PARERI & PRONOSTICI ROMA - Ammissibile. Se a decidere dovessero essere loro - gli ex presidenti della Consulta - a giugno andremmo sicuramente a votare per il referendum proposto per l'abolizione della quota proporzionale per l'elezione della Camera dei deputati. Livio Paladin, Vincenzo Caianiello, Antonio Baldassarre, Aldo Corasaniti e persino un proporzionalista convinto come Ettore Gallo, sostengono infatti (sia pure con motivazioni diverse) che il quesito da ieri all'esame dei giudici costituzionali ottempera alle indicazioni fornite dalla stessa Corte costituzionale sui referendum in materia di legge elettorali e sui referendum di tipo manipolativo. Cioè quel referendum che, in caso di vittoria dei sì, non fa cadere tout court una legge (in tutto o in parte), ma con un sistema di «taglia e cuci» sul testo, ne fa sopravvivere un'altra, di contenuto diverso rispetto a quella che si vuole cancellare. «Se la Corte rispetta i suoi precedenti, direi che è ammissibile», ha dichiarato Paladin, che in passato è stato giudice relatore di referendum popolari. Caianiello è stato il giurista che più di ogni altro si è impegnato con interviste e dichiarazioni a favore del referendum, e faceva parte del collegio che nel '93 ammise i referendum Segni che diedero una possente spallata alla prima Repubblica. Ma anche Corasaniti si è spinto a dire che «se la Corte bocciasse il referendum contraddirebbe se stessa», anche se è convinto che i suoi ex colleghi «discuteranno a lungo e che non c'è alcun giudizio precostituito, al massimo ci sono gli orientamenti personali dei singoli giudici». Baldassarre «non vede argomenti a favore della non ammissibilità a meno che la Corte non rinneghi la sua giurisprudenza», anche se «non crede che quella che verrebbe fuori dal referendum sarebbe una buona legge elettorale». Infine la posizione di Gallo. Unico ex presidente su posizioni almeno in parte dissonanti, Gallo ha dato un giudizio molto negativo del referendum, bollato «come un pasticcio: meglio la proporzionale». Ma questa è una valutazione di merito e non tecnica sull'ammissibilità del referendum stesso. Sentito dal Corriere, su questo punto ha affermato: «Nonostante una certa farraginosità, credo che il quesito si adegui alle istruzioni che la stessa Corte ha dato». Insomma un "via libera" di fatto, anche se lo stesso Gallo aveva richiamato «alcune storiche sentenze in cui la Corte ha detto che i quesiti devono essere chiari, semplici, univoci e non manipolativi». Naturalmente gli ex presidenti, pur essendo tutti ordinari di diritto, sono appunto degli ex presidenti e quindi anche ex giudici costituzionali. Riflettono e dichiarano in base alla loro esperienza passata e ovviamente alla giurisprudenza, cioè i precedenti e le decisioni già prese dalla Corte costituzionale. Ma sanno benissimo anche loro che, risolto un problema giuridico (quello della cosiddetta autoapplicatività della legge elettorale che sopravvive alla eventuale vittoria dei sì al referendum) altri se ne possono aprire. |