Il Sole 24 Ore Online

Martedì, 12 gennaio 1999


Una vittoria dei partiti più piccoli
di Gianfranco Pasquino

Undici rappresentanti intorno al tavolo del Centro-sinistra hanno raggiunto un «orientamento condiviso», come ha affermato il ministro Giuliano Amato, su una proposta di riforma elettorale da sottoporre al Polo. La soddisfazione sembra plateale nei Verdi che, addirittura, rivendicano di esserne loro i veri ispiratori; è più contenuta fra i popolari che vogliono evitare di fare sapere che hanno ottenuto quasi tutto quello che volevano; è accompagnata da qualche riserva e qualche perplessità dai Democratici di sinistra (scherzosamente, rimango in attesa dell’opinione del Gatto Felix che, contrariamente a Cossiga, ha assunto posizioni tanto lineari quanto informate in materia). In effetti, Verdi e popolari hanno ragione di essere soddisfatti. Nella sua struttura e nelle sue conseguenze il doppio turno eventuale è quanto di più simile al doppio turno di coalizione si riesca a congegnare.

Dal momento che è sufficiente ottenere il 40% dei voti per vincere il seggio, le coalizioni a sostegno di ciascun candidato dovranno formarsi subito, e tali rimarranno anche nell’eventuale secondo turno poiché il candidato sarà lo stesso. Un po’ dovunque, anche nelle zone un tempo rosse, i piccoli partiti detengono proprio quella quota di voti necessari a fare superare la soglia del 40% al candidato del Centro-sinistra, a meno che i Democratici di sinistra scelgano l’impossibile: allearsi con quel che resta di Rifondazione. Essendo determinanti, i piccoli partiti otterranno tutti i seggi sicuri che desiderano, in assenza di qualsiasi parametro percentuale, in numero almeno pari a quelli che già hanno e che nessuno sa quanto riflettano la loro reale consistenza. D’altronde, rimanendo indeterminato il metodo con il quale si passerà al doppio turno, per l’appunto eventuale, i candidati dei piccoli partiti potrebbero anche perdere nei collegi uninominali ed essere poi recuperati come migliori perdenti.

Guardando ai risultati delle elezioni del 1996, appare che in poco meno di 400 dei 475 collegi uninominali della Camera non ci sarà un vincitore al primo turno, vale a dire un candidato che non abbia ottenuto più del 40% dei voti. Certo, e per fortuna, esiste una quota di elettorato mobile, attento alle coalizioni e alle personalità dei candidati e quindi disponibili a spostare il suo voto. Tuttavia, neppure questo elettorato sarà in grado di produrre mutamenti significativi. Il Centro-sinistra costruirà la sua rete coalizionale nella maniera più ampia, e dunque più eterogenea, possibile, obbligando il Centro-destra a fare altrettanto, vale a dire, per essere precisi, a imbarcare con una buona giustificazione anche Pannella e Rauti che, con i loro candidati nei collegi uninominali, sottrassero molti voti decisivi ai candidati del Polo cooperando in maniera decisiva alla sconfitta del Polo nel 1996.

È difficile dire a che cosa serva il secondo turno di cui l’«orientamento condiviso» del Centro-sinistra non sembra condividere nessuna delle tre ipotesi: ballottaggio, competizione fra i primi tre, competizione fra tutti i candidati che abbiano ottenuto almeno il 12,5% dei voti. A prescindere dalle notevoli differenze che intercorrono fra le tre ipotesi, riguarderebbero sostanzialmente una ottantina di seggi o poco più e, nel migliore dei casi, se, come è probabile, saranno questi i collegi del Nord/Nord-Est servirebbero soprattutto alla Lega e ai suoi elettori per prove non tecniche, ma politiche di alleanze, almeno per non scomparire. Infine, in questa proposta di riforma elettorale nella quale il doppio turno è tanto eventuale quanto le opzioni con le quali svolgerlo, risultano altrettanto eventuali sia il premio di maggioranza che il recupero proporzionale. Poiché sono in ballo 155 seggi, che potrebbero fare la differenza tra vincere e perdere, andare al Governo o soffrire all’opposizione, sarebbe bene passare dall’eventuale all’attuale.

È fortissima l’impressione, sicuramente maliziosa, che la proposta Amato serva anzitutto e soprattutto a convogliare ad alcuni giudici della Corte costituzionale il messaggio che in Parlamento esista davvero la possibilità che si approvi una riforma elettorale e che, dunque, con una eventuale sentenza di inammissibilità del referendum elettorale i giudici non si assumerebbero tutta la responsabilità di bloccare la strada delle riforme. Fra tante eventualità, almeno due conclusioni sono certe. I piccoli partiti dentro il Centro-sinistra hanno ottenuto quasi tutto quello che volevano e, soprattutto, stando così le cose, saranno quasi 400 i candidati dei collegi sicuri, proprio sicuri di essere eletti al primo turno oppure di essere, in qualche modo, recuperati. Cosicché, è arrivato il momento di chiedere una regolamentazione delle procedure di selezione dei candidati che consentano agli elettori, ai quali si danno poche opportunità di influenzare molte elezioni, di esercitare un po’ di potere: elezioni primarie nei collegi uninominali?

 

Torna alla Rassegna stampa

Hosted by www.Geocities.ws

1