LItalia senza
riforme ROMA - Forse è vero quello che dice Valdo Spini, che il referendum contro il proporzionale «è larma della disperazione per favorire il processo delle riforme», visto che non si riesce a cambiare la legge elettorale, nè a stabilire una soglia di sbarramento per le Europee. Oggi il ministro Amato prova ad illustrare ai capigruppo della maggioranza un possibile modello elettorale, che dovrebbe conciliare le diverse posizioni, salvando il doppio turno e lo spirito delle due coalizioni che si fronteggiano. Ma difficilmente la sua proposta riuscirà ad arrivare prima del 18 gennaio, giorno in cui la Corte costituzionale deve decidere lammissibilità del referendum Segni-Di Pietro. Daltronde, il referendum sembra molto popolare tra gli italiani. Sarà per questo che ieri accanto ai referendari storici, come Occhetto, Segni, Barbera e Taradash, ai quali si sono aggiunti autorevolmente Di Pietro e Prodi, troneggiavano i leader di due dei maggiori partiti italiani, Veltroni per i Ds e Fini per An, che ostentavano una grande sintonia, ma anche il segretario del Ccd Pierferdinando Casini. Tutti insieme nella battaglia per il bipolarismo. E, di fronte a questa parata, con una presenza massiccia di ulivisti, da Petruccioli a Falomi, condita da abbracci tra Prodi e Veltroni, ma anche di un ritrovato feeling tra Occhetto e lo stesso Veltroni, al punto da far dichiarare allex segretario della Quercia che «la presenza di Walter oggi ricuce un vulnus», si notano di più le assenze. Scontata quella del leader del Ppi Marini, avversario da sempre della consultazione antiproporzionale. Problematica quella di Berlusconi, che sarà anche stato «presente e favorevole in spirito», come assicura Casini, ma che invece resta alla finestra in attesa di vedere il comportamento della Consulta e forse spera ancora in un accordo su una nuova legge elettorale, nonostante, come sottolinea non a caso Fini, «la maggior parte dei parlamentari del Polo si è pronunciata a favore del referendum». Cauta quella di Cossiga, visto che lUdr è divisa sullargomento. Sorprendente, infine, anche lassenza del professore liberal Antonio Martino, tra i padri fondatori del bipolarismo e tra i promotori del referendum, che ne denuncia «la strumentalizzazione da parte dei Democratici di sinistra perchè, come ho potuto sentire da Cesare Salvi, hanno lintenzione, comunque vada il referendum, di cambiare la legge elettorale. La loro partecipazione è perciò una truffa ai cittadini». In attesa della decisione della Corte Costituzionale, ma anche della proposta del ministro per le Riforme Amato, il fronte dei sostenitori del referendum si mostra compatto sul senso della battaglia bipolarista. Ma appare meno coeso su quello che sarà l'effetto di un'eventuale vittoria, che secondo Veltroni dovrebbe aprire la strada al doppio turno di collegio, mentre Fini considera che il referendum potrebbe portare ad altre soluzioni sia di tipo elettorale che di tipo istituzionale. E se Di Pietro invoca le elezioni subito dopo le elezioni, il leader di An replica che si può anche andare al voto, e certo con il maggioritario, ma che può essere tradotto in tanti modi: col turno unico, con il doppio turno, con il doppio turno di collegio o di coalizione e perfino con l' elezione diretta del premier o del capo dello Stato». Come dire, inutile ad oggi porre limiti alla provvidenza. La trasversalità del fronte referendario però divide gli schieramenti. Il centrodestra deve fare i conti con la posizione prudente di Berluscon. «Siamo ancora in attesa della proposta della maggioranza sulla legge elettorale», spiega il forzista la Loggia. Ma è nel centrosinistra che ci sono vere e proprie lacerazioni. Divisi i Ds. Non solo per la freddezza dimostrata da DAlema ai tempi della Bicamerale. Dissente anche la sinistra di Botteghe Oscure, con Gloria Buffo che lamenta la mancanza di discussione nel partito. E Popolari, Verdi, Comunisti italiani e parte dellUdr non condividono affatto lentusiasmo diessino per il referendum. «Se si va per questa strada, la maggioranza rischia», avvertono Cossutta e Dario Franceschini del Ppi. E il socialista Boselli si dichiara addirittura pronto a mettersi alla guida del fronte del no. |
«Adesso
Scalfaro non influenzi la Corte» ROMA - Sembra invincibile, larmata referendaria che ha riunito gli eserciti di Fini, Veltroni, Prodi e Di Pietro. Invece basterebbe una cannonata ben assestata dalla Consulta (linammissibilità costituzionale del quesito) per farla colare a picco ancor prima della partenza. Non ci sono più dubbi: la partita del referendum non si giocherà alle urne, ma nei saloni della Corte Costituzionale. E se i sostenitori del maggioritario supereranno indenni anche questultima strettoia, chi riuscirà a fermarli quando si coalizzeranno insieme nella campagna referendaria? Non a caso le preoccupazioni degli anti-proporzionalisti, negli ultimi giorni, si sono concentrate tutte sulla Consulta. E non è sfuggita agli occhi più attenti una notizia di qualche giorno fa: il presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, ha incontrato a pranzo i giudici della Corte Costituzionale. Non è un mistero che il Capo dello Stato nutra dubbi e perplessità sullutilità del quesito referendario. E quella visita alla Consulta è stata letta da alcuni referendari come unoccasione per sostenere la causa dei proporzionalisti. Gianfranco Pasquino, politologo ulivista, non ha dubbi: «Sulla Corte Costituzionale sono già iniziate le pressioni da tutte le parti. Speriamo solo che prevalgano quelle giuste». Per Pasquino un pronunciamento di anticostituzionalità non sarebbe solo tecnico, ma avrebbe gravi conseguenze politiche: «Bloccherebbe le riforme». «Quanto a Scalfaro - prosegue - già influenza la Corte Costituzionale nominando, come è sua prerogativa, alcuni giudici. Mi auguro che non faccia pressioni ora, quando ci sono da cambiare delle idee del passato». Lultimo pensiero dellex senatore della Quercia è per Giuliano Amato, ministro per le riforme: «Da un costituzionalista come lui mi aspetto un pronunciamento autorevole». «Una cosa è certa - gli fa eco Adolfo Urso, di An - il Paese è già tutto schierato per il referendum. E capisco che i proporzionalisti, temendo le urne, facciano ricorso a vecchie logiche di Palazzo». E liquida con una battuta le tanto temute pressioni di Scalfaro: «Il suo voto, alle urne, conterà per uno come quello di tutti gli altri cittadini». Ostenta tranquillità anche un altro referendario storico: il diessino Augusto Barbera: «Da un punto di vista giuridico non possono esserci dubbi di illegittimità, visti i precedenti otto pronunciamenti della Consulta. Quanto a Scalfaro, non è nel suo stile fare pressioni. Del resto si è sempre battuto per le riforme e non avrebbe senso opporsi ora alla locomotiva che potrebbe farle ripartire». Intanto è stato scelto il relatore della Corte Costituzionale per il quesito Segni-Di Pietro: sarà il giudice Riccardo Chieppa. In passato criticò il sistema proporzionale per lelezione del Csm e fu uno degli artefici del messaggio dellallora presidente Leone sul rinnovamento delle istituzioni. Precedenti, si dice, favorevoli al fronte referendario. |