Ora arriva il doppio turno
di Prodi ROMA - I più infastiditi sono i popolari, ma anche i verdi, i socialisti di Boselli e i cossuttiani non riescono a nascondere la loro irritazione con Romano Prodi. E' successo che un gruppetto di deputati legati all'ex premier ha presentato un documento con una proposta di riforma elettorale: doppio turno di collegio alla francese, ballottaggio tra i due candidati più votati, forma di governo «centrata sulla figura del primo ministro». E' bastato che il popolar-prodiano Franco Monaco sottolineasse che la ricetta era «il punto uno del programma dell'Ulivo» e che il documento aveva ricevuto l'imprimatur dell'ex premier nel corso di una riunione svoltasi due giorni fa alla presenza dei fedelissimi e di Tonino Maccanico. E' bastato questo per far scattare una dura polemica nel centro-sinistra. Plauso immediato da Botteghe Oscure. «Pieno sostegno», anticipa subito il coordinatore della segreteria Pietro Folena. E spiega: «La proposta di Prodi coincide con la nostra». Dal Senato gli fa subito eco il capogruppo Cesare Salvi con un laconico «eccellente». Intanto in commissione Affari Costituzionali rischia d'interrompersi l'iter di un'altra riforma elettorale, quella sulle europee. Il capogruppo di An Tatarella e il presidente della commissione Maccanico s'incontrano. Ed esprimono preoccupazione per l'eccessiva frammentazione elettorale determinata dall'attuale legge. La stessa preoccupazione di D'Alema. Ma torniamo alla legge elettorale nazionale. Il segretario diessino Walter Veltroni, dopo aver ricevuto in pompa magna l'intero gotha del comitato per il referendum elettorale per dire: «Vi appoggeremo», si occupa personalmente di Prodi. Le sue proposte - dice - sono «in larghissima parte condivisibili». Vecchia solidarietà ulivista? Beh, adesso che è segretario della Quercia, Veltroni parla nella sua nuova veste. Perciò sottolinea: l'orientamento del mio partito è sempre stato per «il doppio turno con ballottaggio a due». Ma i Popolari sono decisamente contrari e il segretario Franco Marini non lo nasconde: «Non è tempo per scorciatoie mascherate verso un bipartitismo inaccettabile». E Antonello Soro, capo dei deputati ppi, è sarcastico con Prodi: «Noi del Ppi non abbiamo il complesso di Atlante condannato a reggere il mondo sulle sue spalle... Sulla riforma elettorale abbiamo idee diverse da Prodi. Siamo un gruppo federato. Domani (oggi per chi legge, ndr) ci confronteremo in assemblea. Lo faremo senza ansie». La strada indicata da Prodi - sostiene invece il capogruppo dei Verdi Mauro Paissan - «è già ostruita dal referendum». Quanto al merito della proposta: «Siamo radicalmente contrari, perché renderebbe i due Poli prigionieri dei partiti maggiori». Anche Giuliano Urbani, inventore di Forza Italia, sembra perplesso: «Il doppio turno di cui si parla non funziona al di fuori del presidenzialismo francese, perché non assicura le maggioranze e non rende bipolare il sistema». «Secondo me - ammicca il professore - questa di Prodi è una marcia di avvicinamento a D'Alema». E l'udierrino Gian Guido Folloni, ministro per i Rapporti con il Parlamento: «Non so se Prodi ci creda veramente, io dico che tira solo a sparigliare». Fausto Bertinotti ha una sua idea: «Secondo me questa di Prodi è una via artificiosa per cercare di resuscitare l'Ulivo. Ma, visto che il modello è politicamente in crisi, la scorciatoia elettorale mi sembra un'illusione». Chiarito ancora una volta che il suo partito è per il sistema proporzionale, il segretario di Rifondazione rileva con malizia che per il momento la proposta dell'ex premier ha un solo effetto: «Schiacciarlo sui Ds e creare prolemi al centrosinistra irritando popolari, Verdi e i partiti minori della coalizione». Per una volta d'accordo con il suo ex segretario, il cossuttiano Marco Rizzo la mette così: «Le alleanze politiche non si resuscitano con gli artifici elettorali. La verità è che oggi l'Ulivo non basta più. Adesso al governo serve l'apporto decisivo dei comunisti italiani e del l'Udr». Mauro Zani, vicecapogruppo diessino alla Camera, appoggiato a una colonna del Transatlantico osserva con distacco sornione lo scambio di polemiche tra ulivisti, ex ulivisti e post-ulivisti. Poi dà la zampata: «L'Ulivo non è morto, però non si sente troppo bene». |