L'ex premier si impegna anche per
la lista unica dell'Ulivo alle europee. ROMA - Torna sulla scena politica Romano Prodi, dopo la vacanza in Egitto, e riconferma la sua intenzione di sostenere il referendum di Di Pietro e Segni per l'abolizione del maggioritario e di puntare alle liste dell'Ulivo per le elezioni europee. E intanto dall'opposizione Gianfranco Fini piccona i primi tentativi di dialogo per le riforme: «Giuliano Amato dice che non ha mandato per proporre una nuova legge elettorale? Mi chiedo che ci sta a fare un ministro per le Riforme. Allora avevamo ragione noi: si fa un gran discutere basato sul nulla: molto fumo e poco arrosto. Quindi ben venga il referendum...», dichiara il presidente di An dopo un incontro con il leader del comitato referendario Mario Segni. L'attacco al ministro per le Riforme viene non soltanto dall'opposizone. Ma anche da Mino Martinazzoli che sulla rivista liberal ironizza sulle possibilità di Amato di portare a termine la riforma: «Fortuna che possiamo contare su qualche consolazione, come quella che ci viene dai professori di riformismo - scrive il sindaco di Brescia -. Chiamati dalla generosita' dei postcomunisti a restituire cattedre di politica e di governo non hanno perso tempo nell'elargirci le nuove vaghezze del prossimo socialismo venturo». La maggioranza intanto si mette di traverso sulla strada dell'opposizione che ha fatto dell'Assemblea Costituente la sua bandiera. Al Senato i capigruppo dei partiti di governo hanno posto la questione pregiudiziale, anticamera della bocciatura della proposta senza la discussione nel merito: «Allora ci sarà uno scontro durissimo» promette il capogruppo di Fi Enrico La Loggia. L'altro ieri era stato il vertice del Polo a definire l'ultimatum al ministro per le Riforme: entro un mese Amato faccia la sua proposta. La risposta del ministro è stata: «Non c'è bisogno di un'altra proposta, il governo non ne farà una sua». Ieri Fini ha precisato la data fino alla quale il Polo può aspettare: o il 3 dicembre c'è un'intesa determinata e chiara o noi sosterremo il referendum di Di Pietro. La presa di posizione della maggioranza è seccata: «Facciano la loro proposta, la nostra è chiara: doppio turno di collegio», si arrabbia il ds Antonio Soda. «Così, con gli ultimatum, il dialogo va a quel paese», risponde senza troppa apprensione Clemente Mastella a nome dell'Udr. Se la posizione di Fini non convince tutti dentro il Polo (Giuliano Urbani di Forza Italia sta addirittura organizzando un comitato del «no» al referendum), anche nella maggioranza le differenze restano moltissime. Giuliano Amato continua le sua consultazioni formali e informali. Ieri ha visto i verdi: «Crescono le possibilità del doppio turno di coalizione (al primo turno si votano i partiti, al secondo i candidati premier), che vede favorevoli noi, i popolari, il Polo e i cossuttiani», ha detto alla fine dell'incontro il senatore Maurizio Pieroni. L'uso del recupero della quota proporzionale e l'indicazione del premier potrebbero essere due cardini della nuova riforma. «Ma ora dipendiamo tutti da Botteghe Oscure, da che cosa pensa D'Alema», conclude Pieroni. Ad accelerare i tempi delle decisioni resta la spada del referendum, e soprattutto la decisione della Corte Costituzionale prevista entro il 20 gennaio. Antonio Di Pietro, grande sponsor del referendum, mette le mani avanti: «Una seconda bocciatura per la proposta di referendum sulla abrogazione della proporzionale non può avvenire. Noi comunque faremo in modo che la modifica della legge elettorale avvenga in Parlamento prima della primavera». Armando Cossutta chiede ai suoi alleati di andare avanti a tutti i costi pur di evitare il referendum: «Facciamo una proposta comune e la presentiamo all'opposizione. Se non ci stanno andiamo avanti lo stesso». Ad annunciare battaglia durissima contro il referendum scende in campo anche Umberto Bossi: «Io sono proporzionalista, quindi la battaglia sarà durissima. Se il referendum passa, probabilmente si chiudono i varchi per una gestione democratica del Paese: e sono dolori per tutti. E poi se Berlusconi è a favore noi siamo contro...». E rispolvera i suoi vecchi cavalli di battaglia: «Noi non abbiamo sospeso niente: la secessione è un diritto, un diritto pre-politico che c'è sempre». |