Tensione sul verdetto della Corte
costituzionale, ROMA - Da un lato il partito delle riforme in Parlamento, dallaltro quello del referendum. Il copione si ripete ed ogni occasione è buona per rinfocolare la polemica, per accusarsi reciprocamente di oscuri e sotterranei lavorii tesi ad influenzare la decisione che la Consulta dovrà prendere sul referendum contro la proporzionale. Stavolta è il Quirinale al centro dello scontro. Perchè ieri sul settimanale Panorama è uscita una frase virgolettata, dal tono per nulla soft, che un consigliere di Scalfaro attribuisce al capo dello Stato: «La Corte boccerà il referendum». La confidenza sarebbe stata fatta subito dopo il pranzo che Scalfaro ha avuto il 22 scorso con i giudici della Corte. Apriti cielo, i referendari si armano di prima mattina, presentano interrogazioni parlamentari e chiedono al governo quale valutazione intende dare dellaccaduto. «Se fosse vero sarebbe un fatto gravissimo - tuona Peppino Calderisi - ultimo frutto del sempre più intenso lavorio che gli affossatori del referendum stanno facendo». Se Achille Occhetto si dice «incredulo per un fatto che se vero sarebbe gravissimo», per nulla sorpreso si mostra Adolfo Urso (An). «Scalfaro ha più volte dimostrato di non gradire il referendum e la sua concezione oligarchica della politica e del Paese fatta di cene e di messaggi sono una conferma». Ma lira dei referendari si ferma qui perchè alcuni tra i più illustri promotori sono molto più cauti, convinti sì che il partito antireferendum stia tirando per la giacca il Quirinale, ma anche che Scalfaro si renderebbe conto che, senza referendum, si fermerebbe anche quella timida ripresa del dialogo sulle riforme che è in atto. «Sono portato ad escludere che tutto ciò sia vero, anche perchè Scalfaro ha più volte ribadito la sua volontà di restare neutrale», commenta Augusto Barbera. E la smentita che in serata arriva dal Quirinale dà ragione alla cautela di Barbera e al prudentissimo silenzio di Mario Segni. «Ciascuno dei consiglieri del Presidente della Repubblica esclude, nel modo più categorico, di aver parlato, lunedì 21 dicembre o in altra data, con parlamentari o con chicchessia dell'argomento referendum e, in particolare, di aver fatto qualsivoglia riferimento o previsione in merito alla decisione che la Corte dovrà assumere sull'ammissibilità dello stesso referendum». La secca smentita chiude, solo per ora, un duello destinato ad andare avanti sino alla pronuncia della Consulta e che è destinato a riprendere quota in vista del vertice sulle riforme istituzionali che la maggioranza ha convocato per l8 gennaio. E già, perché in quella occasione rischia di riproporsi il braccio di ferro tra coloro che spingono per mettere a punto delle riforme che scoraggino la Corte e chi invece pensa di non dover in alcun modo ostacolare il referendum. LUdr sembra avere le idee chiare. Roberto Napoli, presidente dei senatori udierrini, spiega a chiare lettere che l8 proporrà «di ripartire dalle intese raggiunte in Bicamerale». Ma la polemica che ha investito ieri il Quirinale dimostra ancora una volta come le due partite (referendum-riforme ed elezione del presidente della Repubblica) siano fortemente connesse. Tanto legate che la maggioranza risponde «sì» allinvito di Domenico Fisichella (An) di eleggere insieme il nuovo capo dello Stato, a patto che riprenda il cammino delle riforme. E quando poi si affronta largomento Quirinale rifiorisce la ridda di nomi, con il Polo sempre più intenzionato a candidare Emma Bonino. Se il referendum si porta dietro il nodo del successore di Scalfaro, la ripresa del dialogo sulle riforme si lega sia alla possibilità di accorpare le tornate elettorali («Maccanico sta lavorando allunificazione», spiega Francesco Rutelli), che ai numerosi ribaltoni che lUdr sta attuando nelle regioni. Per il Ccd nessun dialogo è possibile se non si blocca la politica dellUdr che vuole uniformare assetto nazionale e giunte locali. Ma la strategia va avanti e ieri laccordo per una giunta di centro-sinistra è stato raggiunto nella regione Calabria, mentre in Campania si tratta ad oltranza. |