In gioco la legge elettorale ROMA - Nebbia fitta sul Colle. Può anche darsi che entro martedì, terzo e ultimo giorno di consultazioni, la coltre compatta che in queste ore avvolge presente e futuro del governo svanisca. E Scalfaro abbia così le idee più chiare sulla coalizione possibile e sull'uomo che dovrà guidarla. Oggi tocca ai gruppi minori (tra questi i due comunisti e l'Udr di Cossiga: essenziali al nuovo governo), domani saliranno al Quirinale le delegazioni dei partiti maggiori, a partire dalle due contrapposte coalizioni elettorali, Ulivo e Polo. Per quel momento le attuali incertezze potrebbero essersi diradate. Anche perché già oggi il capo dello Stato dovrebbe sentirsi con Prodi, per un ultimativo chiarimento sulla disponibilità del presidente uscente. Scalfaro cerca un governo per l'economia (che ottenga il timbro parlamentare sulla Finanziaria di Prodi, accompagni l'esordio dell'euro, sorvegli le tempeste valutarie internazionali) e per la riforma elettorale. Un passaggio che il muro-contro-muro parlamentare, col governo sconfitto per un voto appena, ha reso urgente, indifferibile. Il presidente è alla ricerca quindi d'una maggioranza disposta a sottoscrivere quest'obiettivo, d'un premier in grado di garantirlo. Risolutive le prossime quarantott'ore. La domenica appena trascorsa ha appesantito il lavoro del Quirinale, aggiungendo nuove incompatibilità alla fitta ragnatela di veti e niet tattici, finalizzati a inceppare le contrapposte strategie. Pausa di riflessione nella prima tornata d'incontri in calendario (per raffreddare gli animi e avvicinare le posizioni), la giornata festiva ha portato Scalfaro a Strà di Valtidone, presso Piacenza. Una messa per la pace nel mondo (a poche ore dalla decisione italiana sulla spedizione militare in Kosovo) e un ricordo per i caduti civili della guerra e le vittime della violenza. Mentre sta per partire la due- giorni d'incontri, filtra dal Quirinale una sola indicazione forte. Dalla confusa debolezza dell'attuale momento il presidente ha tratto la certezza che il prossimo governo (e il suo presidente) dovranno appunto andare oltre l'emergenza economica. Certo, questa è la prima crisi politica nella nuova stagione dell'euro (cinque mesi dopo l'ingresso italiano, a tre mesi dal suo formale avvio), moneta unica che riduce la sovranità politica dei suoi aderenti. E infatti l'identikit del nuovo premier dovrà anzitutto rassicurare il mondo dell'economia, e soprattutto il contesto internazionale. Un nome solido, di provata credibilità. Ma, tecnico o istituzionale che sia, un governo a termine (otto mesi, un anno o anche più: elezioni anticipate nella seconda metà del '99 sembrano ineluttabili) dovrà anche porsi l'obiettivo di rivedere e completare la legge elettorale di cinque anni fa, effetto del referendum Segni. Per uscire da quello che vien definito l'attuale "circuito infernale" di piccoli numeri e grandi poteri che paralizzano una democrazia e la sua economia nella competizione internazionale. E' l'unica riforma istituzionale che può passare con maggioranza semplice, senza il doppio passaggio parlamentare. Un anno può bastare. Un anno, più o meno il margine di vita che potrebbe avere il governo in cantiere. Subito dopo elezioni anticipate. |