la Repubblica

Sabato, 31 ottobre 1998


Si tratta sulla legge elettorale maggioranza senza accordo


ROMA - La decisione presa dai leader del Polo l'altro giorno di sottoporre alla maggioranza una proposta unitaria di riforma elettorale per un doppio turno di coalizione, un risultato l'ha già prodotto: accelerare fra i partiti di governo la ricerca di una posizione comune. Al di là delle intenzioni, il problema però è tutt'altro che di facile soluzione. Il centrosinistra, infatti, è diviso fra forze che sostengono il doppio turno di collegio (Ds, Udr e Ri) e quanti invece vorrebbero un doppio turno di coalizione (Popolari, Verdi e Comunisti). Non potendo ritrovarsi intorno ad un'unica proposta, si tratta di riuscire a mettere a punto almeno un atteggiamento comune per il confronto con l'opposizione, facendo i conti anche con posizioni trasversali come quelle della Lega (che nei giorni scorsi ha "aperto" al doppio turno di collegio).

Nella partita, che si aprirà a breve in Senato, è entrato in gioco anche il governo, con le dichiarazioni di D'Alema ("sono per il modello Sartori") ed i contatti già avviati dal ministro Amato fra le forze politiche. "Dobbiamo cogliere la disponibilità del Polo", osserva il vicesegretario ppi Dario Franceschini, "anche se la logica avrebbe voluto che il tema venisse affrontato insieme alle riforme costituzionali. È risaputo che nella maggioranza ci sono ancora grandi distanze sulle soluzioni da adottare, ma bisogna avviare un confronto nel centrosinistra per definire almeno una modalità di confronto con l'opposizione. Noi popolari nei prossimi giorni ci faremo parte attiva". Il Ppi non vuole nemmeno sentir parlare di doppio turno di collegio. "Lo sanno anche i muri", taglia corto Franceschini. "Non possiamo accettare un sistema che causerebbe la morte prematura del bipolarismo".

"Bisogna uscire dalla fase delle proposte astratte", replica il diessino Antonio Soda. "Abbiamo già depositato la nostra proposta che prevede il doppio turno di collegio. Siamo disposti a esaminare altre proposte, a condizione che garantiscano il bipolarismo e la stabilità di governo e la certezza della maggioranza". "L'unica cosa che non accettiamo", gli fa eco l'udr Roberto Manzione, "è il patto della crostata. Sul resto siamo disposti a ragionare, partendo dalle varie forme di doppio turno di collegio". Più cauto il diniano Ernesto Stajano: "Siamo partiti dal doppio turno di collegio, ma ve ne sono diversi tipi e stiamo approfondendo". Di tutt'altro tenore le dichiarazioni dei Verdi: "Viva Gianni Letta, viva la crostata", ironizza Mauro Paissan, "siamo per il doppuio turno di coalizione e lo difenderemo". "Il patto di casa Letta resta una buona base di discussione", rincara il comunista Tullio Grimaldi, "perché assicura stabilità e rappresentanza".

Sarà difficile conciliare posizioni così articolate. Ma anche nel Polo le divisioni non scherzano, con Fini schierato per il referendum maggioritario (o in alternativa per l'uninominale secca) e Berlusconi che il referendum preferirebbe evitarlo ad ogni costo. In ogni caso, avverte il Movimento per le riforme istituzionali, coordinato da Giuliana Olcese: "Il Parlamento è a rischio di delegittimazione se non riuscirà a produrre e a varare una riforma elettorale".


Fisichella: doppio turno con il premier designato


ROMA (a.lo.) - "I professori studiano sempre, è il loro dovere. E se si sentono scoraggiati e amareggiati dalle alterne vicende della vita, piuttosto che cambiare partito, dovrebbero tornare a fare i professori...". Domenico Fisichella lancia una frecciatina al "collega" Giorgio Rebuffa, in rotta con Forza Italia, e si ributta nella mischia ora che è tornato d'attualità il suo argomento preferito: le Riforme.

Il professore di An dice la sua che, più o meno, si può sintetizzare così. Primo: va rafforzato subito il maggioritario che c'è, soffocando le pulsioni proporzionaliste in circolazione; secondo: una volta cacciati i fantasmi (chissà quando, però) si "potrà anche discutere di doppio turno di collegio". Sì, per Fisichella, non è affatto un argomento tabù, "purché legato a riforme di portata più vasta come, ad esempio, la designazione popolare del primo ministro".

Senatore, in molti si aspettano da Giuliano Amato "il colpo d'ala" in materia di riforme. Lei cosa dice, ce la farà?
"Giuliano Amato è una persona di esperienza e di dottrina, sa muoversi a tutti i livelli, ma sa anche distinguere bene fra intenzioni e possibilità".

Cioè non ci sono le condizioni per la ripresa vera del dialogo?
"Per quanto riguarda le riforme costituzionali, definirei le attuali condizioni politiche ostative a una nuova trattativa. Diverso è il discorso per la legge elettorale, ma anche qui c'è un nodo delicato e pochissimo tempo a disposizione".

Parla del referendum.
"Sì, è un evento incombente, che condiziona fortemente la situazione. E' lì, dietro l'angolo. La Corte può decidere se è inammissibile o no. Più sono le forze politiche che si schierano a favore, più sarà difficile, per la Corte, escludere il referendum. Anche se, ovviamente, non mancano gli strumenti tecnici per ritenere che non ci siano le condizioni giuridiche per lo svolgimento del referendum".

Una lotta contro il tempo...
"L'unico modo di disinnescare il referendum, senza che una parte dell'opinione publica gridi allo scippo, è quello di approvare una legge coerente con lo spirito delle domande referendarie. In sostanza, non va bene qualunque riforma del sistema elettorale ma solo una riforma che "risponda" ai promotori dell'iniziativa".

Ci riusciranno le forze politiche?
"Non lo so. Un conto è parlare con i popolari, un conto con D' Alema, un altro conto ancora con l'Udr. C'è grande confusione sugli spalti della maggioranza".

Secondo lei qual è il punto d' incontro?
"Mi sembra praticabile l'ipotesi di estendere alla Camera il sistema attualmente in vigore al Senato, cioè un maggioritario a collegio uninominale, a un turno, con recupero proporzionale del 25 per cento in sede circoscrizionale. Questa non sarebbe un'operazione sbagliata. Eventualmente si può discutere sullo scorporo, si può pensare a una sua razionalizzazione, alla sua cancellazione. Questo fa parte del dialogo".

Basterebbe a disinnescare il referendum?
"Io credo che togliere la seconda scheda con lo scrutinio di lista sarebbe già un passo importante, troverebbe il gradimento dei referendari".

Se va male, sarà una vittoria di Di Pietro e la dimostrazione di una incapacità della classe dirigente, non le pare?
"Il referendum l'ha promosso anche Segni ed è appoggiato da una moltitudine di cittadini. La classe politica può salvarsi in corner, recependo le istanze referendarie oppure, a referendum celebrato, intervenendo con una buona legge che ricalibri l'esito del referendum".

Doppio turno di coalizione o doppio turno di collegio?
"Prima rafforziamo il maggioritario, poi se ne potrà parlare. Ma attenzione: il doppio turno di collegio è una scelta coerente solo con un certo sistema di governo".

Vale a dire?
"Penso alla designazione popolare del primo ministro".

 

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