An al Polo: uniti sul sì
al referendum ROMA - Mentre si spengono lentamente le polemiche attorno alle presunte pressioni del Quirinale sulla Corte costituzionale per bocciare il quesito antiproporzionale, i partiti tornano a discutere sull'utilità del referendum per arrivare a una nuova e più efficace legge elettorale. Anche chi lo appoggia, dai Ds ad An, concorda sul fatto che non potrà essere la "panacea" di tutti i mali della politica italiana. Il capogruppo dei diessini al Senato, Cesare Salvi, si dichiara favorevole al referendum ma avverte: "Non sarebbero comunque risolti i problemi del maggioritario italiano, che derivano piuttosto dal collegio uninominale a turno unico". Quanto alla decisione dei giudici costituzionali, il presidente dei senatori di An Giulio Maceratini si dice convinto che il quesito sarà dichiarato legittimo: "Credo che la Corte costituzionale non possa dire di no al quesito referendario, perché dovrebbe rinnegare tutta la sua precedente giurisprudenza in materia". Esponenti di quasi tutti i partiti sono intervenuti ieri, nel corso di un filo diretto radiofonico, per ribadire la loro posizione sul referendum Segni-Di Pietro. Mauro Paissan per i verdi e Lapo Pistelli per i popolari hanno ripetuto il loro no. Paissan, in particolare, ha messo in evidenza la contraddizione di ricorrere agli elettori per votare un referendum su cui i maggiori partiti sono già d'accordo: "C'è proprio bisogno di scomodare qualche decina di milioni di elettori per stimolare i rappresentanti della partitocrazia trasversale che è per il sì?". Il forzista Marco Taradash, in dissenso con il suo partito, ha invitato invece a non sottovalutare l'importanza del ricorso alle urne: "Il referendum, con l'abolizione della lista di partiti, trasmette in realtà un messaggio semplice e importante: i partiti devono smettere di dialogare tra di loro e devono invece parlare agli elettori". L'assenza di Forza Italia tra i sostenitori del referendum pesa comunque, e molto, all'interno del Polo. Il portavoce di An Adolfo Urso ha rivolto ieri un altro appello "a tutto il Polo" affinché si schieri con chiarezza a favore. E ha aggiunto che un'eventuale bocciatura del quesito da parte della Consulta bloccherebbe "ogni processo riformatore" e darebbe ragione agli artefici dei ribaltoni. Dal partito di Berlusconi, ufficialmente, nessuna risposta. Solo un monito di Claudio Scajola, coordinatore nazionale: "Basta con il chiacchiericcio sull'ammissibilità del quesito referendario - ha detto -. Tanto parlare, nella peggiore delle ipotesi, è un tentativo di condizionare la serietà e la serenità del giudizio della Corte costituzionale". E.Pa. |