Ppi , Udr, Verdi e Pdci
critici sulla legge elettorale. Rinviato un vertice di
maggioranza. Voto, è scontro Ds-alleati ROMA Il Governo non è a rischio: mentre la maggioranza si dilania in una discussione lacerante, Massimo DAlema garantisce che la legge elettorale non prospetta nessun pericolo per lEsecutivo. Da Lecce, dove si trova da domenica, il presidente del Consiglio ostenta sicurezza e non lesina gli aggettivi per tessere le lodi della maggioranza. Fingendo di dimenticare le grosse contrapposizioni che la dividono su tanti problemi, DAlema la definisce addirittura «splendida» o «mirabile». Invita poi il Paese a utilizzare le sue energie per lo sviluppo e a liberarsi «dalla sua gabbia di paure». Spera che il Senato «non faccia saltare i conti sulla Finanziaria. E intanto fa sapere che il Governo di Centro-sinistra è pronto a «dare una mano» nel tentativo di individuare la soluzione più adeguata a risolvere la questione della riforma elettorale. Ma solo a richiesta, perché la riforma stessa, ricorda, non rientra nel suo programma. Intanto nella coalizione lo scontro non sattenua: i partiti minori sono più che mai irritati nei confronti dei diessini, tantè che proprio dagli esponenti delle Botteghe Oscure, che nei giorni scorsi avevano lanciato lidea dun confronto fra tutte le forze della maggiorana, arriva unassai più meditata decisione. Pietro Folena, coordinatore della segreteria ds, avverte che per il momento non è assolutamente il caso di programmare incontri. In queste condizioni, assicura, un vertice servirebbe soltanto a formalizzare una grave spaccatura. Anche ieri sono arrivate severe critiche allatteggiamento dei Ds. Cè soprattutto il timore (e il sospetto) che il partito di maggioranza relativa saccordi col Polo "sulla pelle" del Ppi come dei cossuttiani, dei socialisti dei cossighiani e dei verdi: il doppio turno di collegio secondo il sistema francese, sostenuto dai Ds, non deve passare. In questa situazione, il Polo ha buon gioco a scaricare sulle divisioni della maggioranza le responsabilità per lo stallo in cui si trascina la riforma elettorale. Mentre punta con crescente decisione sul traguardo del referendum, perché ora Alleanza nazionale non è più sola a puntare su questo sbocco: anche Forza Italia si va infatti convincendo che non resta che questa strada. Puntuale allappuntamento con la stampa, il presidente del Consiglio ha rilevato ieri che, «referendum o non referendum», cè la necessità di fare una buona legge elettorale, perché quella in vigore è comunque lacunosa e perché anche la consultazione popolare non è risolutiva, dal momento che il Parlamento dovrà in ogni caso intervenire. Fino alla decisione della Corte costituzionale, ogni discussione è del tutto prematura, avverte però il presidente del Consiglio. E quindi oppone un rigoroso riserbo sia sulleventualità dun reincarico a Oscar Luigi Scalfaro, sia sullopportunità di elezioni subito dopo il referendum. In riferimento alla privatizzazione dellEnel, poi, il capo del Governo si dice convinto che «con la separazione fra proprietà della rete e attività di produzione e distribuzione, si sono gettate le basi per una accelerazione del processo di privatizzazione». A dispetto dellottimismo di DAlema, però, gli alleati del Centro-sinistra continuano a incalzare: Clemente Mastella non si rassegna al rinvio del vertice di maggioranza e avverte che se non si mette daccordo sulla riforma elettorale la coalizione potrebbe passare dei brutti quarti dora. Anzi, precisa il segretario dellUdr, «se Veltroni continua così, la maggioranza rischia di non arrivare a mangiare il panettone di Natale». Il verde Mauro Paissan non è meno esplicito: «I Ds continuano ad andare avanti per conto loro alla ricerca dun accordo col Polo. È una vecchia regola della politica: più uno perde voti più diventa arrogante». Cesare Salvi «usa un tono che comincia a essere insopportabile», conferma il popolare Antonello Soro. E mentre un pallido sostegno ai progetti diessini di riforma sembra arrivare dalla Lega Nord, Gianfranco Fini invita a farla finita con le chiacchiere sulla legge elettorale e ad aspettare in santa pace lesito del referendum antiproporzionale. Sempre nel presupposto che a metà febbraio venga ritenuto ammissibile dalla Consulta. Soltanto dopo, ripete il presidente di An, si potrà procedere a «dar vita, se possibile, a una nuova e più ampia riforme o, in caso contrario, a una presa datto di quello che è il responso delle urne». Sono anni che si discute, senza nessun costrutto, di legge elettorale: ora basta, conclude Fini. |