I referendari tagliano il
traguardo ROMA - I membri del comitato promotore del referendum per l'abolizione della quota proporzionale nella legge elettorale hanno consegnato ieri mattina in Cassazione le firme raccolte in tre mesi di campagna: sono 687mila e oggi, ultimo giorno valido per il deposito, potrebbero arrivare a 700mila. Si tratta di un risultato che va al di là delle più rosee aspettative di molti leader referendari, certi di raggiungere il quorum richiesto di 500mila firme, ma non di superarlo con un margine così ampio. Partita in sordina, fra lo scetticismo generale, la raccolta ha subito una crescita progressiva e costante. Dalle 25mila firme della prima settimana, si è passati a 30mila la seconda, 35mila la terza e 50mila la quarta. L'impennata, che ha portato a raggiungere le 100mila firme a settimana, ha coinciso con il definitivo affossamento della Bicamerale. Il Centro-sud è stato il "bacino" più generoso, con la punta di circa 100mila firme della Campania. Alla consegna di ieri mattina hanno partecipato i principali esponenti del comitato promotore, il presidente Mario Segni, Antonio di Pietro, Achille Occhetto, Luigi Abete, Willer Bordon, Claudio Petruccioli, Antonio Martino, Adolfo Urso, Giuseppe Calderisi e l'organizzatore della macchina referendaria Maurizio Chiocchetti. "Una giornata bella, anzi bellissima non solo per noi, ma per tutto il Paese", sottolinea Segni. "Inizialmente avevo qualche timore sulla possibilità di farcela - confessa Occhetto, ricordando che il risultato è stato raggiunto senza avere avuto alle spalle alcun partito - ma presto mi sono convinto del contrario". Per l'ex segretario del Pds l'iniziativa dei cittadini vale quanto quella del Parlamento, e lo dimostra il fatto che "senza referendum, dal divorzio all'aborto fino alla legge elettorale, in Italia non si sarebbe mai fatto nulla". Abete, tra i più impegnati nella raccolta delle firme, è raggiante: "Definire strepitoso il successo dell'iniziativa è usare un termine riduttivo". Nella giornata di festa del comitato promotore c'è spazio anche per l'ennesima polemica tra Di Pietro e i referendari del Polo. "Questo è il referendum dei cittadini, portato avanti grazie all'impegno fondamentale, quasi totalizzante, dell'Italia dei valori", ha sostenuto l'ex Pm rivendicando al suo movimento il successo della campagna per il quesito antiproporzionale. In una conferenza stampa i referendari del Polo, soddisfatti per l'esito della campagna, hanno però preso le distanze da Di Pietro: "Va detto con molta chiarezza - ha spiegato Calderisi - che l'appropriazione indebita di Di Pietro è in contrasto con le finalità del referendum. Occorre riformare la politica, non consegnare il Paese all'antipolitica". Se il referendum "si identificherà con Di Pietro", ha aggiunto, una gran parte del Paese che è favorevole al maggioritario "non potrà comunque riconoscersi in quel referendum". |