la Repubblica

Mercoledì, 23 dicembre 1998


Riforme, scontro Ppi-Ds
Vertice di maggioranza con Amato. Il nodo legge elettorale
di BARBARA JERKOV


ROMA - Veltroni schierato in prima fila nel fronte del sì al referendum anti-proporzionale, al resto del centrosinistra non va giù. E ieri mattina il caso-referendum è scoppiato all'incontro organizzato dal ministro per le Riforme, Amato, con la maggioranza per riprendere la ricerca di una posizione comune sulla riforma elettorale.

Amato si è presentato con quattro ipotesi di lavoro, due a turno unico e due di doppio turno, spiegando: "Sono convinto che si arriverà a una soluzione all'interno di queste ipotesi, ma non sarà nessuna di esse". Sulla prima di queste (abolizione delle scorporo e premio di maggioranza, mantenendo però la quota proporzionale) sono disposti a discutere un po' tutti, eccetto i Ds. "Ma io credo", osserva il Verde Pieroni, "che potrebbe andar bene anche a loro, se introducessimo un doppio turno eventuale: chi non raggiunge il 40% va al ballottaggio". Solo la seconda, però, (che estende l'attuale sistema del Senato), abolendo la quota proporzionale, eviterebbe il referendum. "Se si riesce a far approvare un testo adeguato anche solo da un ramo del Parlamento", osserva l'udr Napoli, "il comitato promotore potrebbe ritirare il referendum". Ma nonostante le rassicurazioni del governo e degli stessi Ds, fra gli alleati è forte il timore che se la Consulta promuoverà il referendum, di fatto la ricerca di una legge in Parlamento verrà abbandonata.

Alla fine, dopo tre ore e passa di riunione, il ministro vorrebbe poter diffondere un comunicato congiunto. Non se ne fa niente. Il ppi Franceschini chiede di mettere nero su bianco l'impegno comune a realizzare una legge che impedisca il referendum. Una posizione che riassume lo stato d'animo anche dei partiti minori, sebbene gli altri alleati presenti alla riunione - dal socialista Crema all'udr Napoli - assicurino che la clausola anti-referendum non è pregiudiziale. Neanche a parlarne, ribatte però il capogruppo ds, Salvi: "Il referendum è un istituto democratico e non ci si può impegnare a fare una legge solo per impedire il suo esercizio".

Parole dure, che arrivano al termine di uno confronto aspro fra Franceschini e Salvi. "Per poter tornare a ragionare insieme", attacca il numero due del Ppi, "bisogna rigenerare lo spirito della coalizione. Perché la partecipazione di alcuni leader della maggioranza alla manifestazione referendaria dell'altro giorno rischia di vanificare lo spirito che ci unisce". "Nessuno tradisce questo spirito", replica Salvi, "ma è evidente che qualunque soluzione non potrà non essere coerente con l'istanza posta dal quesito referendario, interpretato in modo non formalistico". Amato prova a mediare. Inutile. Le posizioni di partenza sono troppo distanti: i ds arroccati sul doppio turno di collegio, il Ppi che insiste per un monoturno con premio di maggioranza. "Mettetevi in testa che su questa linea siete in minoranza", dice duro Franceschini. E Salvi: "Ma come li fai i conti?".

Ecco perché, lasciando il vertice, Amato si limita ad annunciare: "Non c'è il muro contro muro, ma ci sono posizioni che devono ulteriormente convergere. Per questo ci siamo dati appuntamento all'8 gennaio". Il tempo stringe: il 18 la Consulta avvierà l'esame del referendum anti-proporzionale. E il ministro per le Riforme sollecita a fare presto: "Già una volta", ricorda, riferendosi all'atteggiamento di Craxi sul referendum Segni del '93, "tentai di convincere inutilmente altri che la celebrazione di un referendum sulla legge elettorale è necessariamente lesivo per le forze che sono in maggioranza". Ma se il Parlamento confermerà la sua impotenza, aggiunge, è chiaro che toccherà al referendum. I Popolari non ne vogliono sentir parlare. "Diciamo a chiare lettere il nostro no all'uso strumentale e manipolativo di un referendum che viene usato come una clava contro la democrazia dei partiti", attacca Marini.

Di Pietro, non invitato alla riunione, protesta: "Ma forse dovremmo ringraziarli, vista la totale lontananza di tale tavolo partitico dai sentimenti della stragrande maggioranza della popolazione". Anche l'Udr è sul piede di guerra, con Mastella che a proposito della linea di Veltroni parla di "grande sbaglio che indebolisce la maggioranza di governo". L'Udr però ce l'ha soprattutto con il Ppi, perché riesce a chiudere la partita delle giunte in Calabria e Campania. "Io ad Amato gliel' ho detto", racconta il senatore Napoli: "caro Giuliano, come ci puoi chiedere serenità sulle riforme, quando gli alleati ci trattano così?".

 

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