Augusto Barbera (tra i
promotori) sottolinea ROMA Un referendum così condiviso dalla dottrina non sera mai visto, commenta compiaciuto Augusto Barbera, che anche dalla pressoché totale unanimità dei costituzionalisti sullammissibilità del quesito referendario anti-proporzionale ricava nuovi auspici beneaugurali sulla decisione che la Corte costituzionale sappresta a prendere di qui a qualche giorno. In una situazione di grande attesa e di palpabile tensione. Che mentre ha "gelato" ogni sia pur improbabile iniziativa politica sul terreno delle riforme istituzionali, continua a inquinare la vigilia con ricorrenti sospetti di pressioni sui giudici. È fitto il "catalogo" degli ex presidenti della Corte che si sono esplicitamente orientati in favore dellammissibilità, nota Barbera, escludendo dal computo il solo Ettore Gallo, «un grande penalista», sottolinea lesponente referendario. Solo Gallo, infatti, ha sostenuto che lammissibilità del quesito sarebbe estremamente a rischio, proprio perché la domanda indirizzata al cittadino sarebbe carente dei requisiti fondamentali: chiarezza, semplicità, univocità, assenza dellelemento manipolativo. Lo stesso Leopoldo Elia, che più duna volta non ha esitato a manifestare il suo parere sul problema dellammissibilità, in questa occasione sè sottratto col silenzio alla richiesta di inoltrarsi sugli aspetti della decisione. Secondo Barbera, che è uno dei leader del comitato referendario guidato da Mario Segni, la scelta del riserbo da parte dun convinto proporzionalista come Elia rispecchia lonestà intellettuale e la professionalità dellesponente popolare. Nel merito, ovviamente, Barbera è pronto a sostenere tutte le ragioni del sistema maggioritario; con scienza e passione. A cominciare dallaccusa secondo la quale questo metodo elettorale finirebbe per legittimare e moltiplicare i ribaltoni. Nulla di più incomprensibile, replica, dal momento che non cè legge elettorale in grado di evitare questa discutibile pratica politica. Giusto in questi giorni i consiglieri di alcune Regioni meridionali fuggono portandosi dietro proprio il premio di maggioranza conseguito nello schieramento vincente. Per scongiurare loperazione ribaltone non cè che lo scioglimento dellassemblea al quale, in assenza dello scioglimento automatico previsto dalla legge comunale, può provvedere soltanto un capo dello Stato che voglia interpretare la Costituzione rispettando la volontà degli elettori. Non cè neppure bisogno di tornare a votare, perché è sufficiente utilizzare il potere di deterrenza insito nella prospettiva di scioglimento. Cosa che assai inopportunamente, dice Barbera, il capo dello Stato non ha mai fatto, consentendo, invece, prima lo spostamento di campo della Lega Nord e, più recentemente, luscita dalla maggioranza dei comunisti di parte bertinottiana. Sulle obiezioni relative alla comprensibilità e alla complessità del quesito referendario, Barbera passa al contrattacco: la domanda posta allelettore, spiega, è duna chiarezza addirittura esemplare, come è stato per i precedenti referendum su divorzio o aborto. Perché chi vota "sì" sa che contribuisce allabolizione della ripartizione proporzionale duna quota di seggi parlamentari, chi vota "no" sa che contribuisce a confermare lattuale sistema della doppia scheda. Esemplarmente chiare anche le conseguenze del voto: se gli elettori si schierano a favore del "sì", resta preclusa la possibilità di reintrodurre qualsiasi criterio proporzionale nella designazione di deputati e senatori. Tantè, assicura Barbera, che il Parlamento potrebbe anche permettersi il lusso di restare inerte, lasciando la legge elettorale così come lhanno "modificata" gli elettori. In alternativa potrebbe invece procedere ad adeguare il numero dei collegi a quello dei deputati o introdurre il doppio turno di collegio alla francese. In ogni caso, il segnale che potrebbe venire dallapprovazione del referendum, Consulta permettendo, sarebbe veramente formidabile, perché funzionerebbe da vero detonatore delle riforme istituzionali. Il maggioritario è la premessa e la condizione del cambiamento, conclude il costituzionalista diessino, anche se da solo non basta. Ci vuole lelezione diretta del vertice esecutivo e lassetto federale. |