RCS on Line - Corriere della Sera

Sabato, 12 dicembre 1998


L'asso nella manica di Amato,
un doppio turno che piace a tutti

di Francesco Verderami

ROMA - «Doppio turno di circoscrizione». Per il momento è solo un titolo di copertina, ma dentro quella cartella ci sono gli appunti di una proposta che Giuliano Amato sta costruendo come ipotesi di mediazione sulla legge elettorale. Si tratta di una proposta che il ministro per le Riforme conta di presentare alle forze politiche «entro la metà di gennaio», prima cioè che la Corte Costituzionale inizi a esaminare il referendum Segni-Occhetto-Di Pietro. Si tratta di una proposta che farà parte di un ventaglio di almeno cinque diversi tipi di sistemi elettorali. «Doppio turno di circoscrizione» è la definizione che il rappresentante del governo ha usato con autorevoli esponenti della maggioranza. Ai quali ha fornito anche i dettagli di questo progetto. Complesso, come complessa è la trattativa. Con quel titolo e con quegli appunti l'«Eta Beta» del governo ha iniziato a sondare anzitutto le forze della maggioranza.

Ieri Giuliano Amato ha passato la giornata al Senato, ma si è tenuto distante dal Transatlantico di Palazzo Madama e dal clamore di quell'intesa tanto fragile quanto spinosa sulla giustizia, che ha fatto esultare il Polo e riproposto profonde crepe nell'Ulivo. Per evitare di farsi notare ha deciso di usare un telefono posto nel corridoio dei ministri, in modo da tenere riservati i suoi contatti. Perfino quando ha dovuto incontrarsi con qualcuno, ha preferito farlo nell'«intimità» dell'aula del Senato che sta esaminando la legge Finanziaria. Lontano dai riflettori, il ministro per le Riforme è stato il crocevia della trattativa: ha esposto il suo progetto a chi - come il portavoce dei Verdi Manconi - è ostile al doppio turno di collegio tanto caro alla Quercia, e si è fermato a parlare con chi - come il referendario diessino Petruccioli - vuol mettere al bando il proporzionale.

Amato parte dalla constatazione che «sul doppio turno di collegio Marini non ci starà mai. E allora - è stato il suo ragionamento durante questi incontri - se si vuole assicurare insieme un meccanismo maggioritario e un sistema di voto che dia visibilità ai partiti minori, una soluzione che possa andare bene a tutti potrebbe essere questa...». Aperta la sua cartella, Amato ha mostrato gli appunti del sistema elettorale in cantiere. Un sistema elettorale a doppio turno. Al primo turno i candidati si sfiderebbero nei collegi come già avviene con l'attuale modello: il Mattarellum. Più complicato è il secondo turno: secondo quanto riferito da autorevoli fonti, oltre a servire da ballottaggio, dovrebbe consentire agli elettori di esprimere il voto anche per un partito, scelto all'interno della coalizione che si intende sostenere. In questo caso il bacino elettorale non sarebbe più quello dei collegi, ma quello delle circoscrizioni. Oggi alcune regioni sono un'intera circoscrizione, altre invece sono divise in più circoscrizioni. Il rompicapo ha messo in difficoltà anche Petruccioli: «Non è che l'abbia capito del tutto...».

Di Amato e della sua mediazione hanno discusso anche il capogruppo diessino Salvi e il presidente dei senatori di Forza Italia La Loggia, che si sono incontrati nel primo pomeriggio: hanno usato come paravento l'intesa sul «super 513» - la norma che inserisce in Costituzione le garanzie per il «giusto processo» - ma si sono concentrati soprattutto sulla legge elettorale. Anche perché dopo l'intesa sulla giustizia in commissione «tra di noi abbiamo dei problemi», ha riferito Salvi: «E dunque dobbiamo spostare a gennaio l'arrivo in aula della riforma». Ma è chiaro che quella «bandiera», per usare un'espressione di Petruccioli, serve solo a far capire che c'è voglia di dialogare. Per il momento nulla più. «Si tratta di giri di prova - come spiega il ccd Follini -. Non è questo il momento di riaprire il dialogo».

L'appuntamento ha ben altre scadenze: prima c'è la boa del referendum, poi l'elezione del nuovo capo dello Stato, «e lì si capirà - conclude Follini - se l'intesa sulle riforme potrà ripartire e quale potrà essere la portata dell'intesa». Oggi si può solo tenere aperto il dialogo. E Berlusconi lo fa, come peraltro aveva annunciato a un esponente del centro-sinistra pochi giorni dopo la nascita del governo D'Alema: «Prima o poi so che dovremo riaprire il dialogo». E tuttavia il Cavaliere non è andato oltre. Il leader azzurro si muove oggi con quella che nei ds chiamano «la logica dei due forni»: aspetta di vedere come andrà a finire la partita del referendum. Se non dovesse passare e partissero forti spinte proporzionaliste, il Cavaliere punterebbe a un accordo con il Ppi e con Marini in una prospettiva di grande centro. Altrimenti, se il referendum dovesse aprire la strada al rafforzamento del maggioritario, allora cercherebbe una nuova stagione di dialogo con la Quercia. Si vedrà, nel frattempo Amato è lì che lavora...

 

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