Il Sole 24 Ore Online

Mercoledì, 9 dicembre 1998


Per il premier «difficile un’intesa sulla legge elettorale prima che si sciolga il nodo del referendum». Voto, D’Alema chiede prudenza. «Non si torna alle urne senza la riforma»
Mastella ai Ds: «Pari dignità e un’iniziativa comune»

ROMA — Massimo D’Alema da Gallipoli fa sapere di rendersi conto che è difficile un’intesa sulla legge elettorale, almeno finché non si scioglierà il nodo del referendum per l’abolizione della quota proporzionale; cerca poi di rassicurare il Ppi sostenendo di non avere in mente riforme elettorali che portino al bipartitismo, e conclude che, anche se il doppio turno sembra il «più rispondente» al sistema italiano, «poi si possono discutere gli aspetti tecnici». In questo modo il premier cerca di non drammatizzare i toni di una polemica già apertasi all’interno della maggioranza tra Walter Veltroni e Franco Marini, e così da un lato prende tempo, e dall’altro mette in chiaro che tutto è ancora negoziabile.

Anche per il vicepresidente del Consiglio Sergio Mattarella non si rischia la crisi di Governo sulla legge elettorale, ma i Democratici di sinistra, a suo avviso debbono stare attenti alle derive pericolose. L’esponente del Ppi è infatti convinto che non sono le regole a determinare le aggregazioni, a meno che non si pensi ad un bipolarismo che veda contrapposte due coalizioni del 20%. Piuttosto Mattarella conferma la forte avversione del Ppi al referendum «perché indebolirebbe il maggioritario», e aggiunge di essere convinto, come anche il capo dello Stato, che «è difficile pensare che il Parlamento non sia indebolito se si cambiano fortemente le regole elettorali».

Mattarella poi si rivolge anche all’ex presidente del Consiglio Romano Prodi per ricordargli che «come fa un leader deve decidere e sollecitamente, scegliendo ciò che unisce e non ciò che divide». Per ora di certo c’è che domenica prossima il segretario del Ppi Franco Marini sarà in provincia di Bologna per un congresso del Ppi, ma Prodi non lo incontrerà perché già impegnato in una commemorazione dei caduti a Sabbiuno. Un altro esponente del Ppi Renzo Lusetti aggiunge che il timore del Ppi è proprio quello della scomparsa dei cattolici democratici nella politica.

Dal canto suo D’Alema invita un po’ tutti a non agitarsi sulla legge elettorale, visto che i problemi «non sono maturi». Per quanto riguarda il Governo, esso «sarà stimolo, vuole aiutare a cercare punti di sintesi». Ma, a giudizio del presidente del Consiglio «adesso è chiaro che c’è un momento di particolare nervosismo, visto che siamo alla vigilia di decisioni importanti». Il riferimento è alla Corte costituzionale, la quale «deve decidere se ammettere o meno il referendum popolare. E bisogna anche sapere aspettare e rispettare chi ha il compito di prendere decisioni».

Insomma, per il premier è meglio riparlare di legge elettorale dopo le decisioni della Corte sul referendum. Intanto D’Alema tiene a ribadire che è chiaro che senza nuove regole non si può tornare a votare, visto che «tutti ritengono l’attuale legge imperfetta e da cambiare». Per questo non passa certo per una crisi di governo la strada della ricerca di nuove regole per votare.

E a D’Alema fa eco il sottosegretario a Palazzo Chigi Franco Bassanini, per il quale «quando si apre un lavoro difficile come quello sulle riforme si pretendono risultati subito. Dopo due settimane si fa già il bilancio e se il lavoro è difficile e le posizioni sono ancora distanti già si parla di fallimento. Invece il lavoro di Amato è appena cominciato e pretendere che già vi siano risultati, partendo da posizioni fortemente divaricate, credo che sia una pretesa infondata». Bassanini ricorda anche «la scelta storica della sinistra italiana che ha sempre ritenuto che le riforme istituzionali non si possano fare con il 51% dei voti contro il 49%, visto che non si cambiano le strutture della casa comune, che è la Costituzione, a colpi di maggioranza».

Torna a chiedere pari dignità con le altre forze politiche della coalizione di governo, anche in materia di riforma della legge elettorale, il segretario dell’Udr Clemente Mastella, lamentando che questo rispetto non sempre c’è da parte di alcuni esponenti diessini, a cominciare dal segretario Walter Veltroni, e sollecitando un’iniziativa comune.

Intanto sul fronte del Centro-destra, Berlusconi dice di «non credere che D’Alema sia disposto a perdere il Ppi per mandare avanti il doppio turno di collegio». Mentre per Adolfo Urso (An) D’Alema è «l’ultimo dei dorotei», visto che «rinvia ogni decisione, pur di non spaccare la propria maggioranza».

Guido Compagna

 

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