Il Sole 24 Ore Online

Martedì, 19 gennaio 1999


Il quesito Segni-Di Pietro all’esame della Corte, che renderà nota la sua decisione forse già in settimana
Referendum, la Consulta accelera
Il presidente del Consiglio invita a rispettare l’autonomia dei giudici, su cui «ci sono già tante pressioni»

ROMA — Ormai è questione di giorni, forse di ore. Da ieri la Corte costituzionale è riunita in camera di consiglio per decidere se è ammissibile il referendum Segni-Di Pietro che, abrogando la quota proporzionale per l’attribuzione del 25% dei seggi della Camera, prevede che quei seggi (155) siano assegnati ai candidati meglio piazzati dopo i primi eletti. Benché abbia tempo, per decidere, fino al 10 febbraio, la Corte renderà noto il suo verdetto al più presto, non appena si saranno concluse le votazioni in camera di consiglio, senza aspettare il deposito della sentenza (previsto per fine mese). Dunque, già in settimana (forse anche oggi, azzardava ieri qualcuno a palazzo della Consulta) sapremo se in primavera (tra il 15 aprile e il 15 giugno) dovremo andare a votare oppure no per accentuare il carattere maggioritario del nostro sistema elettorale. A meno che, nel frattempo, il Parlamento non vari la sospirata riforma elettorale e la Cassazione non ritenga, a quel punto, superflua la consultazione popolare. Riforma che per Massimo D’Alema va fatta comunque, qualunque sia la decisione della Consulta. Sulla quale il presidente del Consiglio non si è voluto sbilanciare. «Rispetto l’autonomia della Corte, già ci sono tante pressioni... — ha detto ieri, polemizzando soprattutto con i fautori del referendum —. Vedo che c’è un larghissimo favore, che il referendum è sostenuto pressoché da tutti. Quando la grande maggioranza del Parlamento sostiene un referendum per incalzare il Parlamento... si potrebbe anche incalzare da sola questa enorme maggioranza. La cosa è un pochino curiosa... Quando tutti i partiti sostengono un referendum antipartitocratico — ha concluso D’Alema — c’è qualcosa che non funziona».

Ma ieri le immancabili polemiche politiche sul referendum sono rimaste fuori dal Palazzo della Consulta dove, nel pomeriggio, si sono riuniti i quindici giudici costituzionali presieduti da Renato Granata, prima per ascoltare i rappresentanti del comitato promotore (Paolo Barile, Beniamino Caravita, Federico Sorrentino, Giovanni Motzo) e poi per cominciare la discussione vera e propria, introdotta dalla relazione del giudice Riccardo Chieppa. Il tutto a porte chiuse. Sarà così anche oggi e nei prossimi giorni, se ce ne sarà bisogno. Ieri sera circolava infatti un certo ottimismo sulla possibilità di una rapida conclusione dei lavori. Impossibile fare previsioni, anche se i precedenti della Corte farebbero pendere la bilancia per l’ammissibilità del referendum. Il che, però, richiederà quanto meno una precisazione sui limiti entro cui un referendum elettorale può essere «manipolativo», nel senso che, attraverso l’eliminazione di singole frasi, parole, e persino di una certa punteggiatura, "sostituisce" una normativa con un’altra. Un referendum che quindi non è strettamente abrogativo (come vuole la Costituzione) ma propositivo.

È questo il nodo principale da sciogliere, posto che ogni referendum elettorale ha in sé inevitabilmente una dose di «manipolazione» in quanto, per essere ammesso dalla Corte, va congegnato in modo tale che la cosiddetta «normativa di risulta», cioè quella che sopravvive all’abrogazione, sia «immediatamente applicabile» e garantisca «la costante operatività dell’organo» anche nell’ipotesi di successiva inerzia legislativa (sentenza n. 32 del ’93). Questo principio, però, deve fare i conti con un altro, affermato più di recente dalla Corte (sentenza n.36 del ’97 sulla pubblicità Rai), secondo cui la manipolazione è consentita nei limiti in cui la nuova disciplina proposta si possa considerare la «fisiologica espansione» delle norme residue e «non sia del tutto estranea al contesto normativo». In caso contrario, saremmo di fronte a un referendum inammissibile perché diretto a sostituire una norma con una delle tante possibili, in particolare con quella creata ad arte dai promotori.

Ebbene, la disciplina derivante dall’abrogazione della quota proporzionale (l’assegnazione dei 155 seggi ai secondi meglio piazzati) può considerarsi una «fisiologica espansione» del sistema attualmente vigente o è del tutto avulsa da questo sistema? È questo che la Corte dovrà anzitutto valutare, oltre, ovviamente, alla sussistenza di altri requisiti, come la «non ambiguità» del quesito (inteso come operazione referendaria), che dev’essere «chiaro, univoco e omogeneo».

Che queste condizioni siano state rispettate è, ovviamente, la tesi dei referendari. I quali, nella memoria difensiva, hanno insistito sul carattere «autoapplicativo» della normativa di risulta: non si crea alcun vuoto legislativo, scrivono gli avvocati, perché la legge che scaturisce può essere applicata immediatamente; il 25% dei seggi ora assegnati col criterio proporzionale verrebbe infatti coperto «dal rispescaggio dei candidati che in ciascuna circoscrizione hanno raggiunto la miglior cifra elettorale». Nè i "ripescati" possono ribaltare la maggioranza decisa dagli elettori nei collegi uninominali: abolendo la seconda scheda, è sempre la tesi dei referendari, si impedisce un voto dissociato ed è «matematicamente certo che la coalizione vincente avrebbe, anche nella quota del 25% rimanente, un numero di seggi comunque sufficiente a garantirne la maggioranza».

Chissà se, quando anche questo capitolo sarà chiuso, il Parlamento comincerà a pensare concretamente a una riforma del referendum, in particolare di quello elettorale. Che, ha rivelato ieri un ex funzionario della Camera, Mario Pacelli, era stato escluso dall’Assemblea costituente con un emendamento approvato a stragrande maggioranza, non inserito nel testo definitivo della Costituzione soltanto per una «svista» del Poligrafico. La prassi e la giurisprudenza della Corte avrebbero quindi trasformato un divieto implicito in un’ammissibilità tacita, sia pure a precise condizione. Ma quanto precise?

Donatella Stasio

 

Torna alla Rassegna stampa

Hosted by www.Geocities.ws

1