Il Sole 24 Ore Online

Martedì, 13 ottobre 1998


Le riforme vero nodo della crisi
di Ilvo Diamanti

Di una democrazia responsabile, maggioritaria e competitiva. Domande che la maggioranza dei cittadini avevano sollevato con forza, a più riprese, a partire dalla rottura della Prima Repubblica nel 1992-93. E che i principali attori politici in questi anni hanno sostenuto. Ma che dopo sette anni risultano ancora largamente irrealizzate.

Va detto, peraltro, che le ipotesi che si affacciano in queste ore sembrano andare in tutt’altra direzione. La formazione dei nuovi Governi, tecnici o istituzionali, di cui si vagheggia, potrebbe, cioè, veicolare nuove tentazioni "proporzionali". Alcuni aspetti del sistema politico, in particolare, alimentano questo dubbio.

La centralità assunta da soggetti politici che mirano a destrutturare l’attuale "bipolarismo". Anzitutto, l’Udr, che ha avuto un ruolo di regìa in questa turbolenta crisi. Il suo leader, Cossiga, per vocazione culturale, privilegia una prospettiva "bipolare"; mentre l’interesse politico lo induce verso la logica "proporzionale". Con il fine di riaggregare l’arcipelago centrista. Attraendo i Popolari e Rinnovamento, da sinistra. Il Ccd e Forza Italia, da destra. In nome del bipolarismo fra centro popolare e sinistra socialdemocratica.

Quindi, la Lega Nord, oggi in difficoltà e "miracolata" da questa crisi di Governo, che potrebbe restituirle un ruolo importante, in un Parlamento dove gli equilibri tra schieramenti si misurano in termini di pochi voti. E Bossi, nei giorni scorsi, ha esplicitamente dichiarato l’intenzione di far pesare questa nuova, insperata, occasione. Offrendo il suo sostegno a formule di Governo «utili a rafforzare il Nord». In altri termini: a garantire alla Lega Nord spazi di rappresentanza e riconoscimento. Anzitutto scoraggiando leggi che improntino eccessivamente il sistema in senso maggioritario e bipolare.

Entrambi i soggetti, Bossi e Cossiga, inoltre, condividono un comune bersaglio: Forza Italia (e Berlusconi). Che, per la Lega Nord, è un concorrente; per l’Udr un freno alla riaggregazione del Centro.

La frammentazione ulteriore del sistema politico. Soprattutto nell’area di Centro-sinistra: dove la crisi dell’Ulivo e del governo Prodi fa sentire più soli e vulnerabili i piccoli partiti dell’area centrista, mentre la scissione di Rifondazione rischia di sbriciolare anche la sinistra.

Le tentazioni proporzionali, inoltre, potrebbero, nel prossimo anno, trarre alimento da alcune scadenze istituzionali molto importanti: l’elezione del Presidente della Repubblica, che diverrebbe oggetto, nell’attuale Parlamento, di una complessa trama di scambi e negoziati; le elezioni per il Parlamento europeo, che si svolgono con il metodo proporzionale e potrebbero, per questo, dare visibilità a soggetti e progetti sin qui soltanto evocati (come il "centro popolare").

Ne esce un quadro in cui sono molti i soggetti che hanno interesse da un lato, ad allungare i tempi del confronto elettorale; dall’altro a inibire qualsiasi progetto che renda più forte la logica maggioritaria. A partire dal referendum per l’abolizione della quota proporzionale, che potrebbe svolgersi nella primavera prossima. Sempre che la Corte costituzionale e, appunto, il Parlamento non intervengano.

Da qui il mio disagio. Temo, cioè, di assistere a una riedizione dei "governi balneari", cui nella Prima Repubblica si ricorreva, per trascorrere l’estate, in attesa di riaggiustare gli equilibri tra partiti e correnti. Un "governo invernale", piuttosto che tecnico o istituzionale, che veda coinvolte in posizione centrale forze politiche interessate, per lo più, a ritagliarsi spazi di interdizione o di sopravvivenza; a allontanare la "rischiosa" prospettiva di elezioni anticipate; trovando, così, il modo di interferire su eventuali ipotesi istituzionali che possano rafforzare la democrazia maggioritaria; per accentuare, semmai, le spinte al proporzionale.

Per evitare questa prospettiva, allora, meglio essere molto chiari: non ci serve un Governo qualsiasi. Non abbiamo bisogno di un "Governo per l’Europa", che raccolga consensi eterogenei e trasversali in nome dell’emergenza, ma di un "Governo per l’Italia" tra forze politiche che, oltre al rispetto degli impegni economici e finanziari già fissati, garantiscano e condividano almeno l’obiettivo minimo di una riforma elettorale chiaramente maggioritaria. Senza questa garanzia, molto meglio andare a votare. Sperando che agli elettori il compito di semplificare la rappresentanza politica riesca meglio che a questo Parlamento.

 

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