Il Sole 24 Ore Online

Martedì, 22 dicembre 1998


Prodi e Veltroni, Casini e Fini insieme con Segni
per l’abolizione del proporzionale - Fi attendista
Referendum, parte il «fronte del sì»

Luca Ostellino

ROMA — A poco più di un mese dalla decisione della Corte costituzionale sull’ammissibilità del referendum maggioritario di Mario Segni, la manifestazione organizzata ieri mattina al residence Ripetta dal Comitato promotore ha di fatto sancito la nascita del «fronte del sì» al quesito con l’adesione «ufficiale» di Romano Prodi, Walter Veltroni, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini. Un fronte trasversale contro il quale intendono muovere la Lega e i partiti minori della maggioranza (Ppi, Verdi, cossuttiani, socialisti), chiamati a unire le forze dal Prc per dare vita allo schieramento del no. Alla finestra restano l’Udr di Francesco Cossiga, che attende la sentenza della Consulta, e Forza Italia, con Silvio Berlusconi che sembra sperare ancora nella possibilità di un accordo in extremis sulla nuova legge elettorale.

In attesa della decisione della Corte costituzionale il fronte dei sostenitori del referendum si è presentato così ieri in tutta la sua ampiezza e la sua trasversalità per appoggiare un’iniziativa contro quel che resta della proporzionale, che «paralizza il sistema», secondo Prodi, e per combattere, a detta di Casini, «ricattatori» e «trasformisti», rendendo finalmente, sottolinea Fini, «irreversibile» il maggioritario. Una battaglia per guarire «un sistema malato», spiega Veltroni, che tuttavia invita a evitare una «campagna qualunquistica antipartitica». In ogni caso, avverte Segni, «indietro non si torna».

Meno compatto appare invece il fronte referendario su quello che potrà essere l’effetto di un’eventuale vittoria, che secondo Veltroni dovrebbe aprire la strada a quel doppio turno di collegio per il quale la Quercia intende continuare a battersi, ma che per Fini deve invece portare ad altre soluzioni sia di tipo elettorale che di tipo istituzionale.

La trasversalità del fronte referendario pone poi altri problemi all’interno degli schieramenti. Il Centro-destra deve fare infatti i conti con la posizione prudente che Berlusconi continua a tenere nei confronti del quesito. Nel Centro-sinistra l’entusiasmo referendario non è affatto condiviso, anzi è apertamente avversato, dai partiti minori della coalizione, Ppi in testa, e trova oppositori anche tra gli stessi Democratici di sinistra.

Sulla posizione di Berlusconi (che peraltro Casini ha indicato come «idealmente presente» alla manifestazione di ieri) sono arrivate le precisazioni dei due capigruppo forzisti di Senato e Camera, Enrico La Loggia e Beppe Pisanu. Entrambi sono concordi nel sottolineare che Forza Italia resta aperta al referendum se ci si arriverà, ma continua a sperare nella possibilità di un’intesa che renda inutile il voto. All’interno del partito pesano inoltre atteggiamenti diversi sull’iniziativa referendaria, dall’ostilità aperta di Giuliano Urbani alla presa di distanza di ieri di Antonio Martino, tra i primi promotori del quesito, che accusa i Ds di voler strumentalizzare il voto per arrivare a una legge elettorale diversa da quella sulla quale decideranno gli elettori.

E mentre la Lega accusa i referendari di esercitare pressioni sulla Consulta, nel Centro-sinistra si rischia di arrivare a una spaccatura che può incidere sulla stessa stabilità del Governo. I popolari avvertono così che il referendum può «destabilizzare» il Centro-sinistra e Armando Cossutta vede crescere, insieme al fronte referendario, anche grossi pericoli per la stabilità della maggioranza e insidie per il Governo.

 

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