RCS on Line - Corriere della Sera

Venerdì, 15 gennaio 1999


Referendum, appello alla Corte
Da Fo a Cipolletta, 31 firme anti-proporzionale. Amato: consultazioni propositive

ROMA (R. R.) - Un altro referendum. A fianco di quello abrogativo previsto dalla Costituzione, ci vorrebbe anche un tipo di referendum «più semplice e più accessibile alle masse», come lo definisce l'autore della proposta, il ministro delle Riforme Giuliano Amato: «È il referendum propositivo, la cui introduzione era prevista anche dalla Bicamerale», spiega il ministro. L'idea di allargare i mezzi per la partecipazione popolare arriva alla vigilia del primo grande appuntamento dell'anno politico, la camera di consiglio della Corte Costituzionale che si riunirà lunedì per decidere sul referendum per l'abolizione del voto di lista. I referendari continuano ad essere ottimisti: «Non abbiamo canali segreti o informatori. Quanto alle pressioni, l'Italia non è la Repubblica delle banane», spiega Mario Segni. Ieri, sponsorizzato dalla rivista Aelle, ha lanciato il movimento trasversale, da An ad una componente dell'Udr, una «grande forza liberaldemocratica che superi i frazionismi e punti ad un'unica realtà, un grande Stato e un grande Paese».

Intanto Luciano Violante, presidente della Camera, ripete che il referendum è solo una «molla» e che serve comunque una riforma costituzionale oltre a quella elettorale. Berlusconi continua a tacere: dirà la sua sul referendum solo dopo la pronuncia della Corte, anche se i malumori dentro Forza Italia sull'argomento crescono. Da Fo a Camilleri, da Gianfranco Funari a Carlo Verdone, da Innocenzo Cipolletta ad Antonello Venditti, 31 personaggi dell'economia, della cultura e dello spettacolo dalle pagine di Liberal chiedono alla corte di ammettere il quesito referendario.

Parallelamente procede il lavoro di Giuliano Amato, che prosegue il suo giro di consultazioni sul «doppio turno eventuale». Ai partiti della maggioranza e dell'opposizione che sono contrari al referendum manda un messaggio chiaro: «Il referendum punta ad abolire nella quota proporzionale tanto la lista bloccata che il riferimento ai singoli simboli. Nel mio sistema, invece, si abolisce la lista, ma si mantengono i simboli. E a mio avviso ciò realizza meglio l'obiettivo politico di una progressiva spinta all'aggregazione rispetto alla formazione di un listone indistinto».

Quanto all'esito che la decisione della Consulta avrà sul referendum Amato non si fa illusioni: «Mi rendo conto che la decisione della Corte Costituzionale sul referendum inciderà sull'atteggiamento dei gruppi parlamentari rispetto alla mia proposta».

Anche il presidente della Camera Violante è d'accordo sul fatto che bisognerà comunque intervenire dopo il referendum. E, oltre ai ritocchi alla legge elettorale ripropone la Grande Riforma: «Bisogna omogeneizzare le due leggi di Camera e Senato e poi bisogna dare alla maggioranza scelta dagli elettori gli strumenti costituzionali per governare. Senza riforma costituzionale non c'è garanzia di stabilità. Può anche trattarsi solo della sfiducia costruttiva, ma una modifica della Costituzione è necessaria per dare coerenza al sistema maggioritario».

 

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