Il Sole 24 Ore Online

Giovedì, 29 ottobre 1998


Legge elettorale, si parte da 8 Ddl
Andranno all’ordine del giorno al Senato

di Luca Ostellino

ROMA — Il caotico dibattito sulla riforma della legge elettorale appare sempre più condizionato dal responso che a gennaio la Corte costituzionale darà in merito all’ammissibilità del referendum Segni, che ieri ha raccolto l’adesione di Romano Prodi e del Movimento per l’Ulivo. Mentre si discute se attendere i risultati del quesito o tentare di mettere mano da subito alla riforma del sistema elettorale, l’esame della nuova legge potrebbe partire dalla commissione Affari costituzionali del Senato, il cui presidente Massimo Villone ha annunciato di volere mettere all’ordine del giorno le otto proposte di legge sul sistema di voto che giacciono in Parlamento.

Nel corso della Direzione del partito, ieri Massimo D’Alema ha ribadito che il Governo intende promuovere la riforma della legge elettorale senza però presentare un proprio progetto. Il modello preferito resta il maggioritario uninominale a doppio turno, secondo la proposta di Giovanni Sartori, dal momento che la legge attuale, a un turno, «è assolutamente incapace di limitare la frantumazione». Riferendosi al patto di casa Letta, il doppio turno di coalizione, il presidente del Consiglio ha spiegato che «era ed è giusto prendere le distanze dall’idea di una legge fatta esclusivamente per liquidare la Lega Nord» e ha raccolto l’apprezzamento del Carroccio. Il doppio turno di coalizione, spiega Roberto Maroni, è infatti l’unica ipotesi di legge elettorale che la Lega respinge a priori. La soluzione che il Carroccio preferisce è quella che risulterebbe dal referendum Segni, ma Maroni non esclude di potere prendere in considerazione altre proposte, tra le quali lo stesso doppio turno di collegio, di cui non ha mai nascosto di essere un estimatore.

Tra le forze politiche della maggioranza le posizioni sono contrastanti. All’interno dell’Udr, spiega il presidente Rocco Buttiglione, convivono proporzionalisti e maggioritari. Per questo si è aperta una «fase di riflessione», che coinvolge non solo la scelta della legge elettorale ma anche le ipotesi di riforma del quadro istituzionale. I comunisti di Cossutta sono invece contrarissimi al doppio turno di collegio e chiedono di riprendere la discussione dal patto di casa Letta. I verdi, per bocca di Maurizio Pieroni, bocciano senz’appello il modello di riforma elettorale auspicato da D’Alema e rilanciano su scala nazionale la legge per i sindaci (con l’indicazione del premier sulla scheda e il premio di maggioranza per la coalizione vincente): «Il doppio turno di collegio? Ci piace come un cavolfiore può piacere a un gatto». Nonostante gli sforzi di Antonio Di Pietro, che ha raccolto le firme proprio per la proposta di legge sul doppio turno di collegio, le possibilità reali di una convergenza della maggioranza sul sistema francese sembrano quindi ancora lontane.

Sul fronte opposto, mentre la posizione di An è chiara, le difficoltà di Forza Italia sono emblematicamente rappresentate dalla contemporanea adesione di Franco Frattini al referendum Segni e l’annuncio di Giuliano Urbani, intenzionato ad aprire un comitato per il no al quesito. Ieri Gianfarnco Fini ha ribadito che An sceglie il referendum e poi, dopo che il voto popolare avrà spazzato le tentazioni di ritorno al proporzionale, si potrà parlare di che tipo di maggioritario, compreso il «modello Sartori». «Il referendum — spiega — è prioritario. Anche la proposta Sartori è una delle ipotesi possibili, però intanto accertiamo con il quesito se c’è la richiesta popolare di rafforzare il maggioritario. Una volta che questo è un dato acquisito, che il maggioritario è confermato a furor di popolo, si può vedere quale tipo di opzione scegliere».

 

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