Il Sole 24 Ore Online

Martedì, 29 dicembre 1998


Si riaccende la querelle dopo le voci di un
probabile no della Consulta, smentite dal Quirinale

Referendum, torna la polemica
Interrogazioni del Polo, maggioranza preoccupata
L’Udr insiste: elezione diretta del Presidente

di Guido Compagna

ROMA — Si avvicina la decisione della Consulta sull’ammissibilità o meno del referendum anti-proporzionale di Mario Segni e Antonio Di Pietro, e più intensa diventa la polemica tra le forze politiche favorevoli e contrarie all’iniziativa referendaria. E così è bastato che il settimanale "Panorama" pubblicasse un servizio, nel quale si riferivano le confidenze di un anonimo consigliere del capo dello Stato, secondo il quale al 90% la Corte costituzionale avrebbe detto no al referendum perché scoppiasse un vero e proprio giallo politico e si susseguissero le interrogazioni dei sostenitori dell’iniziativa referendaria.

In serata è comunque arrivata la smentita del Quirinale: «Ciascuno dei consiglieri del presidente della Repubblica esclude nella maniera più assoluta di aver parlato con parlamentari o con chicchessia dell’argomento referendum e, in particolare di aver fatto qualsivoglia riferimento o previsione in merito alla decisione che la Corte costituzionale dovrà assumere sull’ammissibilità dello stesso referendum».

I primi a scendere in campo erano stati i referendari di Forza Italia Marco Taradash e Peppino Calderisi, che, con un’interrogazione parlamentare al presidente del Consiglio, hanno chiesto se corrisponda al vero quanto affermato dal settimanale e, in caso affermativo, quali siano al riguardo le valutazioni del Governo. Anche l’ex segretario diessino Achille Occhetto, che quel referendum ha proposto assieme a Di Pietro, Segni e altri, ha tenuto a esternare la propria «incredulità», sia «per la stima nutrita nei confronti del capo dello Stato, sia perché sono del tutto in contrasto con il tono e il contenuto dell’incontro ufficiale che il Comitato ha avuto con Scalfaro il 16 novembre scorso». Occhetto, nell’annunciare un’interrogazione, ha chiesto un chiarimento perché «il diffondersi di voci di questo genere introduce un clima di dubbio e di sospetto proprio nel momento in cui le istituzioni debbono agire nella più assoluta imparzialità e costituisce già di per sè uno strumento di pressione».

A sua volta il portavoce di Alleanza nazionale Adolfo Urso, in un’interrogazione, parla di «notizie che si susseguono, secondo le quali Scalfaro sta tentando di influenzare il giudizio della Corte costituzionale sul referendum con interventi di varia natura, sia pubblici che riservati». Così, nel sollecitare le valutazioni del Governo in proposito l’esponente di An chiede se l’Esecutivo «non ritenga di intervenire, ed in quale maniera per impedire che il processo riformatore sia sabotato da colui che in più occasioni ha manifestato di non tenere in alcun conto le nuove regole maggioritarie che i cittadini hanno fortemente voluto con i precedenti referendum e se tale comportamento non travalichi il ruolo di garante riservato dalla Costituzione al capo dello Stato, fino a configurare lo stesso come parte in causa».

Per altri motivi scende in campo contro il presidente della Repubblica un suo storico contestatore, l’ex ministro della Giustizia Filippo Mancuso. Il quale ha inviato ieri al Quirinale un documento sottoscritto da numerosi parlamentari del Polo di «motivata riprovazione politica», in particolare per le affermazioni del capo dello Stato a proposito dello sciopero degli avvocati. Nella lettera che accompagna la meticolosa documentazione si legge che i firmatari hanno inteso «consigliare» il destinatario a tenere conto di questo orientamento «allorchè fosse ancora una volta tentato di nutrire, propiziare, soffiare mal calcolate illusioni di ulteriori sofferenze presidenziali per dedizione a questa nostra Patria».

Intanto si registrano alcuni commenti a un’intervista, nella quale il presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera Antonio Maccanico si dichiarava ottimista sulla ripresa del processo di riforme istituzionali, a cominciare dalla elezione diretta dei presidenti delle Giunte regionali. Del tutto d’accordo si è dichiarato il presidente della Conferenza delle Regioni Vannino Chiti. E il sindaco di Roma Francesco Rutelli ha annunciato che Maccanico si sta muovendo per favorire l’unificazione delle diverse tornate elettorali (il cosiddetto election day). L’Udr, infine, si prepara a rilanciare l’elezione diretta del capo dello Stato.

 

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