RCS on Line - Corriere della Sera

Mercoledì, 13 gennaio 1999


In attesa della sentenza i sostenitori del maggioritario presentano
la «memoria difensiva»: ecco perché il quesito può essere accolto

Segni chiama Berlusconi: il referendum passerà
I «nemici» del proporzionale alla Consulta: la nostra proposta è ammissibile
e si può applicare subito. Il leader di An boccia l'idea di Amato
per cambiare la legge elettorale: «E' di facciata»
di Roberto Zuccolini

ROMA - Mario Segni rilancia il suo «estremo» appello a Silvio Berlusconi perché sciolga ogni riserva e si schieri con decisione a favore del referendum anti-proporzionale. Ma per la prima volta, dopo aver denunciato a ritmo quasi quotidiano le «indebite pressioni» che sarebbero in atto nei confronti della Consulta, il leader referendario si dichiara «cautamente ottimista». Vede, in altre parole, possibilità concrete che il «suo» referendum passi l'esame della Corte Costituzionale che la prossima settimana affronterà la materia: «Dico questo perché finora non ho ancora ascoltato argomentazioni giuridiche contrarie al suo svolgimento». Ma anche perché ripone ogni fiducia nella «memoria difensiva» già depositata presso la Consulta e che oggi pomeriggio verrà presentata dallo stesso comitato referendario.

Nel ponderoso dossier di 38 pagine vengono motivate le ragioni per le quali la Corte non potrebbe rifiutarsi di aprire la strada alla consultazione popolare. Questi i punti cardine. Un referendum in materia elettorale può essere manipolativo, anzi è in qualche modo la stessa Corte a chiederlo, come dimostrano le sentenze degli ultimi dieci anni sulla materia. E, soprattutto, esiste per il comitato una «coerente normativa residua» per garantire, una volta abrogata la quota proporzionale dell'attuale legge elettorale, la sua «immediata applicabilità» in caso di ricorso alle urne. Ancora: la vittoria dei «sì» lascerebbe comunque sul campo una legge filo-maggioritaria, vale a dire che marcia nella direzione auspicata dai referendari con l'indizione del referendum.

Gianfranco Fini boccia in modo secco la proposta di riforma elettorale di Giuliano Amato defininendola di «facciata». Per il presidente di An, prima di decidere una nuova strategia «è meglio attendere che la Corte si pronunci». Il tempo stringe e per questo Segni si affretta a lanciare un ultimo appello al leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, perché si schieri a favore del referendum così come hanno già fatto alcuni esponenti del suo partito (ma non i suoi più stretti collaboratori). E se la Consulta bocciasse il quesito referendario? «Potrebbe scoppiare - avverte Segni - una vera e propria bomba con danni enormi per le istituzioni democratiche». Lo stesso dice l'azzurro Giuseppe Calderisi. E mette in guardia dal protagonismo del leader dell'Italia dei Valori: «Il referendum non è solo di Di Pietro, ma di un grande schieramento democratico».

 

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