L'OSSERVATORIO La Corte costituzionale ha deliberato l'ammissibilità del referendum sul sistema elettorale riguardante, in particolare, l'abolizione della quota proporzionale. La notizia è stata accolta con grande favore, sia perché appare giusto concedere ai cittadini di pronunciarsi su di un tema di così grande rilievo sia perché, come vari sondaggi hanno mostrato, la gran parte degli italiani è favorevole a un provvedimento del genere. Di qui, anche, la facile previsione degli esiti del referendum, quando esso si terrà: già i primi sondaggi, tenuti a «caldo» subito dopo la decisione della Consulta, mostravano che più del 75 per cento degli intervistati è già intenzionato a votare per il sì. Si tratterà di un voto più sul principio del maggioritario che nel merito «vero» della proposta stessa. Come si è già avuto modo di dimostrare su queste colonne, la gran parte degli italiani è all'oscuro dei reali contenuti tecnici della stessa. I quali sono peraltro relativamente complessi, vincolati dalla impossibilità di sottoporre ai cittadini un quesito propositivo, anziché uno meramente abrogativo. Tutto ciò suggerirebbe l'opportunità da parte del legislatore di procedere a una reale riforma del sistema elettorale, senza limitarsi, come è stato, spesso sin qui, a recepire i risultati di questo o quel referendum. Da ormai più di sei anni il sistema delle leggi elettorali italiane è in fase di continuo mutamento, con riforme succedutesi l'un l'altra ai vari livelli territoriali, sino a giungere alla compresenza di almeno cinque sistemi diversi. Si tratta di normative spesso confuse e talvolta contraddittorie tra loro, tra cui è difficile per il cittadino districarsi. Occorrerebbe, invece, a livello nazionale, una vera legge elettorale organica e meditata. Ma, sin qui, il legislatore non è stato in grado di produrla. La prospettiva del referendum potrebbe essere una buona occasione per farlo. Ma probabilmente non lo sarà. E così l'approvazione, in primavera, da parte dei cittadini, del referendum conterrà sì elementi positivi, in quanto accentuerà il carattere maggioritario del sistema elettorale, ma potrebbe contenerne di negativi, in quanto potrebbe renderlo ancora più caotico e incoerente. In ogni caso, dopo la prevedibile vittoria del referendum, a primavera, è ragionevole supporre un nuovo passaggio di voto, probabilmente entro l'anno, di certo entro il 2000, per nuove elezioni politiche. Quali potranno essere gli esiti di queste nuove consultazioni? Naturalmente, è impossibile prevederlo, in quanto le forze politiche che si formeranno e si presenteranno a tali elezioni saranno «adattate» al nuovo sistema elettorale. Ma, per capirne gli effetti, si può tentare una simulazione, cercando di applicare quel che si sa della normativa che verrà introdotta dal referendum ai risultati delle elezioni del 1996. È evidente la forte diminuzione della presenza parlamentare dei partiti più piccoli, a vantaggio delle forze più grandi. Senza tuttavia mutarne sostanzialmente i rapporti di forza. Che avrebbero tutto l'interesse a presentarsi da sole. È questa l'evoluzione del sistema politico italiano nel prossimo futuro? |