Segni:
"Marini erede della Dc: ROMA - "Elezioni politiche dopo una vittoria dei sì al referendum? No, credo invece che si debba e si possa riprendere il cammino delle riforme costituzionali". Però, onorevole
Segni, i Popolari confermano il loro secco no al
referendum. Quindi oggi Marini
è il nemico numero uno di voi referendari. Marini vuole una
nuova legge elettorale. Dice che il referendum porta al
bipartitismo, e loro sono assolutamente contrari a
soluzioni di questo tipo. Non hanno cambiato
idea quindi rispetto alla Dc del '93. Quindi, lei non ha
paura che la maggioranza vada divisa alla campagna
referendaria. Proprio il
bipartitismo che non piace per niente a Marini pronto, su
questo, a rompere con Veltroni e i Ds. Anche su questo
siete in rotta di collisione. Ma non c'è il
rischio, con questa contrapposizione all'interno della
maggioranza, che si producano poi contraccolpi anche sul
governo? Non sarebbe meglio tentare un accordo per
arrivare ad una legge? Nel senso che è
tanto difficile trovare un accordo sulla legge elettorale
che si rischia la spaccatura? Se vincessero i
sì, si innesca un meccanismo che può portare alle
elezioni politiche, come alla fine accadde con il
referendum del '93? Quali indica? |
Legge
elettorale, maggioranza divisa ROMA (si.bu.) - Walter Veltroni e i Democratici di sinistra devono stare attenti: insistere sul doppio turno di collegio mette a rischio la maggioranza. L'avvertimento, con toni e argomenti diversi, arriva dalle forze minori della coalizione, - cossuttiani, verdi, socialisti e Udr - sulla scia dell'intervista del segretario popolare Franco Marini a Repubblica. Tesi che Sergio Mattarella condivide. Per il vicepresidente del Consiglio, il leader del Ppi "ha messo opportunamente in guardia dal commettere errori così grandi". Il più esplicito nel mettere in relazione la permanenza di D'Alema a Palazzo Chigi con la soluzione del problema legge elettorale è stato il socialista Enrico Boselli: "I Ds devono sapere - dice il leader dei Socialisti democratici italiani - che se insistono sul doppio turno di collegio, che ha l'unico significato di ridurre i partiti a due e di spazzare via tutti gli altri, gli alleati di governo reagiranno e la sopravvivenza del governo sarà a rischio". Di rischi per l'esistenza della maggioranza, e del governo, parla anche Armando Cossutta, schierato contro il doppio turno di collegio e il referendum. Secondo il leader dei Comunisti italiani "è certamente possibile che una tesi possa prevalere prescidendo dalla maggioranza attuale, ma a quel punto la maggioranza non ci sarà più". Cossutta è convinto che bisogna trovare un accordo e che lo "si possa trovare evitando impuntature e pregiudizi che possono portare, al di là delle migliori intenzioni, a conseguenze che credo tutti i partiti della maggioranza siano interessati ad escludere". Quando si parla di legge elettorale, di bipartitismo e bipolarismo, non può certo mancare Clemente Mastella. Il segretario dell'Udr non apprezza "che alcuni grandi partiti che in realtà non sono la maggioranza del Parlamento, come Ds, Fi e An, possano mettersi insieme, come in realtà avevano già tentato prima, per fare una legge elettorale a scapito degli altri". E annuncia che l'Udr si batterà contro una legge elettorale che "arrivi a creare surrettiziamente un bipartismo di fatto". Si associa Luigi Manconi secondo cui il doppio turno di collegio spinge verso il bipartitismo. Prospettiva che il portavoce dei Verdi giudica "regressiva per la democrazia italiana". L'intervista di Marini ha suscitato invece molto malumore nei Ds e fra i prodiani. Antonio Soda, capogruppo dei Ds nella commissione Affari costituzionali della Camera, dice che il leader popolare "deve uscire dal passato e porsi il problema dell' identità dei popolari in modo moderno". I pessimi rapporti fra popolari e Romano Prodi vengono confermati da Arturo Parisi. Il braccio destro dell'ex premier si dice sorpreso di quanto dice Marini sul programma dell'Ulivo e del suo scarso rispetto degli impegni presi con gli elettori nel 1996. "Ho paura - dice Parisi - che Marini invece pensi di essere ancora al tempo della rappresentanza proporzionale quando i programmi erano bandiere di carta da issare sul pennone il giorno delle elezioni per poi stracciarli il giorno dopo". |