Il Sole 24 Ore Online

Mercoledì, 29 luglio 1998


Gli azzurri scioglieranno le riserve solo in autunno, ma
150 parlamentari del Centro-destra oggi incontrano Segni
Sui referendum Berlusconi sceglie il rinvio

di Luca Ostellino

ROMA — Silvio Berlusconi prende tempo e rinvia all’autunno ogni decisione di Forza Italia sul referendum Segni per l’abolizione della quota proporzionale. In ogni caso, spiega il presidente forzista, è il partito che deve decidere: «Io non mi sono pronunciato perché si tratta di un problema che non ricade nella libertà di decisione del leader, devono essere gli organi statutari di Forza Italia a esprimersi». Per conquistare il sostegno dell’intero Polo, Mario Segni ha intanto chiesto ai 150 parlamentari del Centro-destra che hanno firmato e appoggiato attivamente il referendum di partecipare oggi a una riunione «strategica». Sul fronte opposto, l’area «ulivista» dei Ds ha deciso di convocare oggi a Botteghe oscure una conferenza stampa per «chiarire alcuni punti politici fondamentali emersi nei giorni scorsi», dal referendum elettorale, «unica vera iniziativa politica degli ultimi mesi», alla costituente dell’Ulivo, altro punto di contrasto con il segretario Massimo D’Alema.

A testimonianza dell’importanza che il referendum antiproporzionale ha ormai assunto e di quanto possa diventare determinante per il futuro del quadro politico, Berlusconi ha affidato a un gruppo di esperti neutrali il compito di analizzarne gli effetti. Sulla base dei risultati di questo studio, valuterà se rispondere positivamente all’appello di Gianfranco Fini, che ha chiesto agli alleati di appoggiare senza esitazioni il quesito. Il leader di An è stato duramente criticato dal presidente dei senatori del Ppi Leopoldo Elia per avere «intimato» alla Corte costituzionale di non bocciare il referendum. Intimazione giudicata «inammissibile» da Elia, per il quale Fini ha «superato i limiti».

Alla trasversalità che ha caratterizzato il comitato promotore del referendum corrisponde ora un’analoga trasversalità all’interno dei due Poli, nei quali la discussione è aperta e assume toni spesso molto accesi. Sia nel Polo che nell’Ulivo, e in alcuni casi così all’interno di uno stesso partito delle due coalizioni, sul referendum convivono posizioni diametralmente opposte. Tra i sostenitori del quesito, si vanno poi sempre più delineando le due anime: quella favorevole al doppio turno di collegio, che appartiene alla sinistra, e quella per il turno unico, presente nel Centro-destra. Il segretario del Ccd Pierferdinando Casini ha invitato il Polo ad approfondire il tema e a mettere a punto una linea comune. Dentro Forza Italia Alfredo Biondi ha criticato Giuliano Urbani, da sempre contrario al referendum, e ha invitato Berlusconi a raccogliere la richiesta di Fini.

Si discute anche nel partito della Quercia. Claudio Petruccioli contesta la posizione di D’Alema contraria al referendum: è «un segno di sbandamento» e ricorda al segretario del suo partito che «il referendum c’è» e che la Bicamerale «non ha concluso nulla».

Intanto, sul fronte delle riforme, Regioni e Confindustria hanno deciso di istituire un tavolo di «consultazione permanente» con l’obiettivo di riorganizzare le istituzioni territoriali e portare avanti il processo di federalismo amministrativo. Un protocollo di intesa è stato firmato dal presidente degli industriali Giorgio Fossa e dal presidente della Conferenza delle Regioni e della Toscana Vannino Chiti.

 

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