Il Sole 24 Ore Online

Venerdì, 8 gennaio 1999


Per gli esperti l’ipotesi di riforma elettorale
non sarebbe comunque risolutiva
Ok di Marini al progetto Amato
di Luigi Lazzi Gazzini, Emilia Patta

ROMA — Sono soltanto 74, e tutti al Nord, i candidati che, in base alla nuova proposta Amato di legge elettorale, andrebbero al ballottaggio non avendo raggiunto il 40% di voti, requisito minimo per l’immediata elezione alla Camera. La simulazione, applicata alle elezioni politiche del ’96 e limitata ai soli 475 seggi uninominali, sarà oggetto di attento e ansioso esame stamattina al Senato, quando il ministro delle Riforme illustrerà alla maggioranza la sua quinta ipotesi di meccanismo elettorale.

Secondo l’analisi di Pasquale Scaramozzino, preside della Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Pavia, dei 475 seggi — sempre sulla base degli schieramenti in campo nel ’96 — ben 401, Valle D’Aosta compresa, sarebbero aggiudicati al primo turno. Tanto da far apparire, più che eventuale, poco men che finto il tentativo di doppio turno di collegio che ispira l’iniziativa. E da lasciare alla gestione dei 155 seggi attribuiti con sistema proporzionale un ruolo ancora determinante nell’assetto politico del Parlamento. Una riforma, insomma, che sembra voler accontentare un po’ tutti i partiti, grandi e piccoli, senza cambiare troppo rispetto al sistema attuale.

Tutti al Nord, dunque, fuorché uno in Puglia, i seggi che sarebbero destinati ballottaggio. Il che attribuirebbe un peso rilevante alla Lega e alle sue scelte. Su 74 seggi da assegnare al secondo turno, infatti, ben 52 si trovano tra Lombardia e Veneto: sono 21 nella circoscrizione Lombardia 2, che esclude Milano ma comprende zone dove la Lega è particolarmente attiva, e 14 nella circoscrizione Veneto 1. In Piemonte, poi, sono 13.

Nelle elezioni del ’96, i 74 seggi furono così assegnati: 33 al Polo, 24 all’Ulivo e 17 alla Lega. Interessante inoltre rilevare che, all’infuori di due, tutti i candidati eletti con meno del 40% dei voti esibiscono percentuali molto vicine a questa soglia e comprese tra il 34 e il 39,9 per cento. Ben quindici si affollano tra il 39 e il 39,9. Diverso il risultato della simulazione, se applicata alle elezioni del ’94. Allora, il 40% non fu raggiunto in ben 132 seggi. E la differente collocazione delle forze politiche determina l’affollamento di questi seggi al Sud: 96, contro i 24 del Nord e i 12 del Centro. Questo anche perché i popolari, forti al Sud, si presentarono in quell’occasione da soli.

Quanto ai 155 seggi da attribuire con il sistema proporzionale, la soluzione del problema è rimasta finora in sospeso. E sembra destinata a restarci fin quando la Consulta non si sarà espressa sul quesito referendario che intende abolire la seconda scheda elettorale, quella appunto riservata alla quota proporzionale da ripartire tra le varie liste di partito. Se la Consulta dovesse bocciare il quesito, tutto potrebbe in teoria restare come prima. Se invece dovesse essere accolto, ecco l’opportunità di una legge che introduca elementi di novità, pur tenendo conto del "diritto di tribuna" reclamato dai partiti più piccoli. Si potrebbe insomma abolire la seconda lista proporzionale introducendo tuttavia una sorta di recupero dei voti andati ai migliori perdenti.

Il compito di Giuliano Amato, che oggi discuterà la sua nuova proposta con i partiti di Governo, non sembra comunque semplice. Contrari, indipendentemente dallo schieramento politico, i referendari: «A che serve una riforma elettorale del genere? — si chiedono in una nota congiunta Augusto Barbera (Ds) e Peppino Calderisi (Fi) -. Conserva il potere di ricatto dei piccoli partiti, non introduce un vero doppio turno e rende meno comprensibile ai cittadini il meccanismo elettorale». E soprattutto, aggiungono i due referendari, rimane irrisolta la questione più importante: la sorte di quel 25% dei seggi assegnato col metodo proporzionale. Contrari anche Rifondazione comunista e, nel Polo, il Ccd che, con Casini, ha bollato come «inutile» la proposta, almeno fino a quando non si pronuncerà la Consulta. Ma la novità è la benevolenza di Franco Marini, finora contrario ad ogni ipotesi di doppio turno: «Rispetto alle istanze che abbiamo posto noi — ha detto il segretario del Ppi — l’ultima proposta di Amato è un passo avanti, una base su cui si può discutere». Sulla stessa linea, e anche questa è una novità, il verde Luigi Manconi.

 

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