Il Messaggero

Domenica, 1° novembre 1998


«Berlusconi attento, col proporzionale sparisci»
Segni lancia un appello al Cavaliere affinchè appoggi il referendum
e avverte Amato: una legge solo dopo il voto

di MARCO CONTI

ROMA - «Voglio rivolgere un appello pubblico a Berlusconi affinché rompa con i cattivi consiglieri alla Urbani e alla Baget Bozzo, e si schieri per il referendum ricordandosi che FI nacque per realizzare il bipolarismo». Mario Segni è appena rientrato da Rimini dove con Achille Occhetto ha avviato la campagna referendaria che, in attesa del pronunciamento della Cassazione, serve a difendere le 700 mila firme dal tentativo di mettere in piedi una legge qualsiasi che eviti la consultazione.

«È incredibile. Ora la maggior parte delle forze politiche pensa che il primo problema per l’Italia sia come evitare il referendum e ci si affanna per scippare ai cittadini questo diritto. Ma dobbiamo dire le cose come stanno, da questo Parlamento una buona riforma elettorale non può uscire. Questo è un Parlamento pieno di spinte proporzionalistiche che al massimo può tirar fuori un Mattarellum-bis. Solo dopo il referendum si potrà fare una vera legge bipolarista e maggioritaria».

Berlusconi è poco convinto del referendum, sostiene che non risolva il problema di come dare al Paese maggioranze certe e stabili.
«E’ sorprendente la diffidenza di Berlusconi, perché il referendum è quanto di più forte ci sia nel senso della stabilità. In realtà molte sue perplessità sono di natura politica ed infatti i due consiglieri che ho citato spingono per un ritorno al proporzionale e dicono chiaramente che l’era del maggioritario è finita».

Quali sarebbero, secondo lei, le conseguenze se il Cavaliere seguisse queste ”sirene”?
«Con il proporzionale FI non ha futuro. Berlusconi pensa davvero di poter reggere un partito come FI al centro, con la concorrenza di tutte le componenti vetero-democristiane? Ma se lo mangiano in quattro e quattr’otto. FI è nata per portare il bipolarismo sulla scena italiana e nel ’94 Berlusconi si proclamò continuatore dell’opera referendaria».

Qual è l’alternativa politica che lei offre al Cavaliere qualora appoggiasse il referendum?
«Una prospettiva enorme, entusiasmante: il partito liberaldemocratico che raccolga in un solo soggetto il mondo che va da An sino ai moderati che sono nell’Ulivo. E’ quello che manca all’Italia e per questo voglio battermi».

Alcuni sostengono che né il precedente né l’attuale referendum scongiurano la frammentazione. Anzi...
«Abbiamo avuto un governo durato due anni e mezzo proprio grazie al referendum. Senza il maggioritario non saremmo entrati in Europa e non avremmo una legge per eleggere i sindaci che sta funzionando. Questo grazie al referendum anche se dopo con il Mattarellum e la legge sul finanziamento ai partiti siamo tornati indietro».

Cossiga dice che «il referendum è di Segni». Secondo lei lo fa per tranquillizzare il Cavaliere sulla presenza di Di Pietro?
«La forza di questo referendum è la collegialità. Non ci siamo solo Di Pietro, ma sarebbe puerile se questo fosse anche uno dei motivi. Di fronte alle grandi decisioni del Paese ci vuole una grande generosità. Se Berlusconi si tirasse indietro ripeterebbe l’errore della vecchia Dc quando l’elettorato e il mondo cattolico votò per il referendum mentre la dirigenza rimase sulla parte opposta condannandosi politicamente».

E’ importante per voi che questo governo ha un ministro per le Riforme?
«E’ ancora presto dire cosa significhi la scelta di Amato. Io ricordo due Giuliano Amato. Quello che da vice di Craxi invitava ad andare al mare e quello che da premier favorì la legge per l’elezione diretta dei sindaci. Spero di trovare il secondo quando ci riceverà. Ovvero l’Amato che prende atto del referendum e non si addentra in tentativi scivolosi e pericolosi che mirano solo ad evitare la consultazione e non a dare una riforma al Paese. Meglio intervenire dopo».

Con questo governo ci sono maggiori o minori possibilità che il referendum venga ammesso?
«Voglio sperare di essere ancora in un Paese dove vige lo Stato di diritto e non nella repubblica delle banane, ma vedo in atto da parte di alcuni partiti una campagna aperta di intimidazione sulla Corte. Però ho fiducia perché non c’è nessun argomento giuridico contro il referendum».

 

Torna alla Rassegna stampa

Hosted by www.Geocities.ws

1