il Giornale

Martedì, 29 dicembre 1998


Pressioni sulla Corte, bufera sul Colle
Taradash e Calderisi annunciano interrogazioni, Occhetto è indignato,
Gasparri e Urso accusano il capo dello Stato di lavorare contro le riforme
Un consigliere di Scalfaro avrebbe "pronosticato" la bocciatura
del referendum elettorale. In serata arriva la smentita
Si parla del "tradimento" di un (ex) fedelissimo
di Alessandro Caprettini

Esplode con fragore la "bomba referendum" a un mese giusto dalla decisione della Corte costituzionale. Ed è bufera su Scalfaro. In un articolo pubblicato ieri da Panorama, Augusto Minzolini rivela che un consigliere del Quirinale, di passaggio a Montecitorio lo scorso 21 dicembre, ha preannunciato ad alcuni deputati che "al 90 per cento la Consulta dirà no" all'ammissibilità del quesito con cui si intende cancellare la quota proporzionale per il voto della Camera.

Rimbombano immediatamente proteste e interrogazioni urgenti per D'Alema e compagni. Davvero le cose stanno così? – chiedono polemicissimi al premier, gli azzurri Calderisi e Taradash. E che intende fare il governo sul tema? Achille Occhetto, altro referendario della prima ora, gronda stupore e indignazione. Dice di non volere credere a quanto riportato dal settimanale "data la stima nutrita nei confronti del capo dello Stato", ma annunciando anche lui un'interrogazione a D'Alema, nota che si tratterebbe di un fatto, se confermato, "di inaudita gravità" per cui meglio si farebbe a chiarire immediatamente le cose.

Devono invece passare quasi dieci ore perché dal Quirinale e più precisamente dalla segreteria generale della presidenza, vengano diramate poche righe in cui si sostiene che "ciascuno dei consiglieri del presidente della Repubblica esclude, nel modo più categorico, di avere parlato, lunedì 2l dicembre o in altra data, con parlamentari o con chicchessia dell’argomento referendum e, in particolare, di avere fatto qualsivoglia riferimento o previsione in merito alla decisione che la Corte Costituzionale dovrà assumere sull’ammissibilità dello stesso referendum".

Minzolini, però, non retrocede di un millimetro : "Si vede -fa sapere dagli Usa con piccato riferimento al comunicato- che uno dei consiglieri di Scalfaro ha detto una bugia". E la vicenda, che ha già fatto risuonare l'allarme rosso, si tinge a questo punto anche di giallo. Chi è intanto, o chi potrebbe essere l'incauto consigliere che andava pronosticando il "no" della Consulta dopo una cena al Colle tra il capo dello Stato "e alcuni" esponenti. della Corte come rivelava Panorama? Adolfo Urso, parlando di "Zolle lanciate contro la macchina delle riforme" da parte di Scalfaro, faceva trasparire all'improvviso la figura di Michele Zolla, ex parlamentare dc da tempo addetto ai rapporti con il Parlamento che, giusto ieri, è apparso, silenzioso e rabbuiato, nei vuoti corridoi di Montecitorio.

Altri parlano di un possibile smarrimento di uno dei fedelissimi di Oscar; non soddisfatto del trattamento riservatogli negli ultimi mesi. il mistero resta fitto, e il clima si è fatto torrido a dispetto del gelo atmosferico. E, particolare di non secondaria importanza, a pochissimi giorni ormai dal messaggio di fine anno del presidente, ultimo di una serie lunga ormai sette anni. Che poteva essere un pacato addio e che invece può trasformarsi in un falò crepitante.

