«Berlusconi attento, col
proporzionale sparisci»
Segni lancia un appello al
Cavaliere affinchè appoggi il referendum
e avverte Amato: una legge solo dopo il voto
di MARCO CONTI
ROMA - «Voglio rivolgere
un appello pubblico a Berlusconi affinché rompa con i
cattivi consiglieri alla Urbani e alla Baget Bozzo, e si
schieri per il referendum ricordandosi che FI nacque per
realizzare il bipolarismo». Mario Segni è appena
rientrato da Rimini dove con Achille Occhetto ha avviato
la campagna referendaria che, in attesa del
pronunciamento della Cassazione, serve a difendere le 700
mila firme dal tentativo di mettere in piedi una legge
qualsiasi che eviti la consultazione.
«È incredibile. Ora la
maggior parte delle forze politiche pensa che il primo
problema per lItalia sia come evitare il referendum
e ci si affanna per scippare ai cittadini questo diritto.
Ma dobbiamo dire le cose come stanno, da questo
Parlamento una buona riforma elettorale non può uscire.
Questo è un Parlamento pieno di spinte
proporzionalistiche che al massimo può tirar fuori un
Mattarellum-bis. Solo dopo il referendum si potrà fare
una vera legge bipolarista e maggioritaria».
Berlusconi è poco
convinto del referendum, sostiene che non risolva il
problema di come dare al Paese maggioranze certe e
stabili.
«E sorprendente la diffidenza di Berlusconi,
perché il referendum è quanto di più forte ci sia nel
senso della stabilità. In realtà molte sue perplessità
sono di natura politica ed infatti i due consiglieri che
ho citato spingono per un ritorno al proporzionale e
dicono chiaramente che lera del maggioritario è
finita».
Quali sarebbero,
secondo lei, le conseguenze se il Cavaliere seguisse
queste sirene?
«Con il proporzionale FI non ha futuro. Berlusconi pensa
davvero di poter reggere un partito come FI al centro,
con la concorrenza di tutte le componenti
vetero-democristiane? Ma se lo mangiano in quattro e
quattrotto. FI è nata per portare il bipolarismo
sulla scena italiana e nel 94 Berlusconi si
proclamò continuatore dellopera referendaria».
Qual è
lalternativa politica che lei offre al Cavaliere
qualora appoggiasse il referendum?
«Una prospettiva enorme, entusiasmante: il partito
liberaldemocratico che raccolga in un solo soggetto il
mondo che va da An sino ai moderati che sono
nellUlivo. E quello che manca allItalia
e per questo voglio battermi».
Alcuni sostengono che
né il precedente né lattuale referendum
scongiurano la frammentazione. Anzi...
«Abbiamo avuto un governo durato due anni e mezzo
proprio grazie al referendum. Senza il maggioritario non
saremmo entrati in Europa e non avremmo una legge per
eleggere i sindaci che sta funzionando. Questo grazie al
referendum anche se dopo con il Mattarellum e la legge
sul finanziamento ai partiti siamo tornati indietro».
Cossiga dice che
«il referendum è di Segni». Secondo lei lo fa
per tranquillizzare il Cavaliere sulla presenza di Di
Pietro?
«La forza di questo referendum è la collegialità. Non
ci siamo solo Di Pietro, ma sarebbe puerile se questo
fosse anche uno dei motivi. Di fronte alle grandi
decisioni del Paese ci vuole una grande generosità. Se
Berlusconi si tirasse indietro ripeterebbe lerrore
della vecchia Dc quando lelettorato e il mondo
cattolico votò per il referendum mentre la dirigenza
rimase sulla parte opposta condannandosi politicamente».
E importante per
voi che questo governo ha un ministro per le Riforme?
«E ancora presto dire cosa significhi la scelta di
Amato. Io ricordo due Giuliano Amato. Quello che da vice
di Craxi invitava ad andare al mare e quello che da
premier favorì la legge per lelezione diretta dei
sindaci. Spero di trovare il secondo quando ci riceverà.
Ovvero lAmato che prende atto del referendum e non
si addentra in tentativi scivolosi e pericolosi che
mirano solo ad evitare la consultazione e non a dare una
riforma al Paese. Meglio intervenire dopo».
Con questo governo ci
sono maggiori o minori possibilità che il referendum
venga ammesso?
«Voglio sperare di essere ancora in un Paese dove vige
lo Stato di diritto e non nella repubblica delle banane,
ma vedo in atto da parte di alcuni partiti una campagna
aperta di intimidazione sulla Corte. Però ho fiducia
perché non cè nessun argomento giuridico contro
il referendum».
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