il Giornale

Mercoledì, 6 gennaio 1999


L'ex presidente della Corte costituzionale: «Troppe pressioni»
«La Consulta stavolta ha poco da obiettare»
Caianiello: l'abrogazione della quota proporzionale non crea vuoto legislativo
di Alessandro Caprettini

ROMA. Secondo lui, non è altro che un «modesto consiglio per prevenire» possibili nuove bufere per la Consulta. Per altri che ne hanno discusso, l'idea di Vincenzo Caianiello, presidente emerito della Corte costituzionale, è «l'uovo di Colombo» di una situazione a rischio. Di che si tratta? Della possibilità che la Corte costituzionale, ormai alla vigilia di una decisione che si presenta tra le più drammatiche degli ultimi anni -quella sul referendum che reclama l'abolizione della quota proporzionale-, possa decidere per la prima volta nella sua storia di emettere una motivazione comprensiva anche dei ragionamenti di una eventuale minoranza. «Servirebbe a svelenire l'atmosfera -rivela Caianiello-, a far capire che ci sono state opinioni diverse in camera di consiglio, senza far emergere i nomi di chi le ha sostenute. E l'opinione pubblica potrebbe a quel punto valutare le tesi a confronto». Il tutto, grazie a un regio decreto del '42...

Presidente Caianiello, sulla Consulta spirano venti di tempesta...
«È così. E devo dire che nonostante io auspichi il sì al referendum, ritengo che proprio i referendari stiano facendo pressioni esagerate sulla Corte».

Si limita ad auspicare il via libera della Consulta o trova che la richiesta dei referendari abbia fondamenti solidi?
«Diciamo che, sulla base della giurisprudenza della Corte degli ultimi anni, se fossi il difensore delle ragioni dei referendari avrei buonissimi argomenti da spendere. Certo, in materia di diritto molto è opinabile, ma nelle precedenti occasioni in cui la Consulta si è occupata di legge elettorale, il dato fondamentale era che, caduta la legge, si sarebbe creato un vuoto. Di qui, l'inammissibilità. Stavolta invece il vuoto non c'è. Poi c'è il problema della manipolazione che la Consulta ha lamentato in altra occasione. Ma l'argomento stavolta non regge. Un referendum abrogativo sulla legge elettorale non è inammissibile tout court, visto che nel '91 e nel '93 furono ammessi i referendum. E poi c'è una recente decisione della Consulta a eliminare il vuoto manipolativo».

Che vuol dire?
«Ho criticato la recente sentenza sul 513: secondo me, la Corte non può fare bilanciamenti. Ma così ha deciso con una sentenza che, essa sì, era manipolativa. E allora come può arrogarsi il diritto di creare una sentenza manipolativa sui pentiti e dichiarare che il referendum, anch'esso abrogativo, non può esserlo? Credo che questo sia un argomento in più per i referendari».

Presidente Caianiello, comunque decida la Corte, c'è chi ritiene che vadano riformati i suoi poteri. Lei che ne pensa?
«Non sono d'accordo. Capisco che il legislatore, sentendosi spodestato dalla Corte, possa cercare di riappropriarsi del suo ruolo. Ma poiché proprio il legislatore ha il potere d'intervenire nel merito, non vedo perché dovrebbe insistere nell'obiettivo di tagliar le unghie alla Corte che, in questi ultimi anni, ha svolto in modo eccellente le sue funzioni».

Lei non vede nemmeno la necessità di introdurre la dissenting opinion, il principio per il quale anche le minoranze possono far sapere pubblicamente il perché della loro contrarietà?
«Su questo mi sono messo al lavoro e ho scoperto che un modo per rendere nota l'opinione dissenziente dalla maggioranza c'è già nel nostro ordinamento, senza che sia necessario varare una nuova legge e tantomeno un nuovo regolamento. La Corte ha un regolamento varato con legge dell'11 marzo '87 in cui si prevede che, per quel che non è esplicitamente previsto, si applica il regolamento per i giudizi davanti al Consiglio di Stato. E nell'articolo 45 del regolamento del Consiglio di Stato del 21 aprile '42, si prevede appunto che i membri di minoranza possano chiedere di inserire a verbale la loro ragionata argomentazione».

Insomma già esiste la possibilità di far conoscere l'opinione dissenziente?
«Non così automatica, perché al Consiglio di Stato si applica in campo consultivo e non giurisdizionale, ma la norma c'è. Non costerebbe nulla applicarla. Anzi, quella sul referendum elettorale mi pare occasione d'oro. Sia pure con cautela, sarei dell'opinione di tener di conto questa ipotesi, che potrebbe soffocare i tanti veleni già emersi. Introdurre il principio dell'opinione dissenziente per legge, invece, mi par difficile, anche perché è ipotesi che prevede di fare anche nomi e cognomi dei dissenzienti, cosa che contribuirebbe a un ulteriore degrado delle istituzioni».

Per lei, dunque, la Corte potrebbe agire in questo senso? La minoranza potrebbe appellarsi al regio decreto del '42?
«Non vedo quale ostacolo vi sarebbe a far conoscere, subito dopo l'opinione della maggioranza, quella della minoranza. Entrambe, naturalmente, con tanto di argomentazioni».

 

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