L'ira di
Occhetto: "Un semi-golpe" RIMINI (a.t.) - Parla di semi-golpe e intrighi da prima Repubblica, di congiure e tattici voltafaccia. E' un Occhetto furioso quello che si presenta a Rimini per sostenere i referendum contro la quota proporzionale nel sistema elettorale. Insieme a Mario Segni a presiedere la riunione dei comitati referendari dell'Emilia Romagna, Achille Occhetto lancia pesanti bordate contro D'Alema e il suo governo. "A Roma la situazione è precipitata - attacca Occhetto - sembra di essere tornati ai tempi delle congiure. Il governatore della Banca d'Italia Fazio ha offerto a D'Alema il taglio dei tassi prima negato a Prodi: sembra un regalo a chi ha promosso la congiura contro il precedente presidente del Consiglio. E' un atto di semi-golpe". Occhetto non risparmia sarcasmo nemmeno all'alleanza di governo. "Come si fa a discutere con Mastella, dell'Udr, che rivendica ancora il manuale Cencelli?". Ma la critica più dura, Occhetto la rivolge ai diessini. "Capisco che i democratici di sinistra siano in difficoltà - aggiunge - perché hanno partner che prediligono il sistema proporzionale, ma devono trovare il modo o di fare una legge nello spirito referendario o di consentire agli italiani di votare il referendum". Non a caso l'appello ai "compagni" di partito parte da Rimini, "la città dove è nato quel Pds che aveva nel suo programma la scelta del sistema maggioritario". "Ma ora - conclude l'ex segretario - quel programma è stato dimenticato". Gli stessi toni li ha usati Mario Segni, intervenuto all'affollata assemblea riminese nella Sala degli Archi. "C'è bisogno della nostra controffensiva perché l'aria è cambiata, è tornato il governo dei partiti che vuole affossare il referendum. Lo scenario è da prima Repubblica, con la lotta per i ministeri e i sottosegretariati. Su questa strada si vuole impedire ai cittadini il diritto di esprimersi". |
Marini: sulla
legge elettorale niente vincoli di coalizione ROMA (b.j) - Niente vincoli di maggioranza sulla legge elettorale. Franco Marini parla chiaro: "Noi non poniamo pregiudiziali, ma nemmeno ne accettiamo. Neppure dal presidente del Consiglio". Mentre nel centrodestra i tre "saggi" (Nania, Vito e Giovanardi) incaricati di redigere una proposta che attualizzi il patto di casa Letta (doppio turno di coalizione con clausola anti-ribaltone) non si sono ancora messi all'opera, nella maggioranza le posizioni restano lontane. "Sulla riforma elettorale", avverte Marini, "non c'è una posizione di governo. E noi rivendichiamo il nostro diritto a confrontarci con tutte le forze in Parlamento". "È vero", gli risponde il diessino Antonio Soda, "che nel programma di governo non c'è l'indicazione di un modello elettorale, ma è altrettanto vero che a differenza del passato c'è il ben preciso impegno ad affrontare la questione". A sollecitare una posizione comune interviene Clemente Mastella. "È giusto che in materie come questa non ci siano lacci o lacciuoli", osserva il segretario udr, "ma sarebbe bene avere in larga misura le stesse idee all'interno della coalizione". Mastella non nasconde una personale preferenza per il modello elettorale regionale, ma la posizione ufficiale dell'Udr (al pari dei Ds) è nettamente a favore del doppio turno di collegio. Un ulteriore motivo di divergenza rispetto al Ppi. "Convivere è sempre difficile. È difficile fra un uomo e una donna, figuriamoci fra Marini e Mastella", minimizza il leader Ppi interpellato sui non facili rapporti fra popolari e cossighiani. "Questi nostri amici ci lasciarono quando scegliemmo il centrosinistra. Ora sono tornati e sono contento perché così si rafforza l'area centrista del centrosinistra". La questione, in realtà, non è così semplice. Di "guerra delle poltrone" Marini non vuol sentir parlare. Che le cose non siano facili, però, non può negarlo: "È un rapporto complicato che riguarda il modo di fare la politica. Il problema esiste e non so ancora come lo svilupperemo". Ma il segretario del Ppi si trova anche alle prese con un partito incerto sul proprio futuro, preoccupato per le sorti dell'Ulivo e dubbioso su quel grande centro verso cui vorrebbe attrarlo Cossiga. Il prossimo 6 novembre, ma non si esclude una coda al giorno successivo, Marini riunirà la direzione e i gruppi parlamentari ("in un convento", ha annunciato lo stesso segretario con una battuta) per discutere - rigorosamente a porte chiuse - di tutti i nodi sul tappeto. A destra, intanto, il portavoce di An, Adolfo Urso ha illustrato ieri la sua proposta di legge per l'uninominale secca, sia alla Camera che al Senato, secondo le linee guida del referendum Segni, con abolizione della quota proporzionale e dello scorporo e obbligo di raccogliere le firme per le candidature nei singoli collegi. "Ma questa è una proposta personale di Urso", avverte il collega di partito Nania. E il forzista Giuliano Urbani la boccia seccamente: "Riprodurrebbe l'esperienza negativa delle alleanze arlecchino. Quello che serve è il premio di maggioranza". |