I cossighiani: D'Alema potrebbe
pentirsi del suo ministro. E preparano una
controproposta. Soda: ipotesi note, dov'è la mediazione? ROMA - Per il diessino Antonio Soda non c'è nulla di nuovo: «Sul tavolo, il ministro Amato ha messo soltanto delle proposte note. E della sua idea di mediazione non si è ancora visto nessun documento». Per il suo compagno di partito Massimo Villone, che è presidente della commissione Affari costituzionali al Senato, «c'è ancora tempo per la legge elettorale, e al momento si stanno soltanto preparando le carte», dunque niente fretta. Il primo tentativo del ministro per le Riforme Giuliano Amato di disegnare una proposta di legge elettorale a nome della maggioranza non convince neppure i diessini. La riunione con i capigruppo della coalizione al Senato ha lasciato troppi strascichi. Prima ci sono state le polemiche con i popolari che non si fidano delle reali intenzioni dei Ds e temono di finire nella trappola del sistema a doppio turno di collegio: «Tra noi non si è ancora risolto il nodo principale: Veltroni vuole sostenere il referendum antiproporzionale a tutti i costi o è disposto a cercare di fare una legge elettorale di compromesso prima?», chiede il vicesegretario ppi Dario Franceschini. Poi ci sono state le parole di D'Alema («la legge elettorale non è urgente, non ci sono elezioni in vista») e infine è venuta anche l'ora delle lamentele dell'Udr, che annuncia una propria controproposta ad Amato nei prossimi giorni: «Il governo appare in una situazione di paranoia - attacca Angelo Sanza -. Se non fa proposte sembra vittima dei Di Pietro, dei Segni e dei Prodi e di chi come Veltroni appoggia superficialmente il referendum, ma al tempo stesso non riesce a trovare un accordo. Amato avrebbe dovuto mettere in piedi una proposta che funzionasse, non vorrei che invece D'Alema si pentisse di averlo nominato ministro...». Il prossimo appuntamento della maggioranza è per l'8 gennaio: «Ma finché non ci sarà la sentenza della Corte costituzionale - è il pronostico di Franceschini - non si farà nulla». Una prospettiva che rende meno nervosi i referendari. Spiega il costituzionalista diessino Augusto Barbera, membro del comitato del referendum Segni-Di Pietro: «Anche D'Alema ha una posizione simile alla nostra. Dicendo che c'è tempo e che non è il momento dell'accordo, ha preso le distanze dal tentativo di Giuliano Amato, una soluzione che evidentemente giudica troppo confusa». Il più ottimista di tutti è invece, a nome dei verdi, il loro capogruppo al Senato Maurizio Pieroni: «Ci potrebbe essere una certa convergenza sulla proposta di turno unico con premio di maggioranza modificata dal mio emendamento che introduce il "ballottaggio eventuale", cioè nel caso in cui in nessun collegio si ottenga la maggioranza assoluta. Amato ci sta riflettendo». Ma la soluzione non sembra a portata di mano. E l'opposizione ne approfitta per incalzare: «Continuiamo ad attendere convinti che una buona legge sia sempre meglio del referendum. D'Alema invece di fare analisi superficiali dovrebbe mettere Amato in condizione di fare almeno una proposta», attacca il capogruppo al Senato Enrico La Loggia. |