Dall'eremo alle
Riforme ritorna il Dottor Sottile ROMA - Basta con la naftalina! Diamine, Eta Beta non è morto alla politica. E' vero che il Presidente Amato un giorno - proprio come il piccoletto alieno di Walt Disney - "si accasciò su un divano perchè era molto p-triste e sentiva molta p-nostalgia per i suoi p-genitori, e allora Topolino lo accompagnò all'ingresso di una caverna e da lì scomparve per tornare al suo mondo extra-terrestre". Ma oggi ha pur diritto di tornare sul pianeta-Italia. E basta pure con le tediose lezioni in quel meraviglioso eremo dei Colli Euganei, che si chiama Istituto Universitario Europeo, dove il Professor Amato se ne sta rinchiuso come un monaco trappista. A studiare testi di diritto. A vagheggiare un Paese ideale. A contemplare da una finestrella un orto reale, guarda caso di querce e ulivi, magari coltivando nel suo intimo l'ambizione di chissà quale "innesto" di radici, e non solo floreali. Oggi il Dottor Sottile ha tutti i numeri, per scendere dalle colline fiorentine. E per rimettersi al servizio della Grande Riforma, alla quale lavorò da sottosegretario nei mitici anni 80, sulla cresta dell'"onda lunga socialista". E insomma, basta pure con questa "sindrome da Luigi Facta", che un furibondo Craxi affibiò al Compagno Amato il primo febbraio del '93, quando da presidente del Consiglio si rifiutò di partecipare alla clamorosa chiamata alle armi dell'agonizzante "conducator" di Via del Corso, contro i giudici di Mani Pulite. Borrelli e Di Pietro stavano "uccidendo la democrazia", e preparavano il "nuovo golpe". E che faceva, l'ingrato premier che lui stesso, Bettino, aveva "creato" e alla fine "imposto" a Palazzo Chigi dopo la caduta dell'Andreotti VII? Si chiamava fuori. E dunque: "Quello è come Facta - gli urlò in faccia Ghino di Tacco, tra le rovine ormai fumanti della sua rocca - il presidente del Consiglio che non seppe opporsi al fascismo e alla marcia su Roma!". Oggi il cittadino Amato può scrollarsi di dosso quell'odioso anatema dell'uomo di Hammamett. Si può liberare, di quell'abbraccio mortale. Eta Beta, Dottor Sottile, Luigi Facta. Quante vignette e soprannomi, quanti trascorsi belli e brutti, quante critiche e autocritiche, nella parabola umana e politica di Giuliano Amato, che adesso, dopo lunga e pensosa quarantena, rientra in un governo. E per di più precettato e poi convinto da Massimo D'Alema, l'uomo con il quale ha discusso, ragionato e alla fine litigato per ricostruire qualcosa di solido, a Sinistra. E per di più sostenuto, e persino ben accetto da un signore di questi tempi parecchio schizzinoso, cioè Francesco Cossiga. Si erano piaciuti, nei primi Anni ' 90. Poi avevano avuto parecchi scontri. Dopo aver lasciato gli incarichi istituzionali avevano provato a ricombinare qualche cosa insieme, aggregando anche l'onnipresente Pannella, per tentare di costruire in laboratorio una "Cosa Rosa", presidenzialista e laico-liberal-socialista, poi abortita, tra accuse e invettive reciproche. Ieri, a sorpresa, il Picconatore ha emesso la sua benedizione ricordando per inciso che "buona parte delle proposte da me formulate nel vituperato messaggio alle istituzioni in Parlamento è stato ispirato, letto e corretto da Giuliano Amato". In realtà, il passato di Giuliano è comune a molti personaggi, e a diversi ideali. Al Psi di Lucca si era iscritto a 16 anni, nel '54, inseguendo la feconda utopia di Antonio Giolitti, "dissidente" ex- comunista dopo i fatti d'Ungheria. Bettino nell'83 se lo prese come braccio destro a Palazzo Chigi per quattro anni, nei quali Giuliano si meritò la fama di Dottor Sottile, preparando il piano della Grande Riforma istituzionale, mediando un giorno sì e un giorno no tra Craxi e De Mita. Ma è anche vero che il primo Amato - l'idealista che negli anni 60 riscriveva favolette con morale progressista per i figli Elisa e Lorenzo -- si lasciò convincere dalla "faccia buona" del craxismo. Quella modernista e riformista, che insieme a lui videro in parecchi, illusi, alla conferenza programmatica del Psi del 31 marzo '82, intitolata "Governare il cambiamento". La "poesia" di quel pensatoio riminese sboccò troppo presto nella "prosa" di Palazzo Chigi. Dieci anni dopo, nel maggio del '93, appena lasciato il governo e il Psi, Giuliano rivedeva così quella stagione dolceamara: "Mi sono avvicinato alla politica come consigliere del Principe. Producevo idee destinate alla testa di un altro. Poi, quando ho assunto quel ruolo politico io stesso, mi sono accorto che quel ruolo faceva interpretare le mie idee con secondi fini...". E i suoi nemici di ieri, o i suoi ex amici di oggi come De Michelis, Intini e via scivolando, potranno pure storcere il naso per il modo in cui lo stesso Amato si sdoganò dal "padre-padrone", nel marzo del '93, quando alla London School of Economics, in un inglese perfetto, disse "non penso che Craxi abbia un futuro politico". E nel pieno del disvelamento di Tangentopoli aggiunse: "Ritengo che ben poche persone erano al corrente delle cose che stiamo scoprendo adesso". E così, alla fine Eta Beta, Dottor Sottile, Luigi Facta - ricordatelo come più vi pare - ci consegna di se stesso l'immagine di un intellettuale di valore: capace di stupire, in positivo. E da laico, di fare profondi e discussi mea culpa e sulla morale, dicendo alle femministe "quanti sbagli abbiamo fatto sull'aborto", ma poi aggiungendo anche "ci vorrebbe una donna al Quirinale". L'immagine di un giurista fine e assai versatile, pur tra qualche evoluzione, tra il presidenzialismo appunto, il sostegno a Segni, le critiche alla legge elettorale. E di un politico preparato, autorevole, conosciutissimo e stimatissimo all'estero, amico di Kohl e Blair, di casa negli Stati Uniti. In fondo, sono anche l'onestà intellettuale, la critica mai gratuita, pure alla Sinistra radicale e conservatrice sul "Welfare State", anche ai sofismi livorosi e anti-socialisti della Cosa 2 di D' Alema, che fanno di Amato una risorsa. Se mai si faranno le riforme istituzionali in questo Paese, Eta Beta può tirarle fuori dai suoi calzoncini magici. |
Riforma
elettorale, Berlusconi apre ROMA - "Il doping? Ma qui il doping lo stanno facendo al paese. E bello forte anche". Le inchieste, il Milan, il calcio sono lontani dai pensieri di Silvio Berlusconi, impegnato in una dura battaglia contro "il governo clandestino e abusivo, fondato su una doppia truffa" che sta mettendo in piedi Massimo D'Alema. Con il presidente incaricato hanno parlato per quaranta minuti a Montecitorio. D'Alema gli ha ripetuto l'invito a tornare sui suoi passi sulle riforme e il Cavaliere risponde che va bene, si può discutere di legge elettorale, si può ripartire dall' accordo di casa Letta sul doppio turno di coalizione, che non esclude altre soluzioni. L'unico limite è che la nuova legge "non porti a una rappresentanza politica difforme rispetto al voto degli elettori: a una maggioranza di voto deve corrispondere una maggioranza in Parlamento". Ma, avverte Berlusconi, il centrodestra è pronto a riprendere la bandiera della Costituente. Questa volta, dice, con l'intento di modificare anche la prima parte della Costituzione, "che come sappiamo ebbe a modello la Costituzione sovietica". Progetti che si intrecciano con la dura opposizione che annuncia il Polo. Il Cavaliere continua a pensare che "non si possono non avere riserve sulla legittimità" del nuovo esecutivo, ma che si devono fare i conti con "un governo che la sinistra vuole di legislatura. Anche se pare difficile la convivenza tra chi fino a ieri si è insultato". Ma se durasse veramente? Berlusconi allora cerca di ritornare in gioco e conferma che si può parlare di legge elettorale. Certo, ripete, sarebbe meglio andare alle urne. Ma siccome "si procede in maniera antidemocratica", non si vuole votare, allora ripartiamo da quel "patto della crostata" di cui non c'è motivo di vergognarsi. Nel Polo però su questo tema non si parla la stessa lingua. Gianfranco Fini, infatti, prende molto su serio il D'Alema che dice: l'accordo di casa Letta era legato alle sorti della Bicamerale, caduta la commissione tutti tornano alle loro idee originarie. E Fini sa che il segretario ds pensa al doppio turno alla francese. Per questo il leader di An rilancia la vecchia proposta del Polo: turno unico maggioritario. E appoggia il referendum Segni-Di Pietro e la Costituente. Con buona pace delle incertezze del Cavaliere, preoccupato di doversi mettere al traino dell'ex pm. Una posizione che trova d' accordo anche i laici-liberali di Forza Italia che accusano Berlusconi "di inseguire ancora le farfalle del patto di casa Letta e di finire senza accorgersene nella rete di D'Alema e Cossiga". Deve pensare anche a questo il Cavaliere, ai problemi interni. E deve tenere d'occhio quello che succede fra gli alleati. Ieri Silvio Liotta, il deputato che lasciando Rinnovamento italiano ha affossato Romano Prodi, è approdato al Ccd di Casini. Un passaggio che potrebbe risultare affrettato se veramente si facessero il gruppo e il partito unico del centrodestra. Ma se sul primo punto tutti sembrano d' accordo, sul secondo si è aperto un vivace confronto nel partito di Fini. Adolfo Urso e Maurizio Gasparri spingono, vogliono accelerare i tempi. L'ala sociale del partito, Gianni Alemanni, Francesco Storace, Teodoro Buontempo, non ne vuole sentire parlare. E Mirko Tremaglia chiede la convocazione di un congresso straordinario. Urso, portavoce del partito, dice che bisogna andare avanti e a chi gli fa notare che Fini è prudente, frena, risponde: "Io no. Eravamo nella stessa situazione quando si decise la svolta di Fiuggi. Allora il 90 per cento del partito era contrario. Adesso al partito unico si opporrebbe solo il 10 per cento". Il leader di An parla solo a tarda sera, e lo fa in termini liquidatori: "Si tratta di un dibattito abbastanza astratto". Bisognerà vedere, se ne riparlerà a tempo e luogo debito. |