è da rispondere a quanti inseguono voci, indiscrezioni e insinuazioni sull'atteggiamento del presidente del Consiglio rispetto alla vicenda del referendum". Per D'Alema, spiega la nota, "vale sempre il rigoroso rispetto dell'autonomia, delle prerogative e dell'alta funzione della Corte", il solo organo deputato a decidere sull'ammissibilità del referendum. Una risposta a stretto giro di posta a Mario Segni e ai deputati forzisti Peppino Calderisi e Marco Taradash. Il leader referendario, prendendo spunti da alcuni articoli apparsi sul Foglio e sul Messaggero, denunciava le presunte pressioni di Luciano Violante sul giudice costituzionale Guido Neppi Modona e la "gravissima" dichiarazione, sempre presunta, di un altro membro della Consulta, Francesco Guizzi, secondo cui il quesito sarebbe "incostituzionale". Il deputato forzista, uno dei promotori del referendum, invece, sempre in relazione alle stesse fonti, ha chiesto con un'interrogazione a D'Alema di sapere come si conciliano le dichiarazioni ostili al referendum di alcuni ministri, Ortensio Zecchino, Gianguido Folloni e lo stesso Amato, con la neutralità del governo sulla materia. Nonostante questo clima ieri mattina i partiti del centrosinistra sono riusciti a dare il via libera all'ipotesi Amato e si sono anche detti d'accordo ad eliminare lo scorporo. Restano ancora tutti aperti i capitoli della quota proporzionale e del modo di accesso al secondo turno. Il via libera ad Amato è arrivato ieri mattina al Senato, alla fine di un vertice di maggioranza atteso, forse temuto. Ma alla fine il Dottor Sottile ha potuto annunciare di avere registrato sulla sua proposta "un orientamento condiviso da parte di tutti i partiti della maggioranza con alcune perplessità su qualche punto specifico dell'accordo". "A questo punto - ha detto Amato - sono autorizzato ad aprire subito il confronto con l'opposizione". Il ministro ha ricordato che il Polo aveva chiesto una proposta che da ieri c'è. Condizione minima per avviare un confronto che però non sarà prendere o lasciare, "chiavi in mano", ma a "maglie larghe". Il dialogo, si fa capire, è indipendente dalla sorti del referendum e i contenuti potranno tornare buoni in Parlamento sia in caso di approvazione popolare del quesito Segni-Di Pietro, sia che la Consulta lo bocci. Sulla proposta di abbassare al 40 per cento la soglia minima per conquistare un seggio - ha spiegato Amato - "si innesta uno schema più ampio che vede la sopravvivenza della quota proporzionale, che, tra l'altro, neppure il referendum chiede di abolire. A questa quota, però, si accederebbe senza liste bloccate, ma avvalendosi di candidati presentati nei collegi maggioritari". Alla fine tutti i partecipanti alla riunione, compresi i popolari Leopoldo Elia e Dario Franceschini, erano ufficialmente soddisfatti dell'esito. Anche se nei commenti dei Ds traspriva una certa freddezza per una soluzione che registra un passo indietro rispetto al doppio turno di collegio. |