Il Sole 24 Ore Online

Martedì, 8 dicembre 1998


Ppi , Udr, Verdi e Pdci critici sulla legge elettorale. Rinviato un vertice di maggioranza. Voto, è scontro Ds-alleati
Ma D’Alema minimizza: «Nessun pericolo per l’Esecutivo»
Fini: aspettare il referendum

di Franco Colasanti

ROMA — Il Governo non è a rischio: mentre la maggioranza si dilania in una discussione lacerante, Massimo D’Alema garantisce che la legge elettorale non prospetta nessun pericolo per l’Esecutivo. Da Lecce, dove si trova da domenica, il presidente del Consiglio ostenta sicurezza e non lesina gli aggettivi per tessere le lodi della maggioranza. Fingendo di dimenticare le grosse contrapposizioni che la dividono su tanti problemi, D’Alema la definisce addirittura «splendida» o «mirabile». Invita poi il Paese a utilizzare le sue energie per lo sviluppo e a liberarsi «dalla sua gabbia di paure». Spera che il Senato «non faccia saltare i conti sulla Finanziaria. E intanto fa sapere che il Governo di Centro-sinistra è pronto a «dare una mano» nel tentativo di individuare la soluzione più adeguata a risolvere la questione della riforma elettorale. Ma solo a richiesta, perché la riforma stessa, ricorda, non rientra nel suo programma.

Intanto nella coalizione lo scontro non s’attenua: i partiti minori sono più che mai irritati nei confronti dei diessini, tant’è che proprio dagli esponenti delle Botteghe Oscure, che nei giorni scorsi avevano lanciato l’idea d’un confronto fra tutte le forze della maggiorana, arriva un’assai più meditata decisione. Pietro Folena, coordinatore della segreteria ds, avverte che per il momento non è assolutamente il caso di programmare incontri. In queste condizioni, assicura, un vertice servirebbe soltanto a formalizzare una grave spaccatura.

Anche ieri sono arrivate severe critiche all’atteggiamento dei Ds. C’è soprattutto il timore (e il sospetto) che il partito di maggioranza relativa s’accordi col Polo "sulla pelle" del Ppi come dei cossuttiani, dei socialisti dei cossighiani e dei verdi: il doppio turno di collegio secondo il sistema francese, sostenuto dai Ds, non deve passare. In questa situazione, il Polo ha buon gioco a scaricare sulle divisioni della maggioranza le responsabilità per lo stallo in cui si trascina la riforma elettorale. Mentre punta con crescente decisione sul traguardo del referendum, perché ora Alleanza nazionale non è più sola a puntare su questo sbocco: anche Forza Italia si va infatti convincendo che non resta che questa strada.

Puntuale all’appuntamento con la stampa, il presidente del Consiglio ha rilevato ieri che, «referendum o non referendum», c’è la necessità di fare una buona legge elettorale, perché quella in vigore è comunque lacunosa e perché anche la consultazione popolare non è risolutiva, dal momento che il Parlamento dovrà in ogni caso intervenire. Fino alla decisione della Corte costituzionale, ogni discussione è del tutto prematura, avverte però il presidente del Consiglio. E quindi oppone un rigoroso riserbo sia sull’eventualità d’un reincarico a Oscar Luigi Scalfaro, sia sull’opportunità di elezioni subito dopo il referendum. In riferimento alla privatizzazione dell’Enel, poi, il capo del Governo si dice convinto che «con la separazione fra proprietà della rete e attività di produzione e distribuzione, si sono gettate le basi per una accelerazione del processo di privatizzazione».

A dispetto dell’ottimismo di D’Alema, però, gli alleati del Centro-sinistra continuano a incalzare: Clemente Mastella non si rassegna al rinvio del vertice di maggioranza e avverte che se non si mette d’accordo sulla riforma elettorale la coalizione potrebbe passare dei brutti quarti d’ora. Anzi, precisa il segretario dell’Udr, «se Veltroni continua così, la maggioranza rischia di non arrivare a mangiare il panettone di Natale». Il verde Mauro Paissan non è meno esplicito: «I Ds continuano ad andare avanti per conto loro alla ricerca d’un accordo col Polo. È una vecchia regola della politica: più uno perde voti più diventa arrogante». Cesare Salvi «usa un tono che comincia a essere insopportabile», conferma il popolare Antonello Soro.

E mentre un pallido sostegno ai progetti diessini di riforma sembra arrivare dalla Lega Nord, Gianfranco Fini invita a farla finita con le chiacchiere sulla legge elettorale e ad aspettare in santa pace l’esito del referendum antiproporzionale. Sempre nel presupposto che a metà febbraio venga ritenuto ammissibile dalla Consulta. Soltanto dopo, ripete il presidente di An, si potrà procedere a «dar vita, se possibile, a una nuova e più ampia riforme o, in caso contrario, a una presa d’atto di quello che è il responso delle urne». Sono anni che si discute, senza nessun costrutto, di legge elettorale: ora basta, conclude Fini.

 

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