Comunque meglio del Mattarellum Per valutare se gli effetti del referendum elettorale saranno buoni o cattivi è opportuno disporre di un punto di riferimento. Questo punto è offerto dalla legge elettorale vigente. Mattarella si affanna a dichiararla ottima argomentando che sia nel 1994 che nel 1996 avrebbe prodotto conseguenze positive: bipolarismo e immediata traduzione dellesito del voto nella nomina del primo ministro. In sostanza, secondo la difesa dufficio di Mattarella non ci sarebbe bisogno di una nuova e almeno parzialmente diversa legge elettorale per promuovere la governabilità, cioè la stabilità dei governi e la loro efficacia decisionale. Purtroppo, le cose non stanno affatto così e che la sua legge elettorale del 1993 non sia proprio perfetta, ma molto perfettibile, è Mattarella stesso a denunciarlo avendo depositato a fine maggio il disegno di legge che discendeva dai principi del famigerato ordine del giorno votato dalla Bicamerale. Anzi, sarà bene ricordare che il referendum elettorale ha proprio preso le mosse dal timore che la legge elettorale vigente venisse non perfezionata dal Mattarellum 2, ma peggiorata. Incidentalmente, nel 1994 la legge Mattarella non produsse nessuna maggioranza al Senato e non garantì affatto la governabilità poiché, colpi di Stato democratici a parte, il governo Berlusconi durò poco e non riuscì a governare proprio per leterogeneità delle sue coalizioni a due corpi. Nel 1996, lUlivo ottenne la maggioranza al Senato, ma non alla Camera dove, come è visibilissimo, dipende dai sogni e dai sospiri di Bertinotti. La stabilità del governo Prodi è un bene che per lo più viene tutelato a scapito dellefficacia decisionale e del riformismo. Dunque, la legge vigente non è buona, ma ha finora operato in maniera fortunosa. Con i referendum abrogativi si fa quel che si può che, qualche volta, è parecchio. Tanto per cominciare si consente ai cittadini di esprimersi il che, in generale, è cosa buona. Si consente anche ai politici che vogliano capire di capire, ad esempio, che esiste non poca insoddisfazione nei confronti del modo con cui politici e partiti hanno fatto funzionare e poi fallire la Bicamerale. Infine, con il voto referendario si ottiene un esito, qualche volta, purtroppo, affidato per la sua traduzione legislativa concreta al Parlamento. Sarà lesito, vale a dire leliminazione della seconda scheda per il recupero proporzionale alla Camera e lelezione dei migliori secondi piazzati nei collegi uninominali, preferibile al Mattarellum vigente? La risposta deve tenere conto di alcuni elementi che il dibattito ha finora trascurato. Il primo elemento è che, sapendo che anche i migliori secondi piazzati potranno essere eletti, vi sarà un effetto di incentivazione a scegliere bene tutti i candidati. Scegliere bene potrebbe voler dire anche fare ricorso alle primarie, quindi facendo partecipare i cittadini e aprendo maggiormente i canali di reclutamento dei parlamentari. Il secondo elemento è che non ci sarà più quella strana competizione fra liste che, aggregate in coalizioni nei collegi uninominali, si combattono per ottenere un più elevato recupero proporzionale. Certo, non sarà il nuovo sistema elettorale a ridurre il tasso di eterogeneità e di litigiosità delle coalizioni elettorali, ma nulla consente di affermare, come fa lonorevole Giuliano Urbani, che esse saranno necessariamente più composite e più litigiose di oggi. Questo dipenderà dai dirigenti politici e dalla loro politica delle alleanze sapendo che maglie troppo larghe si pagano con minori capacità di Governo. Quanto alla frammentazione partitica non sarà automaticamente né ridotta né aumentata dalla nuova legge elettorale: per contenerla basterebbe, come è perfettamente noto, operare sui regolamenti parlamentari e sul finanziamento dei partiti. Tuttavia, se tutti i candidati di una coalizione si presentano sotto un unico simbolo, sarà molto più probabile che manterranno una sana disciplina di coalizione e cesseranno di riferirsi a quelle pallide identità di partito che servono soltanto per giustificare lesistenza di vecchi e nuovi particolarismi e di avidità di posti. In definitiva, il referendum elettorale promuoverà qualche miglioramento nella dinamica politico-elettorale italiana e offrirà un esito superiore sia a quello della legge vigente che del Mattarellum 2. Comunque, chi dei parlamentari rimanesse giustamente insoddisfatto anche degli esiti così conseguibili, ha già a sua disposizione un altro strumento. Infatti, il disegno di legge di iniziativa popolare del senatore Antonio Di Pietro, che ha raccolto più di 350mila firme, consente ai parlamentari di scrivere una buona legge elettorale a doppio turno di collegio. Accompagnato dallelezione diretta del presidente della Repubblica, dotato di qualche potere esecutivo, che la Bicamerale aveva approvata e che nel giubilo dei non-riformatori è caduta con il fallimento della Commissione, il doppio turno di collegio ha consentito e favorito la trasformazione del sistema politico, partitico, istituzionale più simile a quello italiano, cioè la Quarta Repubblica francese, in una Quinta Repubblica funzionante e governata. Potrebbe servire anche in Italia a chiudere bene la lunga, tormentata e poco produttiva transizione. |