Tra i referendari si capta distintamente il crescere di un sordo malessere per il ruolo giocato dall'uomo del Colle: "Si vogliono bloccare le riforme e Scalfaro è da tempo punto di riferimento dell'immobilismo e del peggior conservatorismo!", sostiene Maurizio Gasparri di An. "Mi meraviglio dello stupore. Sono cose che sanno tutti - rileva a sua volta Giuliana Olcese con riferimento alle rivelazioni sul pressing del Quirinale sul referendum perché queste cose le sanno tutti. Comprese le suore!". Tace invece Mario Segni, promotore dell'iniziativa referendaria. "Nulla da dire", si trincera, ermetico. Mentre nel Ccd preferiscono non credere "al tam tam delle indiscrezioni" come osservano D'Onofrio e Follini, per i quali comunque non c'è dubbio che il referendum non piace a chi vuole mantenere "lo status quo".

Dall'altra parte della barricata parte una sola scarica di fucileria, targata Paissan (verdi) con cui si sostiene che "i referendari se la cantano e se la suonano da soli, con inammissibile pressione, questa sì, sulle decisioni della Corte". Se è vero, come sostiene il capo dei senatori di An Maceratini, il quale invita Berlusconi a riconoscere il referendum come unica arma per andare al voto, che siamo solo a una prima avvisaglia. E che "la battaglia sarà durissima".


L'ATTIVISMO DEL PRESIDENTE
Quella sera tutti attorno al tavolo di Oscar
di Alessandro Caprettini

Cena al Quirinale con "i giudici della Consulta" come riferì un quotidiano un paio di settimane fa, o con "alcuni giudici della Consulta", come ha scritto ieri Panorama? Non è interrogativo da poco, anche se pare difficilissimo scioglierlo a causa del mutismo assoluto dei possibili protagonisti. "Nel primo caso -l'opinione è di Peppino Calderisi - posso anche non vederci nulla di strano. Ma se Scalfaro avesse banchettato solo con alcuni giudici, allora sì che sarebbe un bel problema...".

Tanto da fare prefigurare al deputato azzurro un ricorso contro "l'ipotesi di reato massima" per un capo dello Stato. Sì, perché Calderisi dice di non volerci "credere", ma sospetta al di là delle smentite che ci sia del vero nelle voci che circolano sull'attivismo del presidente della Repubblica sulla spinosa questione referendaria. Sugli appuntamenti che questi avrebbe avuto con "i giudici" o "alcuni giudici" a un mese scarso dalla decisione della Consulta. Sui racconti di chi ha visto un consigliere del Quirinale che si aggirava alla Camera, assicurando alcuni parlamentari del "no" che sarebbe pronunciato dalla Suprema corte.

Non è il solo a pensare male, Calderisi. Nel centrodestra non è un mistero che si guardi con estrema diffidenza alle mosse di Scalfaro. "Altro che semestre bianco! Fa di tutto per cercare di ottenere una rielezione, sia pure a termine", masticano amaro gli uomini di Fini. E in Forza Italia non sono pochi, Mancuso in testa a tutti, a vedere trame e disegni apparecchiati con sapiente e diabolica astuzia dal solito Oscar. Di cui Guido Ceronetti, proprio l’altro giorno, ha ricordato che se Pertini pontificava e Cossiga picconava, Scalfaro gli pare rispondere al motto "non ardisco, ma ordisco".

Possibile? Davvero dal Quirinale si sta cercando di teleguidare la sentenza dei supremi custodi della legge fondamentale della Repubblica, spingendoli alla "non ammissibilità" del quesito sull'abolizione della quota proporzionale? Certo che è possibile, va sostenendo da tempo Gaetano Pecorella, parlamentare azzurro e già presidente della camera penale di Milano, il quale nota che per un quinto almeno, la Consulta Scalfaro l'ha costruita a sua immagine e somiglianza: "Un blocco di centrosinistra in parte vetero dc a forte connotazione giudiziario-inquisitoria".

