Il Sole 24 Ore Online

Martedì 3 novembre 1998


Berlusconi invita a utilizzare il semestre bianco
per la legge elettorale, ma le coalizioni restano divise
Voto, partiti in ordine sparso
Salvi boccia le proposte Amato e Franceschini - Riunione dei capigruppo per le nomine parlamentari

di Luca Ostellino

ROMA — Dopo la lettera aperta al «Corriere della Sera», auspicando che, «nell’interesse del Paese», la maggioranza possa superare «divisioni e confusioni», Silvio Berlusconi rinnova la «sfida» a Massimo D’Alema e invita le forze politiche a utilizzare «il semestre bianco» per mettere a punto la riforma della legge elettorale, «perno della democrazia».

Sul sistema di voto, in effetti, le distanze e i contrasti tra i partiti della maggioranza sono ancora forti. È difficile però sostenere che dall’altra parte, e in particolare all’interno di Forza Italia, la situazione sia molto differente, quando, nello stesso giorno, due esponenti azzurri di spicco quali Franco Frattini e Giuliano Urbani annunciano scelte diametralmente opposte: il primo l’adesione al referendum antiproporzionale, e il secondo la volontà di dare vita a un comitato per il no al quesito. Nel confronto sulla legge elettorale, il referendum sta assumendo via via un’importanza sempre maggiore, aumentando, di conseguenza, le responsabilità della Corte costituzionale, che a gennaio dovrà deciderne l’ammissibilità. Una decisione che, ormai, ha assunto un significato politico determinante per l’esito della trattativa sulla legge elettorale. Dal giudizio della Consulta, sulla quale da ogni parte si stanno esercitando forti pressioni, dipende infatti la possibilità di escludere o meno dal dibattito parlamentare soluzioni che contemplino il mantenimento o il ritorno a ipotesi di tipo proporzionale.

«Vogliamo mettere alla prova D’Alema — ha spiegato ieri Berlusconi — e la reale volontà politica per fare una legge che porti a rappresentare in maniera esatta la volontà popolare, ma che garantisca la stabilità, il bipolarismo e restituisca lo scettro alla sovranità popolare soprattutto evitando il trasformismo e i brogli». Sulle riforme istituzionali, il leader del Polo ha ribadito che «la strada maestra è quella dell’Assemblea costituente». La legge elettorale rappresenta così «una sorta di pregiudiziale politica rispetto a qualsiasi ipotesi di riforma». «Se il Parlamento non la fa — ha sottolineato — dovremo fare i conti con il referendum antiproporzionale». L’apertura al dialogo, spiega il presidente dei deputati azzurri Bebbe Pisanu, nasce dalla necessità di andare al voto con nuove regole ed è limitata esclusivamente alla legge elettorale. La disponibilità di Forza Italia è anche conseguenza dell’incontro di mercoledì scorso tra Pisanu e il ministro per le Riforme Giuliano Amato. «C’è stata — sottolinea l’esponente azzurro — convergenza sulla disponibilità reale di riformare la legge elettorale e sugli obiettivi da raggiungere: una legge tesa a rafforzare il sistema maggioritario e il bipolarismo». Pisanu boccia però l’ipotesi di Amato per un doppio turno di coalizione abbinato all’elezione diretta del premier: «Vogliamo il dialogo ma solo sulla riforma elettorale. Non vogliamo prendere nessun altro impegno».

La proposta di Amato è respinta anche dai Democratici di sinistra che bocciano, per bocca del capogruppo al Senato Cesare Salvi, anche l’ipotesi del vicesegretario del Ppi Dario Franceschini di un turno unico con premio di maggioranza da ricavare dalla quota proporzionale. «Credo — ha detto Salvi — che le soluzioni buone siano due: l’elezione del premier con il doppio turno di collegio; oppure il semipresidenzialismo temperato della Bicamerale, con alcuni miglioramenti». Per i ds, comunque, il sistema elettorale preferibile resta il doppio turno di collegio alla francese, con limitata quota proporzionale per garantire diritto di tribuna ai partiti che non intendono partecipare al secondo turno. Anche se Salvi auspica una discussione interna al Centro-sinistra, che possa portare «a presentarsi al dialogo con l’opposizione da punti di vista non contrapposti», una convergenza appare al momento decisamente problematica. I Verdi accusano i Ds, fermi sul doppio turno di collegio, di ostacolare il dibattito tra i Poli e all’interno della maggioranza. Il capogruppo al Senato Pieroni è così pessimista sulla possibilità di trovare un compromesso «se la Quercia continuerà a mantenere il suo atteggiamento e a sconfessare il suo stesso ministro per le Riforme». E i popolari, con Renzo Lusetti, ripropongono «con convinzione l’idea del doppio turno di coalizione o la proposta Franceschini». Su queste basi, spiega Lusetti, «siamo disponibili a un serio confronto con le altre forze politiche, anche per scongiurare il referendum».

Intanto la maggioranza è anche alle prese con il problema delle presidenze delle Commissioni. Oggi i capigruppo di Camera e Senato si riuniscono per ricercare una soluzione. In ballo c’è anche una vicepresidenza della Camera, lasciata libera dal segretario Udr Clemente Mastella dopo l’ingresso nella maggioranza del suo partito. Il Polo la reclama e, in base ai numeri, esclude che questa possa andare alla Lega Nord.

 

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