Segni:
"Parlano di referendum perché adesso hanno
paura" ROMA - Professor
Segni, c'è grande animazione su referendum e legge
elettorale. Chi ha paura? Dialogano. Cosa ne
pensa? E a D'Alema cosa
dice? Amato parla di
doppio turno, di coalizione o di collegio, e di elezione
diretta del premier. Soddisfano il quesito referendario? Amato dice anche
che il referendum, in un contesto di delegittimazione
della politica, può essere strumento pericoloso. Ma lei a che forma
di governo pensa per l'Italia? Ma si voterà?
Cossiga, un promotore, ha dubbi sull'ammissibilità. E il
comitato promotore denuncia pressioni sulla Consulta. Ma l'eventuale
esito positivo del referendum è un punto di arrivo o di
partenza? |
Il doppio turno
divide Ds e Ppi ROMA (g.l.) - Dopo l'apertura di dialogo sulla riforma elettorale da parte del leader di Forza Italia ("una capriola politica" l'ha definita Mastella) i partiti si schierano sui due fronti opposti del doppio turno di collegio e di coalizione. Cesare Salvi, presidente dei senatori Ds, boccia l'ipotesi di doppio turno di coalizione abbinato all'elezione diretta del premier che non era stato escluso dal ministro delle Riforme Amato. Salvi si augura che oltre alla legge elettorale si faccia anche una riforma costituzionale, della forma di governo, e spiega: "A me pare che le soluzioni buone siano due: l'elezione del premier con il doppio turno di collegio, come nella proposta che elaborammo con Fisichella, Urbani e Bassanini; oppure il semipresidenzialismo temperato della Bicamerale, con alcuni miglioramenti, riproposto da Cossiga: Non credo, invece, - aggiunge Salvi - nell'ipotesi adombrata come possibile alternativa dal ministro Amato, di doppio turno di coalizione abbinato all'elezione diretta del premier". Salvi non fa appello al vincolo di maggioranza in materia di legge elettorale, ma ricorda che un tema così importante richiede una mediazione nella maggioranza "per presentarsi al dialogo con le opposizioni partendo da punti di vista non contrapposti". E' evidente che il presidente dei senatori Ds si riferisce soprattutto alla posizione dei popolari di Marini che, non solo è favorevole al doppio turno di coalizione, ma esclude anche il vincolo di maggioranza e ricorda che sul modello da lui preferito esiste già una potenziale maggioranza in Parlamento, che invece non c'è sul doppio turno di collegio. E ieri sera a piazza del Gesù il segretario del Ppi ha parlato per più di un'ora con il sottosegretario Marco Minniti, stretto collaboratore del presidente del consiglio D'Alema, anche del nodo delle riforme elettorali. Per il Ppi il doppio turno di collegio che piace a D'Alema e a gran parte dei Ds non rafforza il bipolarismo. Il partito di Marini, conferma Renzo Lusetti, "ripropone l'idea del doppio turno di coalizione o in subordine la proposta Franceschini, vale a dire il sistema attuale a turno unico con la quota proporzionale sfruttata in parte come premio di maggioranza". Su questa base il Ppi va al confronto "anche per scongiurare un referendum che servirebbe solo ad aumentare la confusione e a determinare un'attribuzione assolutamente casuale di centinaia di collegi". Ma oltre che al doppio turno di coalizione, i Ds sono contrari anche alla proposta Franceschini perché, sostiene Salvi, "non risolve i problemi in quanto non garantisce che la maggioranza alla quale il premio viene dato sia effettivamente coesa". Per Salvi "non è dando un premio di maggioranza che una cooalizione disomogenea programmaticamente diviene improvvisamente coesa. Per questo noi rimaniamo dell'opinione che la soluzione migliore sarebbe quella di una legge elettorale di tipo francese, cioè il doppio turno di collegio con limitata quota proporzionale". |