RCS on Line - Corriere della Sera

Domenica, 13 dicembre 1998


Doppio turno di Amato, intesa difficile
Anche An è scettica. E domani alla Camera inizia la discussione sulle proposte di legge «antiribaltone» Urbani sulla riforma elettorale: si parte con il piede sbagliato. Minniti: ci sono molte resistenze

ROMA - (r. r.) Anche se invita a perseverare, il principale collaboratore di Massimo D'Alema vede ancora uno sbarramento sulla via delle riforme istituzionali. «La strada non è aperta per il dialogo sulle riforme, continuano a esserci resistenze, ma questo percorso resta molto importante per il nostro Paese», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Marco Minniti. Che la strada sia di grande importanza era noto, che sia impervia pure, tuttavia negli sviluppi di questa lunga partita le parole di Minniti fotografano la situazione alla giornata di ieri. «Su questo terreno non si può procedere a colpi di maggioranza, ma se dovessimo trovarci di fronte a resistenze non superabili, a un certo punto ognuno si dovrà assumere fino in fondo le proprie responsabilità», ha aggiunto.

Il primo appuntamento è domani nella commissione Affari costituzionali della Camera, chiamata alle 13 a esaminare le proposte di legge «antiribaltone» per le Regioni. Non si è deciso quale sarà il testo base: quello di Veltroni, quello di Domenico Nania (An) o un altro e in quale misura influiranno gli emendamenti di Giorgio Rebuffa (Udr) e Marco Boato (Verdi). Nel frattempo, i partiti si interrogano sulle prossime mosse del ministro per le Riforme Amato che, in materia di sistema elettorale, sta preparando una proposta di mediazione che prevederebbe il maggioritario al primo turno, mentre al secondo gli elettori avrebbero la possibilità di votare, oltre che per il candidato giunto al ballottaggio, anche per il partito. Cambierebbero inoltre i bacini elettorali: non più i collegi, ma le circoscrizioni. Scettico il forzista Urbani: «Se uno si arrampica sui doppi turni di circoscrizione, difficilmente può esprimere qualcosa di semplicissimo». «Credo che tecnicamente una bozza non esista. Vi è un'esigenza di arrivare a stabilità e continuità tra corpo elettorale e governo, però tenendo conto dell'esigenza di conservare le identità delle forze politiche ed evitando un bipartitismo», dice Antonio Soda, ds. E Adolfo Urso di An fa sapere di aspettarsi poca roba. Sostiene Urbani: «Non si tratta di fare un Mattarellum bis, ma qualcosa di semplice per poter dire agli elettori: la preferite al referendum o no? Ho l'impressione che si sia partiti col piede sbagliato».

 

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