Inevitabile che il pluririfiutato Marco Pannella parli della Consulta, come di "cupola dei partiti". Ma che anche un ex capo dello Stato come Francesco Cossiga si sia speso nell'assicurare come i 15 giudici supremi siano divenuti ormai "un organo di arbitraggio politico costituzionale, non tanto tra valori, quanto tra interesse e poteri in competizione", non è che possa essere lasciato sotto silenzio. Di "paroline", di "interessamenti" di vario tipo, di "informative" sulle decisioni che si andavano prendendo, parlano ora molti ex esponenti della

Corte. E anche un uomo che difficilmente si agita contro "le istituzioni" come Mino Martinazzoli, si dice oggi convinto che "i bravi di don Rodrigo, anziché da don Abbondio, si sono recati alla Consulta per fare sapere che quel referendum non dovrà essere celebrato. Né domani, né mai".

"Per quanti sforzi possano fare, non vedo come possano bocciare il quesito referendario. Smentirebbero la loro giurisprudenza, smentirebbero se stessi", osserva, pensoso e perplesso, Augusto Barbera, componente del comitato promotore che ricorda come a Ferrara, 15 giorni fa, in apposito convegno specialistico dedicato al tema, non uno degli studiosi presenti, anche di campo avverso, riuscì a individuare un appiglio buono per la non ammissibilità.

Mario Segni è dello stesso parere: "Non vedo come e perché possano bocciare il referendum", si limita a osservare. Lui non vuole parlare delle cronache di queste ore. Resta all'incontro avuto al Quirinale con Scalfaro a metà dello scorso novembre, quando il capo dello Stato ammise l'inidoneità della legge Mattarella, un ibrido che -fece capire- non gli piaceva. Ma che "un partito occulto si sia messo in moto", Segni lo avverte e lo dice. La posta in gioco è davvero alta. Difficile che in una partita della vita, chi rischia l'estinzione rinunci ai colpi. Anche a quelli più bassi.


«SCALFARO SAPPIA CHE LE RIFORME PASSANO DAI REFERENDUM»
«Telefonate ad almeno 5 giudici»
L’ex senatore Pasquino : mi scandalizza chi nega interferenze
di Sabrina Cottone

"Pressioni del Quirinale sulla Consulta? Conosco personalmente cinque giudici costituzionali e sono ragionevolmente certo che abbiano ricevuto telefonate sul tema del referendum".

Si riferisce a telefonate del presidente Scalfaro?
"Se Scalfaro si impegna in questa battaglia, certamente lo fa di persona e non fa chiamare da altri". Gianfranco Pasquino, politologo dell'Ulivo ed ex senatore della Quercia, non si mostra affatto sorpreso delle ultime, smentite, indiscrezioni di Palazzo.

Un consigliere di Scalfaro avrebbe detto che la Consulta ha deciso di bocciare il referendum...
"Trovo tutto ciò molto divertente. È chiarissimo che c'è una battaglia politica in corso e che questa battaglia impegna le orecchie, la mente e forse anche i cuori dei giudici costituzionali".

In una parola, pressioni...
"Coloro che parlano farebbero bene a stare zitti. Mi auguro però che tutto questo parlare ad alta voce sia un segno di debolezza, dovuto al fatto che le telefonate e le chiacchierate private non bastano. Sono in atto pressioni potentissime. Mi scandalizzano coloro che lo negano".

E non la scandalizzano le accuse al presidente di volere condizionare la Consulta ?
"Scalfaro ha già condizionato la Consulta con la nomina dei giudici costituzionali e le sue scelte sono state più in senso conservatore che riformista. Poi ha fatto anche interventi pubblici, l’ultimo quando ha detto che in caso di vittoria del sì lui scioglierebbe le Camere".

Ma con questi interventi il presidente non viola il ruolo di garante al di sopra delle parti?
"Dipende da che cosa deve garantire il garante. Io penso che dovrebbe assicurare il passaggio al maggioritario, altri ritengono che il suo compito sia quello di evitare la destabilizzazione che seguirebbe al referendum. Queste cose le pensano in parecchi o almeno a parecchi fa comodo dirle. Purtroppo anche dentro i Ds".

Salvi ha ribadito che il referendum è solo uno stimolo e che poi il Parlamento dovrà elaborare una legge elettorale. Che cosa ne pensa?
"Salvi può dire quel che vuole, ma sa benissimo che non è vero. Il quesito sta in piedi da solo, non richiede neppure il ridisegno dei collegi. Si può andare a votare da subito".

