Se i partiti non si
rinnovano Gli elettori della Provincia di Roma hanno mandato due messaggi che non sono sfuggiti al presidente della Repubblica e che appare opportuno non confondere in una indiscriminata analisi critica di un fenomeno complesso e variegato quale è lastensionismo. Il primo messaggio riguarda linteresse suscitato dalla campagna elettorale, evidentemente basso, anche perché, non a torto, molte elettrici e molti elettori ritengono il livello di governo provinciale meno importante di quello del Comune di Roma e dei loro rispettivi Comuni di residenza. I rimedi, se li si vuole cercare, stanno sia nella capacità di stimolare linteresse che nella possibilità di rivitalizzare lente provincia che tutti i sondaggi danno un po dappertutto per alquanto oscurato da Comune e Regione. Il secondo messaggio riguarda, invece, più il centro-sinistra che il centro-destra. Infatti, la Provincia di Roma ha esibito con il massimo rilievo alcuni problemi politici effettivi del Centro-sinistra. Il voto è sempre il prodotto di una relazione che si instaura fra partiti e candidati, da un lato, ed elettrici ed elettori, dallaltro. Una costante della storia elettorale della "prima Repubblica" italiana è stata che il numero dei voti per il Partito comunista cresceva quando aumentavano gli iscritti e, a loro volta, laumento degli iscritti al Pci faceva crescere i voti per il partito. Questa relazione costante non sembra essere venuta meno prima con il Pds e poi con la Cosa 2-Democratici di sinistra, ma ha assunto caratteristiche negative: declinano gli iscritti calano i voti. Lo stato del partito, ha riscontrato il neoresponsabile dellorganizzazione dei Democratici di sinistra Franco Passuello, è deplorevole. Non stupisce: DAlema si era sostanzialmente interessato al suo potere politico dentro il partito e disinteressato del potenziamento della dialettica interna e della struttura organizzativa. Linaugurazione della Cosa 2 non fu un momento di entusiasmo e di effervescenza collettiva, ma consistette in una aggregazione di sigle e gruppi effettuata in maniera molto burocratica. Se Veltroni mira, come è suo diritto, a prefigurare nei Democratici di sinistra un Ulivo migliore oppure, comunque, un partito aperto più grande, deve ricominciare dalle strutture esistenti che sono per lo più stanche, spente, smobilitate. La riprova è che a Roma sono mancati allappello soprattutto i voti di quegli elettori che un anno fa avevano consegnato una vittoria alla grande a Rutelli e che non si sono scomodati per lincolpevole e meno nota Pasqualina Napoletano. Se i partiti deperiscono, la partecipazione elettorale è destinata a diminuire. Non è vero che una minor partecipazione è necessariamente un male, ma non è neppure vero che è necessariamente un bene né, addirittura, che è più moderno non partecipare. Il significato dellastensione, più o meno consapevole, varia da caso a caso soprattutto perché sono gli elettori che razionalmente decidono come e quanto partecipare anche a seconda della posta in gioco, ma sono i partiti che comunicano agli elettori il grado di importanza di questa posta. Nel caso dei partiti di sinistra, in Italia, in buona sostanza e con buona pace di quel che rimane di Rifondazione comunista, dei Democratici di Sinistra, se le loro strutture sono deboli e latitano e se i loro elettori potenziali sono ancora provenienti dai settori medio-bassi della società, lastensionismo di sinistra rende difficile capire quali siano gli interessi di chi non vota, le sue preferenze, le sue necessità. Non è che la politica diventa necessariamente più elitaria, anche se questo esito appare ipotizzabile: è che diventa ancora più autoreferenziale. Veltroni sa che se vuole evitare altre sconfitte elettorali per i Democratici di sinistra deve ristrutturare il partito, renderlo più vivace, più dinamico, più partecipato, più desideroso di andare fuori dal suo recinto a cercare voti senza aspettare e sperare che lo facciano gli alleati nelle conflittuali coalizioni che vengono formate nelle più svariate occasioni elettorali. I partiti di massa non sono più ricostruibili; i partiti leggeri non sappiamo esattamente che cosa siano o possano essere; le strutture burocratiche composte da persone che hanno ottenuto cariche e posti di lavoro grazie ai partiti non sembrano avere grandi capacità e disponibilità a incoraggiare la partecipazione elettorale e politica. Se il futuro della politica italiana consiste in coalizioni che si organizzano per quel nobile obiettivo che è vincere per governare, allora sarebbe probabilmente opportuno pensare a stabili comitati di collegio aperti a tutti coloro che sappiano raggiungere elettori e elettrici perché condividono gli obiettivi e la filosofia politica di fondo delle coalizioni. Oppure è proprio questa condivisione che manca? Allora, la responsabilità non è degli elettori. Chi non organizza la sua politica merita di perdere con pochi voti. |