La Stampa

Venerdì, 19 giugno 1998


Quercia divisa sulla proposta-Passigli anti Di Pietro
Referendum, Occhetto contro D'Alema
L'ex segretario: è un trabocchetto da Prima Repubblica.
Oggi la direzione dei Ds deve scegliere

ROMA. Oggi Massimo D'Alema dovrebbe chiedere alla direzione del suo partito di pronunciarsi con un voto sull'opportunità di aprire la campagna di raccolta delle firme per il referendum Passigli. Il leader diessino, prima di prendere questa decisione, si è consultato con gli altri alleati della maggioranza, ottenendo il "sì" di popolari e verdi e la non ostilità dei socialisti di Boselli. Ma la partita che D'Alema vorrebbe giocare è ugualmente molto difficile. E ieri sera, il leader dei Ds ha incontrato a Botteghe Oscure sia il vice presidente del consiglio Walter Veltroni, che il capogruppo alla Camera Fabio Mussi.

Come riuscire a trasformare questo referendum in un'iniziativa dell'Ulivo quando il suo leader, Prodi, e uno dei suoi esponenti di maggiore spicco, Veltroni, nutrono una certa freddezza nei confronti di questa iniziativa?

Sono tiepidi, il presidente del Consiglio e il suo vice, che non vorrebbero impegnare la coalizione in una battaglia di questo genere. Ma anche dentro la Quercia le cose si rivelano tutt'altro che facili per il segretario: l'ala ulivista si oppone al quesito Passigli ed è favorevole al referendum anti-proporzionale, personaggi come il capogruppo alla Camera Fabio Mussi sono prudenti, e la sinistra, pur essendo contraria all'altra iniziativa, quella Segni-Di Pietro, appare cauta. Il documento dalemiano, quindi, potrebbe essere ammorbidito, sfumato, reso più ambiguo, onde evitare la spaccatura del partito. La disponibilità al compromesso traspare nelle parole di Pietro Folena il quale spiega che i diessini favorevoli all'altro referendum (quello Segni) non "verranno sconfessati", e aggiunge: "Non vedo i rischi di sovrapposizione tra i due referendum".

Però D'Alema nutre anche il timore che Segni e Di Pietro raccolgano le firme necessarie (per ora sono a quota 330 mila), mettendo la Corte Costituzionale in difficoltà: sarebbe difficile cassare per l'ennesima volta un referendum elettorale.

Comunque la componente ulivista dei Ds non ha la minima intenzione di restare a guardare quel che fa D'Alema. Si era già capito l'altro ieri con l'altolà di Claudio Petruccioli. E il giorno dopo, alla vigilia della riunione della direzione (a cui peraltro non parteciperà) Achille Occhetto invia ai compagni di partito un messaggio chiaro, invitandoli a non approvare la proposta di D'Alema. A giudizio dell'ex segretario della Quercia il quesito Passigli è un po' come quei "trabocchetti da prima Repubblica: gli stessi che fecero dire che era meglio andare al mare che votare il referendum".

Già, perché i sostenitori dell'iniziativa referendaria di Segni sono convinti che quella di Passigli sia una manovra, un alibi che permetterà alla Corte Costituzionale di bocciare il quesito contro la proporzionale. E alcune parole sfuggite a Folena sembrerebbero quasi confermare questa tesi. Dice infatti il dirigente diessino: "Non credo che si dovranno votare tutti e due i referendum".

L'appello di Occhetto, comunque, difficilmente potrà rimanere inascoltato. "Se la direzione accogliesse la presa di posizione del segretario - osserva l'ex leader - lo considererei un fatto veramente provocatorio: non volto a favorire la ripresa della stagione riformatrice ma a fare pressione sulla Corte Costituzionale. Si assuma almeno una posizione di neutralità". L'invito del predecessore di D'Alema non viene fatto cadere nel vuoto da Mussi, che avverte: "Bisognerà tener conto di tutte le posizioni. A partire da quelle di personalità autorevoli come Occhetto". Che farà dunque l'attuale segretario della Quercia? Ingaggerà battaglia, o piuttosto abbraccerà il referendum Passigli secondo modalità non troppo vincolanti per il suo partito?

Mentre i ds si arrovellano sui loro dubbi referendari, anche nel Polo sorgono dubbi e preoccupazioni. Più di cento esponenti del centro-destra, insieme a parlamentari dell'Udr e di Ri, in un appello, sostengono che Di Pietro "strumentalizza" il referendum "antiproporzionale". In questo "manifesto" i rappresentanti di Fi e An chiedono a Berlusconi e Fini di appoggiare l'iniziativa per toglierla di mano all'ex pm. Ma Di Pietro respinge ogni accusa: "Io - dice - non danneggio niente, faccio un gioco di squadra per superare l'obiettivo". [r. r.]

 

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