In un'intervista a Ideazione duro
atto d'accusa del leader radicale ROMA - «Il fatto nuovo nella storia d'Italia è che per una serie di fatti il Paese è oggi pronto a fare la sua rivoluzione liberale: esiste una maggioranza assoluta di ribelli, di scontrosi, di stanchi che possono "fare lega" e diventare un soggetto politico creativo e alternativo, di nuova legge e nuova legalità». Così parla Marco Pannella in una lunga intervista al mensile Ideazione, diretto da Domenico Mennitti. L'intervista, raccolta da Gaetano Quagliariello, segna di fatto il ritorno alla politica attiva del leader riformatore dopo la malattia dell'estate scorsa. Rivolto al Polo, Pannella sostiene che «la ripresa di un rapporto può giungere solo dalla spietata franchezza della critica e dalla considerazione degli errori presenti e passati». Se da un lato il leader radicale sostiene che la destra, «della quale eravamo se non alleati almeno amici, ci ha offerto meno di quello che è stato disposto a darci D'Alema con l'offerta del ministero a Emma Bonino», e che «la frattura nel Paese non può certo crearla tra i due turni di coalizione o il turno unico, di cui capisce solo qualche politico», Pannella invita i leader del Polo a riprendere l'idea «della grande riforma istituzionale americana antipartitocratica» e a «far propri 4 o 5 referendum liberisti». Nell'intervista Pannella critica il movimento referendario e osserva tra l'altro: «La Corte Costituzionale ha lo scorso anno decretato che i referendum non possono più essere manipolativi (malgrado questa del referendum manipolativo sia un'invenzione della stessa Corte). E questo referendum è certissimamente manipolativo. Ma non importa: una Corte di regime come questa ubbidirà, si smentirà se avrà più paura di bocciarlo che di approvarlo». E a suo avviso i «nuovi referendari degradano comunque il referendum a mero stimolo per il Parlamento». Queste osservazioni non sono piaciute ai promotori del referendum. Due dei promotori, Emilio Colombo e Marco Nardinocchi, si rivolgono a Pannella con un appello: «Marco, non tradire te stesso. Soprattutto perché sono invece fondate le tue critiche ad Antonio Di Pietro e a chi usa strumentalmente il referendum». |