la Repubblica

Giovedì, 19 novembre 1998


Anche al Quirinale non dispiace il "sì"
Speranze e paure sul pronunciamento della Consulta.
Calderisi: se punta alla rielezione...

di ANTONELLO CAPORALE


ROMA - Oscar Luigi Scalfaro ama stupire. Adesso i suoi collaboratori lo ritraggono felice al pensiero di un sì della Consulta all'ammissibilità dei referendum elettorali. L'opposto di quel che soltanto ieri s'è pensato e anche detto di lui. La legnata data agli avvocati, colpevoli di insubordinazione nei confronti dei giudici costituzionali, è stata vista dai più, Gianfranco Fini in testa, come un ammonimento a futura memoria: nessuno si azzardi ad attaccare la Consulta quando deciderà la sorte del quesito elettorale. Dunque, è no, ha dichiarato allarmato il radicale- forzista Marco Taradash, "è un muro preventivo a difesa di quel palazzo, quando brucerà anche la speranza referendaria". Se diranno no, nessuno sogni la piazza, non ci pensi Di Pietro, di cui Scalfaro teme la propensione peronista.

Sorprendentemente Antonio Di Pietro, l'unico dei referendari ad aver disertato il ricevimento di tre giorni fa al Quirinale, non soltanto non se l'è presa, ma ha addirittura giurato massima obbedienza a ciò che la Consulta deciderà. Senso dello Stato, oppure, come si sussurra, consapevolezza che il Quirinale non è affatto dispiaciuto di un sì della Corte?

Passeggiare per il Transatlantico e interrogare gli abitanti per capire e sapere. Pietro Folena, neo coordinatore della segreteria dei democratici di sinistra: "L'ipotesi che venga bocciato il quesito mette sicuramente a rischio la possibilità che si faccia la riforma elettorale". Possibilità che per Marco Follini (Ccd), non c'è mai stata, persino quando si era nei giorni dell'ottimismo, con la (finta) ripresa del dialogo tra Polo e Ulivo: "Non c'era possibilità, e s'è visto. Fino a febbraio non si farà nulla". Figurarsi dopo, con i quesiti bocciati dalla Consulta: "Non si avrà nessuna legge elettorale, è sicuro", dice Ottaviano Del Turco. "Lo sanno pure i sassi, questo sistema politico non è nella condizione di produrre nulla sul piano delle riforme, c'è bisogno che di nuovo la magistratura svolga un ruolo di supplenza. La legge elettorale porta con sè tutto il resto, il ben di Dio di riforme che persino Fini "ora si augura sia possibile concludere", annuncia Calderisi, referendario da sempre, ora anche forzista disubbidiente.

Ecco, la Consulta. Se dirà di sì, Augusto Barbera, del comitato promotore, avrà vinto - per la seconda volta - la scommessa della sua vita politica: "Il referendum trascinerà ogni altra cosa. Comunque il nostro quesito è blindato". E Scalfaro perchè dovrebbe essere allarmato di questa eventualità? "Anzi, gli sarebbe utile - dice Calderisi - se punta alla rielezione, se vuole divenire il padre della Seconda Repubblica, non può aver paura del sì alla Consulta".

"Il quesito sarà condizionato dagli umori politici, perchè un cavillo lo si trova, figurarsi. Scalfaro e D'Alema fanno la differenza: i giudici costituzionali o rispondono all'uno o all'altro", avverte Taradash. Ecco, D'Alema ha deciso? L'ultima, privata esternazione ("Se la Corte è fedele alla Costituzione dirà di no, se invece rispetta la sua giurisprudenza lo ammetterà"), poi regolarmente smentita da una nota di palazzo Chigi lo situa a metà del campo. Come lui, in una posizione di attesa c'è anche Berlusconi: "Teme Di Pietro - dice Calderisi - ma forse è meglio che non si esponga troppo perchè i giudici vanno sempre nella direzione opposta alla sua". "E' ora che Forza Italia si decida", chiede Mario Segni il giorno in cui incassa anche anche il sì di Pierferdinando Casini: "Ora quasi tutto il Polo è con noi. Spero che questo aiuti a superare le perplessità che ancora vedo dentro Forza Italia, perchè questa è la bandiera dei liberaldemocratici". La barriera referendaria è sicuramente più larga e più forte della compagine avversaria. L'elezione di Veltroni alla segreteria di Botteghe oscure pesa come il pronunciamento di Romano Prodi. Di qua poi c'è Fini e la grande parte dei parlamentari eletti con il centrodestra a dar man forte.

Le ultime notizie annunciano luce verde anche dal Quirinale: il voto degli italiani contribuirà a cambiare una legge che il presidente ha - soltanto qualche giorno fa - definito "bastarda".


Cresce il partito del referendum
Fini: con i ribaltoni è finito il dialogo sulla legge elettorale


ROMA - "Visto l'atteggiamento dei Ds sui ribaltoni, per noi, oggi, c'è solo il referendum". Pierferdinando Casini mette in apparenza una pietra tombale sull'ipotesi di un accordo bipartisan sulla legge elettorale: un'ipotesi - detta il segretario del Ccd - che "non esiste più, perché non ci si può accordare con il carnefice".

La presa di posizione di Casini modifica in modo radicale gli equilibri nel Polo, lasciando solo Forza Italia a battere ancora la strada dell'accordo. Molti indizi lasciano pensare anzi che - accanto al "tradimento" dell' Udr - proprio la ventilata disponibilità di Franco Marini a marciare insieme a Berlusconi sulla strada del doppio turno di coalizione abbia deciso il Ccd a rompere gli indugi, inducendo Gianfranco Fini a chiudere anche lui definitivamente la porta alla ricerca di un'intesa in Parlamento: "Per quel che riguarda An - spiega - è inutile cercare un dialogo fine a se stesso sulla legge elettorale. Si pronuncino gli elettori attraverso il referendum".

Anche il presidente di An lega la scelta della linea dura al vortice di ribaltoni in corso nelle regioni del Sud, e avverte che sarebbe "gravissima" l'esistenza di un legame tra le parole di Scalfaro in difesa della Consulta e la sentenza della Corte sull'ammissibilità del quesito referendario, attesa per il 20 gennaio. Ma anche lui accenna al delicato problema dei rapporti con la forza più importante del Polo, sottolineando che "per il momento, questa è la posizione mia e di Casini: Berlusconi stamane non l'ho sentito...".

Stando alle parole di Enrico La Loggia, il Cavaliere non ha però cambiato la sua posizione, "che è e resta quella di tentare il massimo sforzo possibile per trovare una soluzione legislativa prima del referendum, nella speranza che non ci si arrivi": Casini e Fini - dichiara con una certa durezza il capogruppo di Forza Italia al Senato - farebbero bene a "far prevalere la ragione rispetto alle passioni".

Il fronte antireferendario perde pezzi però anche sul versante dell'Ulivo, dove pure i verdi, con Maurizio Pieroni, si arrendono all'evidenza che "una buona legge elettorale non sembra dietro l'angolo". Anche Enrico Boselli sembra rassegnato al referendum, se questo serve ad impedire che passi la proposta "pericolosa e autoritaria" dei Ds. Ma la Lega - in un isolamento solo in apparenza totale - rilancia una ricetta opposta: ventilando nella proposta di legge presentata ieri il modello tedesco, cioè con il sistema proporzionale e una soglia di sbarramento fissata al 5 per cento.

 

Torna alla Rassegna stampa

Hosted by www.Geocities.ws

1