La pericolosa illusione del
«voto continuo» In molti Paesi di antica e consolidata democrazia laffluenza alle urne è contenuta. Gli Stati Uniti e la Svizzera sono i due esempi classici di ridotta partecipazione elettorale. Anche quando la posta in gioco è alta come nel caso dellelezione del presidente degli Usa, difficilmente si supera il 50 per cento. A maggior ragione, per tutte le altre elezioni, dallo sceriffo al sindaco, la percentuale dei votanti cala ancora. In questi due Paesi, però, la disaffezione alla politica centra fino a un certo punto perché lì votare non è unoperazione semplice, contrariamente al caso italiano dove i cittadini sono agevolati in tutti modi: non devono andare a registrarsi in un ufficio pubblico (le liste elettorali sono automaticamente aggiornate) e ricevono persino a casa il certificato elettorale. Nonostante tutte queste facilitazioni gli italiani incominciano a disertare i seggi. La drastica diminuzione di partecipazione alle recenti amministrative assume allora aspetti inquietanti. Lalto tasso di votanti per decenni oltre l80% è un ricordo lontano e non più raggiungibile. Ovviamente, si vota meno perché si vota più spesso, e questa è una regola universale. Ma si vota meno anche perché non cè più quel senso di "obbligo morale", di "dovere civico", che rendeva implicitamente obbligatorio il voto. Una inchiesta di trentanni fa rivelava, infatti, che più di un terzo degli elettori non sarebbe andato alle urne se non fosse stato "obbligatorio" (sic!). E ancora, non dimentichiamolo, si vota meno perché oggi le antiche strutture clientelari sono state smantellate e lo stesso "meccanismo distributivo" si è inceppato. Meno risorse da distribuire significa meno clientes in fila ai seggi. Last but not least, si vota meno per la debolezza organizzativa dei partiti. In assenza di una copertura dellevento elettorale da parte dei media nazionali o di un forte investimento economico nella campagna elettorale da parte di un singolo candidato (casi rarissimi in questo frangente) sono solo i partiti a fungere da strutture di mobilitazione del consenso. La constatazione che quando i partiti rimangono soli, privi del sostegno informativo dei mass media, non riescono a coinvolgere i cittadini è un ulteriore indicatore della loro crisi. Se le cause della crescente disaffezione al voto sono molte, una conseguenza sembra chiara: che i cittadini rischiano di essere espropriati della loro capacità di scelta. Sembra un paradosso, ma non lo è. Le elezioni a getto continuo generano lillusione del controllo costante dellelettorato sugli eletti: come se i rappresentanti venissero continuamente vagliati dal corpo elettorale. Invece, è una illusione. Questa sorta di assemblea permanente dellelettorato, che si assottiglia sempre più, si risolve in una delega a un piccolo gruppo di professionisti della politica e delle loro clientele. La minor partecipazione alle urne, frutto (anche) di una bulimia elettorale, lascia nelle mani di pochi le decisioni di tutti. È il rischio a cui va incontro chi vuole votare a ogni occasione. Ci hanno mai pensato i fanatici delle norme antiribaltone? |