Allora nuove modifiche sarebbero un tradimento degli elettori?
"L'importante è non contraddire l'indicazione maggioritaria. Però attenzione, non si può aumentare la quota proporzionale, al massimo la si potrà diminuire. Insomma, la legge elettorale non può essere un varco che lasci passare i proporzionalisti o i furbi che propongono i premi di maggioranza".

E Amato? Il ministro per le Riforme istituzionali non si pronuncia.
"In passato ha detto che i referendum elettorali sono incostituzionalissimi e quindi considero il suo silenzio un passo avanti. Ma Amato si ricordi che se il referendum viene bocciato, le sue quattro ipotesi rimarranno quattro brillanti ipotesi senza futuro. E lo stesso discorso vale per Scalfaro".

Vuole converti in extremis il capo dello Stato alla causa referendaria?
"Voglio esortarlo alla coerenza. Se davvero vuole le riforme, sa che passano attraverso i referendum".


IL PRECEDENTE
Quando Baldassarre raccontò di una visita al Quirinale
di Luca d'Alessandro

Non è la prima volta che Oscar Luigi Scalfaro si trova al centro di polemiche che riguardano presunte sue pressioni sulla Corte costituzionale. Sempre in materia di ammissibilità di referendum. E se le indiscrezioni di questi giorni trapelano mentre la Consulta non ha ancora preso decisioni in merito alla consultazione popolare sull'abolizione della quota proporzionale per l'elezione dei deputati, nel febbraio del '97 le voci cominciarono a correre dopo che l'Alta corte aveva già respinto la richiesta di un referendum per smilitarizzare la Guardia di finanza.

Fu Maurizio Belpietro, all'epoca direttore del Tempo e oggi direttore del Giornale, a svelare di avere raccolto le confidenze del presidente emerito della Consulta, Antonio Baldassarre. Confidenze distribuite in presenza di testimoni e che Baldassarre mai smentì. Secondo l'ex presidente della Corte costituzionale, Scalfaro si sarebbe attivato per intervenire presso la Consulta dopo che un generale della Guardia di finanza si sarebbe rivolto al Quirinale, chiedendo che venisse dichiarato inammissibile il referendum sulla smilitarizzazione delle Fiamme gialle.

Sul Tempo erano prima state denunciate genericamente le pressioni del capo dello Stato. Poi, giorno dopo giorno, erano stati forniti i nomi dei due alti giudici cui sarebbe stato diretto l'intervento del Colle: Gustavo Zagrebelsky (nominato proprio da Scalfaro) e il presidente, Renato Granata. Solo dopo la smentita degli interessati (tranne quella di Baldassarre), Belpietro decise di raccontare per filo e per segno cosa accadde "durante un dopocena".

"Incontrato Baldassarre - spiegò in prima pagina - gli ho chiesto se fossero vere, quelle voci sul capo dello Stato. Il presidente emerito per un po’ ha sorriso, tentando di non rispondere. Poi, in presenza di testimoni, ha ammesso che giovedì 30 gennaio, poche ore prima che venisse reso noto il verdetto della Corte sui referendum, un generale della Guardia di finanza si era rivolto a lui perché facesse pressioni sulla consulta al fine di fare annullare il referendum. Baldassarre invitò l'alto ufficiale a rivolgersi a Scalfaro. Qualche ora dopo - proseguì Belpietro - il generale sarebbe tornato a fargli visita, annunciandogli di essere stato ricevuto al Quirinale. Scalfaro avrebbe ascoltato le richieste del militare e in capo a qualche ora il verbale sarebbe stato ribaltato".

Ma chi furono gli alti giudici che raccolsero le presunte pressioni di Scalfaro? Secondo Baldassarre uno sarebbe stato Zagrebelsky, mentre per l’altro bisognava "cercare quel giudice il cui voto vale doppio". Cioè Granata.

 

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